lunedì 28 dicembre 2015

IL TEMPIO DEI PORTOGHESI ALL'OMBRA DEL GRANDE ORGANO




Il Giubileo della bellezza e dell'arte si celebra a Roma da sempre ogni giorno, senza nulla togliere ai riti degli Anni Santi indetti dai Pontefici. Un immenso inno alla cultura e alla storia diffuso su tutto il territorio dell'Urbe e rappresentato fisicamente dai luoghi delle radici millenarie di Roma.
La chiesa di S. Antonio in Campo Marzio, anche conosciuta come Sant'Antonio dei Portoghesi, il tempio della comunità lusitana della Capitale a pochi passi dall'Ara Pacis, conserva il proprio accecante splendore per la gioia di coloro che, visitatori spinti dalla curiosità al di fuori dei classici itinerari del turismo di massa, desiderino addentrarsi lungo i sinuosi e affascinanti vicoli nel cuore della Città Eterna: scrigni inaspettati e lontani dal clamore, spesso, che celano tesori unici e sorprendenti.
È la storia di una piccola chiesolina dedicata a S.Antonio Abate e risalente al 1118, sotto il pontificato di Gelasio II, ottenuta dal Cardinale Antonio Martins De Chaves quando questi istituì in Campo Marzio un ospizio, nel 1440.
Il muniscolo edificio sacro ben presto risultò troppo umile e modesto per rappresentare la grande monarchia lusitana. Così, a partire dal 1638, i portoghesi di Roma ritennero doveroso ampliare la struttura per renderla consona alla potenza di uno dei più grandi Paesi d'Europa.
All'interno della struttura a croce latina a cui si accede dopo aver apprezzato la monumentale facciata barocca, la vista viene subito rapita dall'imponente organo a canne impiegato, oltreché per il regolare servizio liturgico, anche per rassegne organistiche di carattere internazionale. È meraviglioso perdersi tra i colori dei marmi preziosi e lo sfarzo delle sculture e delle colonne, ammirando le decorazioni dorate e i dipinti nelle sei cappelle e nell'abside.
La chiesa dei Portoghesi appare come una perla racchiusa nell'omonima stretta viuzza, guscio avvolgente e fascinoso, quasi a protezione dal frastuono della città e dalla superficialità, sovente manifestata, del villeggiante mordi e fuggi. Una tappa irrinunciabile per un percorso giubilare più approfondito e meditato. Per non lasciare Roma senza aver visto questo lembo meraviglioso d'eternità.



Chiesa di S. Antonio in Campo Marzio, anche conosciuta come Sant'Antonio dei Portoghesi

lunedì 30 novembre 2015

TUSCOLO, SUI COLLI ALBANI LA BELLEZZA DEI MILLENNI




La caldera quiescente del Vulcano Laziale sembra contemplare le antiche vestigia, retaggio dei millenni in cui uomo e natura hanno camminato insieme, che ne ornano i profili frastagliati come diamanti incastonati in una corona. Uno di questi gioielli archeologici, avvolto dal verde abbraccio di boschi e prati che difficoltosamente, ancora, sopravvivono assediati dal cemento che infesta senza pietà tutta l'area dei Castelli Romani, è rappresentato dai resti dell'antica Tusculum, luogo di poesia e mito situato ad una manciata di chilometri a sud est della Capitale.
Le sue origini sono avvolte dalla leggenda, come scriveva lo stesso archeologo Maurizio Borda che curò gli scavi nel sito laziale dal 1952 al 1955: "Gli storici antichi ne attribuiscono la fondazione ai misteriosi Pelasgi, i poeti a Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe. Sesto Aurelio Vettore, scrittore del IV secolo, ritiene invece che la città sia stata fondata dal mitico Silvio, re di Albalonga".
Di certo l'area dell'acropoli era occupata stabilmente già a partire dall'Età del Ferro e alla sua ombra tutta la città crebbe fino a divenire una rivale pericolosa per la stessa Roma che, il 17 aprile del 1191, la distrusse completamente condannandola all'abbandono.
I primi scavi archeologici iniziarono con Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone, nel 1804 e proseguirono con l'apporto dei grandi studiosi Luigi Biondi prima e Luigi Canina poi. Fino ad arrivare alla metà del 1900 e agli interventi del Borda. Dal 1994 infine è la Escuela Espanola de Historia y Arqueologia en Roma ad occuparsi del sito.
Oggi il sito è visitabile con guida anche grazie agli sforzi del Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus, che da vent’anni svolge questa attività nell’area archeologica collaborando anche allo scavo ed al recupero dell’antica città latina e della città medievale.
Paesaggio e arte si parlano con la voce del vento tra gli alberi nei boschi dei Colli Albani, mentre il vulcano assopito non smette di contemplare la bellezza nata alle proprie pendici.


Tusculum, Teatro
 

venerdì 11 settembre 2015

PERCORSI DI STORIA E TRADIZIONI NELLA POLONIA MERIDIONALE




Pochi giorni di viaggio non sono sufficienti per visitarli tutti. Sono moltissimi, infatti, i luoghi meritevoli di essere visti per scoprire le secolari radici culturali della Polonia, in quell'angolo sud orientale del Paese, al confine con l'Ucraina, nella Regione della Precarpazia.
Una terra immersa in un'atmosfera che appare perduta in quell' Europa prigioniera ormai di una visione arida del futuro, tra bilanci e finanza, sfruttamento e mercato. L'architettura tradizionale, con il legno a fare da indiscusso protagonista, vive in un presente non eminentemente turistico, chiusa magari in qualche teca, ma visibile e vissuta dalle persone.
Gli Skansen, come quello di Kolbuszowa, ne sono esempio. Musei etnografici a cielo aperto, villaggi ricostruiti fedelmente secondo i canoni di vita di chi lì viveva. Si tratta di testimonianze che vanno dal XVII al XIX secolo: non copie, ma autentici luoghi di vita e culto.
E poi gli splendidi complessi religiosi in legno, in polacco cerkwie, che punteggiano come perle tutto il territorio della Polonia meridionale, originariamente di rito greco-cattolico poi cattolico- romano ed espressione, anche architettonicamente di quel forte legame tra Oriente e Occidente che una politica miope, oggi, sta tentando di recidere.
Senza dimenticare i numerosi castelli che caratterizzano il paesaggio della Precarpazia, come quello di Krasiczyn, che con le sue torri e mura scintillanti che emergono dal verde del parco tutt'attorno, sembra materializzarsi dalle pagine di una fiaba.   
Villaggi, chiese e castelli, testimoni silenziosi ma vitali di un passato culturale che si rifiuta di morire nelle pagine di libri dimenticati, ma vuole e pretende di scrivere, assieme agli uomini che si fanno portatori nell'oggi di quei lembi di storia, un futuro altro. Un domani che vuole essere dipinto ex novo ma su una tela antica, inserita nella cornice che cinge l'anima vera dell'Europa.



La stupenda Cerkiew di Chotyniec, patrimonio Unesco, al confine con l'Ucraina

martedì 4 agosto 2015

IL CUORE DI GHIACCIO DELLO STELVIO




La salita sembra non finire più. Al primo dei 45 tornanti che distorcono una strada sottile come un sentiero di montagna non ci si rende conto di quanto sarà lunga arrivare lassù, ai 2760 metri del Passo dello Stelvio, al confine tra Lombardia e Alto Adige.
E una volta giunti alla più celebre tra le Cime Coppi, il punto più alto mai raggiunto dal Giro D'Italia nella propria storia, l'ascesa non è certo terminata. Una prima seggiovia e poi una seconda fino ai ghiacci perenni, che a dispetto dell'aggettivo soffrono i fendenti inferti dai cambiamenti climatici, con i grandi crepacci, visibili anche dall'alto, che sembrano le cicatrici di squarci inferti da una mano crudele, quella dell'uomo.
Qui si può godere di paesaggi onirici, al di sopra delle nuvole o immersi in esse, quasi a fondersi con le fredde altezze. Oppure, nei giorni limpidi, spaziare con lo sguardo in ogni direzione ammirando picchi tanto perfetti da sembrare disegnati dal più sapiente degli artisti.
Lo Stelvio con il suo parco e il ghiacciaio rappresenta un vero tesoro di natura e maestosità, un luogo da vedere e assaporare per capire quanto sia importante la conservazione del patrimonio paesaggistico e naturale del Paese contro ogni mira speculativa che si celi, magari, sotto le spoglie rassicuranti di un finto sviluppo economico.


Le piste del ghiacciaio dello Stelvio



lunedì 13 luglio 2015

PALESTRINA, IL SORRISO DELLA DEA FORTUNA




La campagna a sud est di Roma regala ancora, nonostante il cemento sparso a fiumi senza pietà né pudore per decenni, scorci e luoghi meravigliosi da visitare. Veri e propri presidi di bellezza assediati dall'oblio autodistruttivo della speculazione, tanto più importanti e meritevoli di essere difesi, quanto più ferocemente avanzino quei deserti interiori di cui scriveva Friedrich Nietzsche.
Il centro storico di Palestrina è uno di questi tesori, con i suoi secoli di storia dall'archeologia alla musica, dalla Lega Latina al Papato e ai Colonna, fino al celebre Giovanni Pierluigi, sapiente musicista e ai fratelli Mann, che tra i sottili vicoli cittadini trovarono ospitalità e ispirazione.
Il monumentale Santuario della Dea Fortuna Primigenia, diamante scolpito nella collina su cui si posa il borgo, sulle cui vestigia fu edificato il palazzo Barberini e ora sede del Museo Archeologico Prenestino, è emblema del grandissimo valore culturale rappresentato da Palestrina. Ma non è l'unica perla.
Dalla cattedrale di S.Agapito Martire, edificata sulla preesistente basilica romana, fino al Museo Diocesano Prenestino di Arte Sacra, ricco di spunti e reperti d'ogni epoca. Fino al convento di S.Francesco e alle molte chiese di cui la cittadina è ricca.
L'antica Paeneste merita d'essere vista, partendo da una delle sue storiche porte inerpicandosi lungo le scalinate che portano fino al museo archeologico di palazzo Barberini. E una volta lassù guardare la vallata punteggiata di edifici d'ogni sorta a perdita d'occhio, in ogni direzione, con poche oasi verdi qui e là. 
Accostarsi al bello non solo per elevarsi ma anche, banalmente, per riuscire a distinguerlo dal brutto e capire quindi ciò che stiamo perdendo. E forse iniziare a difenderlo.


Particolare del Santuario ellenistico della Fortuna Primigenia (II sec. a.C.)

giovedì 14 maggio 2015

OPEN HOUSE 2015, ROMA SEGRETA SI SVELA




Perle celate alla vista, nascoste a turisti e appassionati per gran parete dell'anno, si concedono alla curiosità e alla contemplazione dei visitatori per un breve fine settimana. È ciò che accade in occasione dell'Open House, "il grande evento di architettura sviluppato in 4 continenti e 28 città", si legge nel sito ufficiale, "parte dell'evento internazionale Open House Worldwide".
Tra le molte città interessate anche Roma, ovviamente. "Open House Roma", prosegue la presentazione, "è un evento annuale che in un solo week end consente l'apertura gratuita di centinaia di edifici della Capitale notevoli per le peculiarità architettoniche e artistiche".
le 48 ore di aperture straordinarie che hanno caratterizzato la Città Eterna il 9 e 10 maggio scorsi hanno visto affollate di visitatori non solo le dimore e i luoghi più antichi, ma anche siti appartenenti al patrimonio moderno e contemporaneo. Decine le potenziali mete in tutta l'Urbe, impossibile ammirare tutto. Per questo ognuno è costretto a fare le proprie scelte.
Dall'Isa, Istituto Superiore Antincendi, gli ex Magazzini Generali di Roma, definiti "opera di rilevante e suggestivo valore ingegneristico e spaziale", fino al convento di S. Bonaventura al Palatino con i suoi splendidi giardini e il panorama impareggiabile sui Fori. E poi la Casa dei Crescenzi, "Raro esempio di casa aristocratica realizzata tra XI e XII secolo", e il Sepolcro degli Scipioni, importante complesso archeologico riaperto al pubblico nel 2011 dopo una lunga chiusura. Infine, a concludere il magnifico tour, il Ninfeo di Via della Lungara con il suo cortile verdeggiante fonte d'ispirazione per molti artisti e Palazzo Salviati, gemma rinascimentale oggi sede del Centro Alti Studi per la Difesa.


Convento di S. Bonaventura al Palatino, particolare dei giardini


sabato 18 aprile 2015

LA CASA MUSEO NELLA LUCE DEI ROMANTICI




Il letto intatto è ancora lì, accostato alla parete nella piccola stanza che accolse l'ultimo periodo di vita del poeta.
Di fronte al giaciglio le ampie finestre che affacciano su Piazza di Spagna inondano l'ambiente di luce, fermando il tempo all'epoca in cui l'illustre ospite era in quel luogo, corroso da quella malattia che, tuttavia, non era riuscita a fiaccarne la vena artistica.
La poesia si nutre troppo spesso di sofferenza e la vita di John Keats, uno dei simboli del Romanticismo inglese, morto il 23 febbraio 1821 a Roma e sepolto nel Cimitero Acattolico all’ombra della Piramide al Testaccio ad appena 25 anni, ne è amara testimonianza.
Oggi quella casa, incastonata come un diamante tra la scalinata di Trinità dei Monti e la celebre fontana della Barcaccia, è un museo dedicato al genio di Keats e degli altri poeti romantici
Ricordo e simbolo di un sentire che affascina sempre, non solo gli animi naturalmente inclini ad ascoltare con più attenzione il fuoco dell'emozione rispetto alla fredda razionalità, ma tutte quelle persone che, in balìa dei flutti caotici della vita, conservino ancora la capacità di concepire un sogno.


La sala principale della Keats-Shelley House, a Piazza di Spagna

giovedì 5 marzo 2015

IL MUSEO VERDE ALLE PENDICI DEL GIANICOLO




Madre Natura non ha bisogno di impegnarsi troppo per essere la più grande artista in circolazione, le viene istintivo. Questa vocazione risulta chiarissima guardando la perfezione delle sue creazioni ovunque vi sia un po' di verde. Roma possiede molte aree naturali e quindi, molte possibilità di contemplare l'opera meravigliosa del genio supremo.
Una di queste è l'Orto Botanico, un parco molto particolare perché ha l'orgoglio di definirsi, legittimamente, museo. 
"Si estende su una superficie di 12 ettari nel cuore del tessuto urbano della città", si legge nella guida ufficiale del sito gestito dal Dipartimento di biologia ambientale dell'Università La Sapienza, "tra Via della Lungara e la collina del Gianicolo". Un'area dove in origine si trovavano le terme di Settimio Severo e nelle cui vicinanze ora troneggia il Palazzo Riario-Corsini.
Palme e bambù, sequoie e querce, piante giapponesi, mediterranee e tropicali conducono il visitatore a conoscere odori e atmosfere del mondo naturale nel silenzio, interrotto solo dai versi degli uccelli che trovano riparo tra le fronde.
Aree naturali importanti come musei, quindi, o forse molto di più. Sulle pareti delle usuali gallerie d'arte infatti, campeggiano quadri o sculture che riproducono, spesso, ciò che in un parco come l'Orto Botanico vediamo in versione originale. E anche se le imitazioni sono meravigliose, il genuino è unico.


Orto Botanico, Viale delle Palme

giovedì 15 gennaio 2015

L'INALIENABILE BELLEZZA DI PALAZZO CORSINI





Sapere che nessuno potrà portati via qualcosa di bello dà serenità. Se tale beltà è espressione di antiche conoscenze e genialità artistiche, proteggerla per permettere a tutti i cittadini di goderne formandosi e apprendendo l'importanza della cultura come elemento educativo, specie per le giovani generazioni, è atto di immenso altruismo.
Questo agire meritorio è ciò che ha permesso ai tesori della galleria Corsini di sopravvivere fino ai giorni nostri.
"La quadreria Corsini", si legge nella guida ufficiale dello splendido museo che emerge alla vista passeggiando su via della Lungara verso la vitalità caotica di Trastevere, "rappresenta l'esempio più significativo di collezione fidecommissa a Roma mantenutasi pressoché inalterata dal Settecento ad oggi: tale istituto, infatti, imponendo agli eredi il divieto di alienare le opere d'arte di proprietà della famiglia, ne ha garantito la conservazione".
Una piccola oasi di quiete tanto sorprendente, data la vicinanza con i luoghi della movida romana, quanto gradita, proprio per questo motivo, come un regalo inaspettato che invita alla contemplazione. 
"La raccolta Corsini fu donata allo Stato nel 1883", prosegue la guida "primo nucleo della Galleria Nazionale d'Arte Antica fondata per l'occasione. Ospitata al piano nobile, la quadreria è composta da oltre trecento dipinti e da molte sculture e rari oggetti d'arredo".
Un tesoro d'arte racchiuso in uno scrigno di per sé inestimabile, una struttura maestosa e ricca che l'architetto fiorentino Ferdinando Fuga progettò sul modello della reggia di Versailles, imponente ed elegante "con una scalinata centrale a doppia rampa aperta sul giardino annesso".
Un luogo magico al di fuori dei classici itinerari turistici della Città Eterna, che regala emozioni meritevoli d'essere provate.


Camera Verde - Caravaggio, San Giovanni Battista