mercoledì 7 maggio 2014

TARKNA, LA MADRE DELL'ETRURIA





Le radici di una delle civiltà più misteriose della storia, in una terra ricca di quella bellezza che i millenni regalano e del fascino che nasce dalle leggende.
L'antica città etrusca di Tarquinia, Tarkna in origine, Tarquinii per i latini, nel cuore della Tuscia viterbese tra colline e mare, fu fondata secondo il mito da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, mentre arava il proprio campo non lontano dal fiume Marta. "Da un solco appena aperto dall'aratro", si legge nella guida ufficiale della città, "balzò un essere divino, fanciullo nell'aspetto e vecchio nella saggezza, Tagete, che rivelò agli etruschi la disciplina della propria religione. Tarchon raccolse la disciplina nei libri che chiamò tagetici e tracciò con l'aratro, intorno al luogo del prodigio, il perimetro della città che fu sacra al popolo etrusco".
La storia del territorio su cui nasce Tarkna inizia però molto prima di Tarconte. Le prime testimonianze archeologiche infatti risalgono "all'età del bronzo finale, XII secolo a.c., anche se solo a partire dall' VIII Tarquinia sarà ritenuta 'grande e fiorente' (Dionigi di Alicarnasso) e 'la più ricca d'Etruria' (Cicerone)". Nel VI e V secolo a.c. Tarkna vive il momento di massima prosperità, arrivando a dominare fino al lago di Bolsena e sviluppandosi economicamente e culturalmente.
Poi inizia l'ascesa di Roma, che nel III secolo a.c. la conquista definitivamente. "Nel tardo periodo imperiale la decadenza divenne inarrestabile e nell'alto medioevo il pianoro della Civita", luogo originario su cui sorse Tarquinia, "si spopolò, finché nell' VIII d.c. la sede episcopale fu spostata nella vicina Corneto", il nome che la città madre dell'Etruria mantenne fino al XIX secolo, prima di tornare ad essere Tarquinia nel 1922.
Un luogo di immenso valore culturale, di sconfinata bellezza, dal 2004 patrimonio Unesco, a pochi chilometri da Roma. 3000 anni di storia, dal Museo Nazionale Etrusco di palazzo Vitelleschi che ospita, tra gli altri capolavori, l'altorilievo dei "Cavalli Alati", simbolo della città, fino ai 19 ipogei accessibili nella necropoli di Monterozzi, poco fuori dalle mura medievali. All'interno di queste le splendide torri che ricordano S. Gimignano e molte antiche chiese.
L'antica Tarkna, tesoro inestimabile da cogliere con la curiosità degli occhi e la sensibilità dell'anima, da ammirare, proteggere e tramandare. Un lembo dell'anima vera del nostro Paese.



Necropoli di Monterozzi, Tarquinia - Tomba dei Leopardi

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