mercoledì 14 dicembre 2011

NAPOLEONE A ROMA





L'impronta di uno degli uomini più importanti della storia sopravvive ai secoli nel cuore di Roma. La vita dell'imperatore dei francesi e della sua famiglia racchiusa nelle sale di palazzo Primoli, dal nome del figlio di Carlotta Bonaparte, nipote del celebre guerriero e leader corso. Dodici sale nelle quali il visitatore può ripercorrere le tappe fondamentali di un periodo chiave per l'Europa e l'occidente, ma anche conoscere le esperienze talvolta struggenti e romanzesche di personaggi come Paolina Bonaparte, sorella prediletta di Napoleone.
Nato come testimonianza del legame tra i Bonaparte e Roma, il museo di Piazza Ponte Umberto I è oggi uno dei tesori culturali che la Capitale può vantare. Un viaggio che merita di essere intrapreso, per comprendere meglio non solo la parabola del condottiero francese, ma anche un capitolo importante nella storia della città Eterna e soprattutto l'opportunità di analizzare le complesse ragioni storiche che portarono alla nascita dell'Italia unita.

mercoledì 23 novembre 2011

SUPERMARIO E IL BAZOOKA


La2-euro


Il vero mattatore dei prossimi travagliati mesi di caos sarà lui, supermario. Non Monti tuttavia, bensì Draghi. Non quel grigio burocrate accolto come messia a Palazzo Chigi e incensato acriticamente da ogni organo d'informazione. Ma l'altro grigio burocrate, armato di cannone sparasoldi.
La crisi procede tranquilla per la propria strada, e così l'Europa. Dritta verso il baratro. Di soluzioni condivise neppure l'ombra e non sembrano essere sufficienti tocco e sorriso magici del taumaturgo neopremier italiano. Il recente fallimento dell'asta per i bund tedeschi, poi, ha segnalato un cambio di ritmo del disastro. Dopo essere passati rapidamente da Piigs, acronimo che indicava Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna come Paesi europei a maggior rischio default, a Eeg, ovvero "Everyone Except Germany", "Tutti a parte la Germania", ci si evolve di nuovo. Ora nel club ci sono ufficialmente anche i tedeschi.
La politica lacrime e sangue, in procinto d'essere applicata ovunque come soluzione universale ai problemi, un po' come il salasso con le sanguisughe nella medicina antica, riscuote sempre meno successo persino nell'Italia anestetizzata dal servilismo dei media nei confronti delle nuove elite al potere. D'altra parte, è noto che il debito delle Nazioni non si estinguerebbe semplicisticamente con lo smantellamento scientifico del welfare state e con l'abolizione di diritti acquisiti. Alla fine del massacro sociale, infatti, le aste dei titoli di Stato sarebbero ancora lì a creare debito, ma a quel punto, dopo aver venduto anche l'argenteria del salotto e l'oro della nonna, non rimarrebbero neanche le macerie.
I famosi eurobond, poi, ovvero le obbligazioni comuni dell'eurozona, sono visti con favore da molti tranne che dai tedeschi che, essendo il cuore e l'anima oltre che l'economia guida del continente, si troverebbero a pagare il conto, cosa che sta già accadendo come abbiamo visto, garantendo praticamente da soli la solvibilità di tutti.
Da tempo, inoltre, si è palesata l'opzione relativa alla creazione di una fiscalità unica per tutta l'unione. Un discorso molto simile a quello proposto da George Soros alcune settimane fa sul New York Review of books e relativo all'istituzione di un governo unico dell'economia europea. Una scelta che porterebbe di fatto alla fine della sovranità delle singole Nazioni. Ipotesi affascinante per molti quest'ultima, ma infattibile per mancanza di tempo. Molti dei Piigs, e non solo loro, rischierebbero di non sopravvivere fino alla nascita del supergoverno finanziario. E poi c'è il fattore popolo, storicamente trascurato quando si tratta di fare certe scelte. Come reagirebbero i cittadini europei alla morte della democrazia?
Ci sarebbe infine la via estrema: l'uscita dalla moneta unica con l'archiviazione del controverso esperimento Euro. Ma questa, almeno per ora, non è contemplata. Le maggiori banche europee, soprattutto francesi ma anche tedesche e non solo, piene di titoli spazzatura di paesi in default e in uscita dalla moneta unica, si troverebbero in pancia, e in mano, un mucchio di carta straccia e crediti non riscossi. Fallirebbero in un istante. Senza contare che proprio la Germania, che non vuole pagare di tasca propria per salvare il sistema, non può neanche accettare l'idea della fine dell'unione monetaria. Il suo export, che vive di vendite nella zona euro, ne uscirebbe a pezzi e con esso l'intera economia teutonica.
In conclusione, tutte le economie europee sono legate insieme e contestualmente alla Germania, che non può vivere né senza né, a quanto pare, con l'euro. Per non parlare, in aggiunta, delle implicazioni globali di un eventuale collasso della moneta unica. Cina e Usa su tutti non rimarrebbero immuni da ripercussioni. Allora che si fa?
Ed è qui che si materializza supermario. La Bce inizia a stampare moneta in stile Federal Reserve, acquistando titoli degli Stati in difficoltà e assumendo le sembianze del garante di ultima istanza fermando ogni tipo di speculazione finanziaria, si spera. Stampare denaro col bazooka, appunto. Il problema del debito rimarrebbe, moltiplicato per mille, ma la resa dei conti, nel vero senso della parola, verrebbe dilazionata in là nel tempo. Nell'immediato si tirerebbe il fiato, ma nel medio termine verrebbe posta una vera e propria ipoteca sul futuro di tutti noi fino a tempi talmente lontani da non essere neppure immaginabili, come scrive spesso Massimo Fini.
Qualunque soluzione dovesse essere trovata tra qulle allo studio, la sostanza non cambierà. Le contraddizioni insite nel modello occidentale, dalla creazione ex nihilo di denaro virtuale per colmare debiti con altri debiti, alle suicide politiche di austerity che distruggono le società fino all'inseguimento di crescite economiche eterne dietro al mito demenziale del pil, esploderanno presto. Subito dopo la crisi del '29 scoppiò la seconda guerra mondiale e oggi focolai di tensione sono ovunque nel mondo: dall'Iran alla Russia passando per il Nordafrica e il Medio Oriente fino all'Afghanistan. La storia non si deve ripetere.
Per scacciare gli spettri occorre ripartire su nuove basi. Più Europa, ma una nuova Europa. Non più fondata sul debito e sulla protervia dei gran sacerdoti della finanza. Ma sul diritto e sulla democrazia. La via d'uscita è a portata di mano.

lunedì 7 novembre 2011

LE MERAVIGLIE DI VILLA TORLONIA




Un'oasi di serenità e cultura nel cuore della metropoli, un rifugio dall'incessante frastuono e dal caos in uno dei quartieri più affascinanti di Roma. Villa Torlonia si apre al visitatore in cerca di quiete e storia, di arte e natura, appagando appieno tutte queste esigenze. Passeggiare tra i capolavori del Valadier e del Caretti, di Giuseppe Jappelli e Quintiliano Raimondi, contemplando i maestosi alberi, palme, lecci, cedri e pini, che si stagliano tutt'attorno, regala grande serenità e fa volare l'immaginazione.
All'interno degli storici edifici commissionati dai Colonna, strutture ora adibite a museo e patrimonio inestimabile di tutti, è possibile gustare il silenzio e la bellezza, il fascino immortale di opere pregevoli e straordinarie.
Un'ulteriore tappa dello splendido viaggio attraverso le meraviglie della Città Eterna.

martedì 18 ottobre 2011

UTILI IDIOTI






Un vero capolavoro. Movimento screditato assieme alle idee faticosamente portate avanti e opinione pubblica atterrita e legittimamente furibonda, pronta ad accogliere tra scroscianti applausi eventuali giri di vite in materia di manifestazioni e ordine pubblico, mentre gli spettri dei partiti ritrovano improvvisa e insperata vigoria per far ulteriormente quadrato attorno a poltrone e privilegi di casta, facendo dimenticare, fin quando sarà possibile, la propria penosa mediocrità.
Quella di Roma sarebbe stata la manifestazione più imponente e numerosa del mondo, alla testa di un'onda globale che, nelle stesse ore in cui nella Città Eterna la variopinta teppaglia, nera e non, devastava scriteriatamente qualsiasi cosa fosse a tiro, scendeva in piazza in tutto il mondo contro la dittatura del debito e della finanza, il salvataggio dei truffatori con i soldi dei truffati e la morte della sovranità degli Stati, sacrificata sull'altare della sopravvivenza di un sistema di sviluppo economico agonizzante e insostenibile per il pianeta e per i popoli che vi abitano.
Proviamo solo a immaginare l'impatto visivo di una Piazza S.Giovanni gremita alla luce del tramonto, piena di gente arrivata all'ombra della basilica non per fedeltà a una tessera o al potente di turno, non per tifare qualche pseudo-fazione in lotta, né, semplicemente, per interessi di bottega o clientele politiche. Ma per cambiare le cose. Una fotografia rivoluzionaria che avrebbe segnato un'epoca, per l'Italia e probabilmente per l'Europa intera. Perché non si trattava di un luogo quasiasi, ma della città sede dei trattati che diedero vita alla Comunità Europea, capitale del Paese al contempo perno e incognita del famoso Efsf, il fondo che dovrebbe salvare ciò che rimane dell'euro e le banche "per il nostro bene". Mezzo milione di persone in piazza in un contesto come questo non sarebbero passate inosservate. Avrebbero dovuto prenderne atto tutti.
Invece no. Poche centinaia di misteriosi personaggi in divisa nera d'ordinanza, preparati, organizzati, compatti, hanno dato l'assalto alla manifestazione, fungendo da detonatore all'immenso serbatoio di rabbia nascosto nell'anima di molti altri partecipanti. Bastava una scintilla per far esplodere tutto e a quel punto non ci sarebbe stato quasi più bisogno di loro. Del fantomatico blocco nero. E così è andata. A Piazza S. Giovanni, quando nel tardo pomeriggio e a manifestazione ormai compromessa arrivano le camionette delle forze dell'ordine, non ci sono più solo i 500 "black block" che poche ore prima avevano acceso la miccia, ma circa 2 mila persone. L'incendio vero e proprio, scatenato dall'effetto "Magnete", come è stato definito, innescato dal primo nucleo di fantasmi neri. Arrivano dal nulla, scatenano la rabbia altrui e spariscono. Per poi rimaterializzarsi pochi giorni dopo, magari sotto forma di intervista rilasciata a qualche "odiato" giornalista, a cui viene teatralmente rivelato ogni particolare su tattiche e tecniche di guerriglia, ruoli, organizzazione e movimenti sul campo. Per poi concludere con qualche frase minacciosa, perfetta per alimentare paura e risentimento nel cuore della gente.
Non si hanno purtroppo informazioni esaustive sul Blocco Nero e ormai solo pochi ottusi riescono a riesumare le teorie ammuffite sugli infiltrati di Polizia e Carabinieri che, peraltro, a Roma hanno contato 110 feriti, molti dei quali con fratture a braccia e gambe dovute alle pietre lanciate dai teppisti. Per quanto non stiano simpatici a molti, poi non sono le forze dell'ordine l'origine dei problemi del mondo. Non sono i Poliziotti, infatti, a volere la ricapitalizzazione delle banche speculatrici con i soldi pubblici, né i Carabinieri a essere favorevoli alla distruzione del welfare in nome delle politiche di austerità imposte dai Draghi e dai Geithner.
È una rabbia nuova quella che si sta facendo strada tra il fumo nero delle auto e bruciate e le città devastate. Senza etichette politiche di sorta né riferimenti ideologici, spesso senza obiettivi precisi, al di là di un'idea vaga e fuorviante di potere o Stato. Per questo motivo velleitaria e controproducente, come abbiamo visto. L'informazione, la cultura e la consapevolezza servono proprio a questo, ad avere le idee chiare sui temi da trattare per trovare le soluzioni giuste. A conoscere per essere coscienti. È l'unico antidoto al virus dell'ingenuità e dell'inganno.

giovedì 13 ottobre 2011

LA FINE E L'INIZIO

Cronaca di un collasso annunciato. Le fragili fondamenta economiche non riescono a sopportare il peso del traballante edificio europeo, ma soprattutto la posticcia unità monetaria non riesce a mascherare l’assenza di un’autentica unità politica, il solo cemento che possa rendere stabile qualsiasi entità statuale. E ora, ogni tentativo di salvare l’euro è solo vano e crudele accanimento terapeutico.
Potremmo dire, citando la recente e ormai celebre intervista rilasciata dal controverso trader Alessio Rastani alla Bbc, che ormai “nessuno se la beve”. Niente è riuscito a dare una parvenza di credibilità alle strategie di uscita dalla crisi. Sono lì a dimostrarlo i moti di piazza in Grecia, il rischio fallimento che incombe sull’Italia, tacendo di Spagna, Irlanda e Portogallo. Un problema inoltre, non solo europeo. Globale è l’economia, infatti, e globale è il corto circuito che essa ha creato. E chi dovrebbe intervenire non ha voce in capitolo. “Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose” afferma Rastani nel cuore del suo intervento. “Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa questo pacchetto di misure di salvataggio e neanche importa ai grandi fondi di investimento”. Ignobile impostore che vede complotti dappertutto trasformando un’onesta banca d’affari nel simbolo della finanza che soverchia e calpesta l’interesse generale? Forse, ma guardandoci attorno per un secondo questo scenario potrebbe non apparire del tutto inverosimile.
E quando Rastani sottolinea che “Ai traders non importa che vi sia una situazione politica stabile e un’economia sana ma importa solo fare soldi”, rivelando candidamente, in relazione all’attuale drammatica situazione mondiale, “di andare a letto sognando una nuova recessione perché si possono fare molti soldi sui crolli finanziari” e soprattutto che “tutti possono farlo, sapendo come muoversi”, all’indignazione che deriva dall’apprendere in maniera così brutale le modalità di funzionamento del sistema, non può che seguire una lucida e onesta disamina del mondo che ci circonda e degli avvenimenti di questi ultimi anni, dai subprime in poi. Il coming out di Rastani, perciò, appare tutt’altro che fantasioso.
Se pensiamo alla situazione dell’Euro, infatti, abbiamo chiaro in mente che nessuna somma di denaro sarà mai sufficiente a sollevare dal baratro del debito gli Stati in crisi, e l’ostinazione suicida di chi intende proseguire sulla strada dei prestiti riuscirà solo a creare macigni ancor più grandi il cui peso andrà a gravare sulle spalle dei cittadini. Ma l’obiettivo non è salvare il popolo greco, e forse, poi, quello italiano, ma le maggiori banche continentali che hanno speculato sui debiti delle nazioni in difficoltà e ora rischiano di finire a fondo con queste. E tale operazione, come detto più volte, apertamente, da tutti gli “addetti ai lavori” del mondo economico e finanziario mondiale, verrà effettuata con soldi pubblici, ovvero di quelle popolazioni che stanno subendo sulla propria pelle le conseguenze di ciò che riempie di felicità la gente come Rastani.
Euro, finanza, banche, non sono elementi separati ma tasselli di un medesimo mosaico; sono componenti essenziali di un modello di sviluppo economico, quello occidentale, ormai adottato ob torto collo ovunque nel mondo. Si tratta quindi di mettere in discussione un’idea, non singoli aspetti. Cancellare un solo tassello non basta a rendere invisibile il mosaico. I giovani americani che poco tempo fa hanno protestato a New York, di fronte a Wall Street, non contestavano solo la borsa Usa, ma il simbolo e Sancta sanctorum di un sistema che ha sacrificato la politica, e con essa il concetto stesso di democrazia, sull’altare dei profitti e della libera circolazione del denaro e degli scambi. E c’è da credere che questo sia solo l’inizio. A quanto pare stiamo per arrivare a un crocevia della storia, e conviene fare attenzione a non farsi spingere sulla strada sbagliata.

Articolo pubblicato anche sul sito: giornaledelribelle.com

venerdì 30 settembre 2011

SLACCIA IL BAVAGLIO





Anche Any Given Saturday aderisce all'iniziativa di Valigia Blu denominata "Comma ammazza-blog: un post a rete unificata", finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema legato al noto comma 29 del ddl intercettazioni. Il mondo dell'informazione deve fare la propria parte per salvaguardare la libertà di pensiero sul web.


Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.
Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.
Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.
Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.
Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.
Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.





mercoledì 21 settembre 2011

IL BARATRO IN FONDO AL TUNNEL



Scontri in Grecia contro il piano di austerità imposto dall'Europa


La crisi dei debiti sovrani che sta facendo collassare l'euro e con esso l'assetto economico e politico attuale del continente, sembra non avere soluzione. Il fallimento dell'ultimo vertice Ecofin di Wroclaw ha evidenziato le divisioni tra i leader europei sulle misure da adottare per salvare ciò che resta dell'esperimento legato all'unione monetaria, o forse, paradossalmente, l'unanimità nel non volerne prolungare l'agonia.
Spettatore di questa situazione è stato Timothy Geithner, Segretario al Tesoro americano, eccezionalmente intervenuto a un vertice riguardante solo il Vecchio Continente, segno dell'enorme preoccupazione che attanaglia gli Usa al pensiero che un tracollo greco possa scatenare un domino incontrollabile che finirebbe per coinvolgere anche l'altra sponda dell'oceano nonché, nell'immediato, che l'assenza di accordi tra le autorità europee su come fronteggiare la situazione ellenica possa indebolire ulteriormente l'euro sul dollaro, danneggiando l'export americano e impedendo a Washington una riduzione del proprio mostruoso debito pubblico.
Geithner caldeggiava l'implementazione dell'Efsf, il noto e finora inutile fondo salva Stati creato nel maggio 2010 per preservare la stabilità finanziaria dell'eurozona. La proposta era semplice: salvate la Grecia ad ogni costo con nuovi aiuti economici, in cambio delle "auspicate" riforme strutturali. Per tutta reazione agli inviti pro Grecia e pro Usa dell'ospite americano, favorevole anche alla ricapitalizzazione delle banche con soldi pubblici, i governi europei decidevano di rinviare il secondo prestito salva vita ad Atene di oltre un mese, ovvero dopo la morte del beneficiario. proviamo a fare il punto: se la Grecia fallisce crolla l'euro, trascinato a fondo anche dalla grande esposizione di tutte le maggiori banche europee nei confronti dei Paesi che stanno per fallire, ma il salvataggio degli ellenici, tralasciando poi gli altri piigs in analoga situazione e pronti a seguirne la scia, porterebbe comunque al dissanguamento dei Paesi virtuosi e, quindi, a una recessione e al crollo dell'euro. Comunque vada sarà un successo.
Si ha la netta sensazione che la festa sia finita e che nessuno dei partecipanti voglia mettere in ordine. Il colpo di genio è, quindi, far pulire coloro che non sono stati invitati. "L'idea è nata dai francesi", scrive Superbonus su Il Fatto quotidiano nel suo articolo Il cordone che ci strozzerà, "che vedendo in crisi le proprie banche hanno pensato di farle salvare a tutti e si sono mossi con Christine Lagarde che il 27 agosto ha chiesto una ricapitalizzazione delle banche europee con denaro pubblico", idea sposata anche da Geithner. Salvare l'euro non si può, quindi, ma gli istituti che hanno in pancia i titoli spazzatura dei piigs, sì. Con i soldi dei cittadini. "È la strada più corta per abbandonare gli Stati al proprio destino" prosegue Superbonus. "Una volta messo al riparo il sistema finanziario internazionale dal contagio saremmo lasciati soli". E così si stacca la spina al Club Med senza troppi rimpianti. Ma come si potrebbe governare poi un continente verosimilmente in preda al caos, se si verificasse un simile scenario?
"Per risolvere una crisi in cui l'impossibile diventa possibile" ci viene in aiuto nella risoluzione di tale enigma il noto e influente uomo d'affari e imprenditore George Soros con un articolo pubblicato sul New York Review of books , tradotto sul sito ComeDonChisciotte, "è necessario pensare l'impensabile. Non c'è alternativa" propone Soros "a dar vita a un tesoro europeo con il potere di tassare e quindi di dare in prestito, trasformando l'Efsf in un tesoro dai pieni poteri. [...] Il sistema bancario europeo dovrà essere ricapitalizzato e messo sotto una supervisione europea, distinta da quelle nazionali".
Ricapitolando: si salvano le banche con i soldi dei cittadini per poi lasciare i piigs al proprio destino e sfruttare la situazione di caos che ne deriverebbe per preparare l'opinione pubblica alla creazione di un organismo economico-finanziario sovranazionale e non elettivo, i cui provvedimenti e le cui scelte varranno in tutto il continente, oltre ogni governo. La fine della residua sovranità dell'Europa. "La battaglia finale fra mercato e democrazia rappresentativa sta per andare in scena" aggiunge Superbonus "I governi non hanno ancora un piano ma siamo sicuri che tra qualche giorno la parola nazionalizzazione delle istituzioni finanziarie non sarà più un tabù. Nelle prossime settimane assisteremo a un confronto epocale tra due idee diverse del mercato e della società". A quanto pare stiamo per arrivare a un crocevia della storia, e conviene fare attenzione a non farsi spingere sulla strada sbagliata.



giovedì 1 settembre 2011

LA PORTA DELLA NUOVA EUROPA




Seguendo il nobile incedere del Danubio, a breve distanza dall'austera Vienna il cui profilo può essere scorto dalla millenarie mura del castello di Devìn, cuore dell'identità slovacca, sorge Bratislava. Cerniera tra mondo germanico e slavo, pur fieramente appartenente a quest'ultimo, e senza dimenticare la vicinanza alla cultura ungherese, la capitale della giovane repubblica mitteleuropea sembra aver trovato il giusto equilibrio tra tradizione e modernità, tra spinta al cambiamento e rispetto per la propria anima. Esattamente ciò che l'Europa, sempre più orfana della propria posticcia unità economica, pare aver perduto.
Il centro storico della città è raccolto ai piedi del Hrad, l'imponente castello. Dalla porta di s.Michele si scende verso la piazza del municipio, percorrendo la Michalska e la Venturska fino alla piazza Hviezdoslavovo e al Danubio, in quel punto attraversato dal Novy Most, con i suoi pilastri asimmetrici e il curioso ristorante a forma di ufo all'estremità. Poi la cettedrale di S.Martino e i variopinti palazzi, i caratteristici cafè che ricordano alcuni scorci di Budapest e le singolari statue che sbucano dagli angoli delle vie del centro, quasi confondendosi con i turisti incuriositi.
Un luogo ricco di storia e di storie, da vivere e ascoltare prestando attenzione a una voce narrante sempre nuova, quella del vento che soffia sul Danubio.


lunedì 8 agosto 2011

LA STORIA, VIVA




Straordinari tesori culturali, due perle nel cuore della Capitale. Il museo di Palazzo Braschi e quello intitolato a Giovanni Barracco sono solo due dei molti tesori artistici che la Città Eterna può vantare, inseriti all'interno di un'unica rete, quella dei Musei di Roma. Affacciati su Piazza San Pantaleo e divisi da Corso Vittorio Emanuele II, i due storici edifici sembrano guardarsi, distanti poche decine di metri l'uno dall'altro.
Palazzo Braschi ospita dal 1952 il Museo di Roma, così denominato per le vaste collezioni di opere d'arte dedicate alla storia della città dal Medioevo ai primi del Novecento. Raccoglie, tra gli altri capolavori, dipinti realizzati tra il '500 e il '700 per celebrare eventi e cerimonie religiose, sculture, busti, stampe e acquerelli, incisioni e libri antichi. Tutte opere aventi per oggetto il grande passato e le straordinarie tradizioni culturali di Roma. Al di là delle collezioni, il palazzo stesso è un gioiello d'arte, con i suoi elementi barocchi e romanici, le sale affrescate, le statue e la splendida scalinata centrale.
A breve distanza da Palazzo Braschi, sorge un'elegante palazzina rinascimentale costruita nel 1523 dal prelato bretone Thomas Le Roy, denominata Farnesina dei Baullari per la vicinanza con l'imponente palazzo Farnese e in assonanza con l'area in cui sorge, chiamata appunto del Baullari.
All'interno viene ospitato dal 1948 il museo di scultura antica Giovanni Barracco che offre al visitatore la possibilità di viaggiare con la mente attraverso i millenni, passeggiando nella quiete delle sale tra le molte, interessanti, opere d'arte, che vanno dagli assiri agli egizi, dai fenici agli etruschi, fino alla Grecia e a Roma passando per Cipro; una rarità, questa, per i musei italiani. Una collezione di immensa bellezza che il barone mecenate Giovanni Barracco donò alla Città Eterna nel 1904.
Palazzo Braschi e Museo Barracco, diamanti a portata di mano incastonati nell'anima culturale di Roma. Un cuore pulsante che sopravvive nutrendosi della sete di bellezza e arte di tutti coloro che, ammaliati dalla luce della Storia, si avventurano negli antichi edifici per ammirare opere immortali. Riscoprendo se stessi.


sabato 16 luglio 2011

SCOPRENDO LOSINJ




I colori vividi del mare trasparente, i fiori, le pinete e le luci del tramonto sui campanili veneziani, che proiettano il proprio profilo tra le barche ormeggiate nei porticcioli e sui caratteristici profili colorati delle case. I sapori e i profumi di Lussino, da Osor, piccola porta d'ingresso dell'isola a nord, fino a Mali e Veli Losinj. Passando per Nerezine e Susak, dove per salvaguardare il territorio da mire speculative si è deciso di non permettere la costruzione di case nuove ma solo la ristrutturazione di quelle vecchie, alla maniera vecchia. Un breve racconto fotografico di un viaggio nella natura e nella cultura che merita di essere narrato, per scoprire come si possano valorizzare i luoghi di interesse storico e turistico semplicemente tutelandoli e proteggendoli. Una ricetta rivoluzionaria.


lunedì 13 giugno 2011

È FATTA

Esultanza dei movimenti pro referendum a Roma. L'affluenza al voto ha superato il 57%, con i Sì oltre il 90% per tutti i quesiti



E quorum fu. I quattro referendum sottoposti al voto dei cittadini hanno abbondantemente oltrepassato il 50% più uno degli aventi diritto, attestandosi al 57% di media nazionale. Al riparo, quindi, anche dall'incognita legata alle schede degli italiani all'estero, che avrebbero potuto vanificare il raggiungimento della fatidica soglia di validità se l'affluenza alle urne fosse stata inferiore al 53%.
Le regioni in cui si è votato di più sono state quelle del centro nord, con Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna (64%) su tutte. Ovunque però il quorum è stato superato, anche nel Mezzogiorno. Dal Molise, con il suo 58.6%, alla Calabria, che si è fermata al 50.3%. Segno che la mobilitazione per il voto è stata imponente in tutto il Paese. Interessanti riflessioni poi, giungono dai flussi elettorali. Gli inviti all'astensione da parte di Berlusconi e Bossi, infatti, non sono stati rispettati, dato che, secondo le rilevazioni di Emg per La7, il 44.8% degli elettori Pdl e quasi il 40% di quelli del Carroccio ha deciso di votare. Segno evidente che gli ordini di scuderia, specie quando i cittadini sentono che determinate tematiche investono profondamente la propria vita, valgono sino a un certo punto. E al di là del gioco delle parti cui la politica ha abituato gli elettori, l'invadente realtà delle questioni concrete ha finito per coinvolgere l'opinione pubblica, che supplendo, inoltre, alla sordina imposta ai referendum dalla tv su mandato dei partiti maggiori, si è andata a cercare le informazioni sul web, il vero detonatore dell'esplosione di voti, da Facebook e Twitter fino ai blog.
Un fiume carsico che scorreva veloce sotto il terreno della politica, inconsapevole in quanto distante da ciò che stava accadendo. Troppo impegnata in quelle stanche e vuote liturgie che si consumano in Transatlantico o, al massimo, nei salotti tv, tra un approfondimento sullo zio Michele e uno speciale sulle diete da spiaggia. Mentre il Paese se ne andava altrove. Un altro dato molto importante emerge infatti dall'indagine di Emg: il 66.5% degli indecisi, assieme al 25% di astenuti, si è recato alle urne. Si tratta di cittadini che, se domenica 12 e lunedì 13 giugno si fosse trattato della solita elezione, probabilmente avrebbero disertato il seggio senza troppi rimpianti. E non è detto che non tornino a farlo in futuro. Ma questa volta no. Perché non si trattava di eleggere qualcuno, ma di decidere su qualcosa. Sulla prospettiva fosca di avere centrali atomiche sul proprio territorio, e sull'idea di svendere l'acqua a qualche "capitano coraggioso".
È stata una vittoria dei movimenti e delle associazioni, non dei partiti, tranne qualche rara e benemerita eccezione. Oggi però sembra che abbiano vinto tutti. Ma è normale. Quelle stesse forze politiche, anche dell'opposizione, che hanno prima osteggiato, poi nascosto e infine subito la tornata referendaria, ora tentano di cavalcarla. Il fiume carsico sta prendendo forza e presto potrebbe far smottare ogni cosa sopra di sé. Per questo molti cercano di correre ai ripari tentando di aggrapparsi a qualcosa per non essere travolti. Ma d'ora in poi sarà più difficile dissimulare, perché il voto del 12/13 giugno ha sancito la volontà di milioni di cittadini di discutere e decidere su temi concreti senza deleghe in bianco: dall'ambiente al territorio, dalle energie pulite all'innovazione. Delle piccole polemiche catacombali che tengono il paese costantemente inchiodato alla solita propaganda, solo perché la politica non è in grado di proporre altro, nessuno vuol più sentir parlare.
Quello dei referendum non è stato un voto sull'oggi, ma sul futuro e per le generazioni che verranno.



Piazza Bocca della Verità inizia a riempirsi di esponenti e simpatizzanti dei movimenti referendari all'arrivo dei primi dati che confermano il superamento del quorum per tutti e 4 i quesiti. L'affluenza è stata pari al 57.05% su scala nazionale.



L'affluenza per i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento ha superato il 57%. I referendum sono validi: a Bocca della Verità iniziano i festeggiamenti dei referendari


mercoledì 8 giugno 2011

SÌ, VOTA

Dopo la Corte di Cassazione anche la Consulta si è pronunciata a favore del referendum sul nucleare. Il 12 e 13 giugno si vota su 4 quesiti: Acqua, nucleare e legittimo impedimento.



Voteremo anche sul nucleare. La Corte Costituzionale, all'unanimità, ha infatti respinto l'estremo tentativo del governo di bloccare il più temuto dei quattro quesiti referendari del 12 e 13 giugno, quello maggiormente trainante per il quorum. Pochi giorni prima era stata invece la Corte di Cassazione a pronunciarsi in favore della consultazione sull'atomo, stabilendo che la controversa moratoria contenuta nel decreto legge omnibus e decisa dall'esecutivo per prendere tempo e far dimenticare la tragedia di Fukushima, non lasciava decadere le norme che i referendari volevano abrogare. D'altra parte era stato lo stesso premier Berlusconi, durante un vertice con il presidente francese Sarkozy, a confermare la volontà di sfruttare l'escamotage del rinvio solo per impedire un voto molto pericoloso per i fautori del nucleare. Quindi ora la parola passa definitivamente alle urne.
L'ultima arma rimasta in mano agli avversari dei referendum, però, è anche quella più potente: l'astensione. Non potendo evitare i seggi, infatti, si punta ora a farci andare meno gente possibile, per non far raggiungere il 50% più 1 degli aventi diritto. E così, tra appelli ad andare al mare e spot tv contorti e mandati in onda a orari improbabili, ha fatto la propria comparsa persino il lapsus. In due distinte occasioni, infatti, prima il Tg1 e poi il Tg2 parlando dei referendum hanno indicato date sbagliate . La rettifica è giunta il giorno seguente, ma l'episodio rimane e suscita sospetti.
Ad ogni modo domenica 12 e lunedì 13 gli italiani avranno l'opportunità di pronunciarsi su temi concreti e importanti, che riguardano l'avvenire del Paese. Questa volta non si tratta di scegliere il candidato di un partito o il simulacro di un'ideologia. Non dobbiamo votare per nessuno, dobbiamo votare per noi.

martedì 24 maggio 2011

FUGA RADIOATTIVA

Un momento del presidio organizzato il 23 e 24 maggio dai movimenti pro referendum davanti alla Camera, in occasione del voto di fiducia sul decreto legge che conteneva la controversa moratoria sul nucleare. Il 12 e 13 giugno si vota per 4 quesiti: acqua pubblica (2), nucleare e legittimo impedimento.



La Camera dei Deputati ha approvato il decreto legge omnibus che, tra i tanti provvedimenti, contiene anche l'annunciata e furbesca moratoria sul nucleare per eludere il voto referendario del 12/13 giugno. "Fuggono dal voto", commentano unanimi opposizioni e comitati refendari. Allo stato attuale, però, nulla cambia, in quanto dovrà essere la Corte di Cassazione a pronunciarsi per stabilire se, dopo il voto di fiducia espresso dal Parlamento, siano o meno decadute le norme che il referendum di giugno vorrebbe abrogare. Visti i precedenti relativi ad altre controverse norme promosse dall'attuale esecutivo e approvate da Camera e Senato, infatti, non viene riposta troppo fiducia nell'ipotesi che il Capo dello Stato possa bloccare l'iter del provvedimento.
Si può ancora votare, quindi, e non solo per il nucleare. Il sospetto di molti, però, è che cancellando momentaneamente le norme che riportano in Italia l'energia dall'atomo per poi riproporle tali e quali, come ha ammesso recentemente lo stesso premier Berlusconi, non appena il ricordo di Fukushima sarà svanito, si riesca a depotenziare i referendum tout court. Colpendo quindi anche gli altri quesiti, relativi all'acqua pubblica e al legittimo impedimento, ovvero il provvedimento che tutela il Presidente del Consiglio dai processi a suo carico. "Non c'è nessun abbandono del piano nucleare", commentano dal Partito Democratico, da poco sceso a fianco dei referendum, "ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, sono nettamente contrari al ritorno delle centrali nucleari in Italia". Dalla maggioranza, naturalmente, fanno quadrato attorno al provvedimento, sottolineando l'esigenza di "riflettere" su quanto accaduto in Giappone e l'onestà della decisone che non avrebbe secondi fini.
I referendum non sono ancora morti, ma certo non godono di buona salute, tra boicottaggi e congiure del silenzio. La mobilitazione delle associazioni e dei comitati contro l'atomo, la privatizzazione dell'acqua e il legittimo impedimento comunque va avanti, per salvare quel voto che centinaia di migliaia di italiani hanno voluto con le proprie firme. "Raggiungere il quorum dei referendum sulla ripubblicizzazione dell'acqua e per fermare il nucleare", si legge su un volantino pro referendum distribuito di fronte alla Camera dei Deputati in occasione del presidio contro il decreto omnibus, "è l'obiettivo che si dà la parte migliore del Paese, trasversale e plurale". Gli affaristi dell'atomo e dell'oro blu, protetti e coadiuvati da orde di Scilipoti tanto al chilo, non hanno ancora vinto. C'è ancora possibilità di far vincere l'Italia migliore.



Un momento del presidio organizzato il 23 e 24 maggio dai movimenti pro referendum davanti alla Camera, in occasione del voto di fiducia sul decreto legge che conteneva la controversa moratoria sul nucleare. Il 12 e 13 giugno si vota per 4 quesiti: acqua pubblica (2), nucleare e legittimo impedimento.



Un momento del presidio organizzato il 23 e 24 maggio dai movimenti pro referendum davanti alla Camera, in occasione del voto di fiducia sul decreto legge che conteneva la controversa moratoria sul nucleare. Il 12 e 13 giugno si vota per 4 quesiti: acqua pubblica (2), nucleare e legittimo impedimento.



Un momento del presidio organizzato il 23 e 24 maggio dai movimenti pro referendum davanti alla Camera, in occasione del voto di fiducia sul decreto legge che conteneva la controversa moratoria sul nucleare. Il 12 e 13 giugno si vota per 4 quesiti: acqua pubblica (2), nucleare e legittimo impedimento.



mercoledì 11 maggio 2011

IL VOTO DEL SILENZIO

I referendum si terranno il 12 e 13 giugno.
Quattro sì per acqua pubblica, no al nucleare e no al legittimo impedimento



Gli italiani saranno chiamati, il 12 e 13 giugno prossimi, a pronunciarsi su quattro quesiti referendari relativi a temi di fondamentale importanza per il futuro stesso del Paese. Dovranno esprimere un giudizio sull'ipotesi di ritorno all'energia nucleare, con la costruzione di 5 centrali sul territorio nazionale, sulla privatizzazione delle reti idriche, in altri termini dell'acqua e sul legittimo impedimento, ovvero la legge che pone il premier Berlusconi al riparo da alcuni processi a suo carico.
Mancano appena trenta giorni ed è da tempo palese e fin troppo esplicitata la volontà della politica di boicottare l'appuntamento attraverso una sorta di congiura del silenzio. Perché il referendum sia valido, infatti, è necessario che il 50% più uno degli aventi diritto si rechi ai seggi, raggiungendo e superando il fatidico quorum, ovvero la soglia oltre la quale la consultazione è ritenuta valida. L'informazione, perciò, è vitale.
Ebbene, l'elenco degli atti finalizzati a tenere lontani i cittadini dalle urne referendarie è lungo. Si va dal mancato accorpamento delle elezioni amministrative con i referendum, provvedimento passato in Parlamento grazie all'assenza decisiva e sospetta di 12 deputati dell'opposizione e che costerà ai contribuenti un extra di 350 milioni di euro, all'incredibile autosmascheramento in diretta tv dello stesso premier Berlusconi in relazione alla nota moratoria sul nucleare, un mero trucco per far dimenticare, spera qualcuno, la catastrofe di Fukushima agli italiani, per poi tornare di nuovo alla carica subito dopo. Ultima in ordine di tempo, l'idea di istituire un'authority sull'acqua per depotenziare, dopo quello sull'atomo, anche il quesito sulla privatizzazione dell'oro blu. Un'iniziativa, quest'ultima, duramente avversata anche da molti giuristi e intellettuali che, in proposito, hanno utilizzato parole durissime: "Un escamotage avvilente" scrivono riferendosi ai fautori dell'authority "che dà la misura del loro dilettantismo giuridico e della loro miserabilità politica". Senza dimenticare il muro di gomma alzato attorno all'appuntamento del 12 e 13 giugno dalle tv, specie quella pubblica. Zero informazione, tranne qualche spot criptico trasmesso a orari improbabili.
E poi c'è l'ultimo quesito, quello sul legittimo impedimento, per molti il più importante tra i quattro e sicuramente il più spinoso, perché riguarda il premier in prima persona. Forse è davvero così, e si depotenziano gli altri quesiti solo per far fallire quest'ultimo. O forse, invece, sono tutti importanti in egual misura. Molto importanti. Perchè mettere le mani sull'acqua facendola diventare un business colossale fa gola a molti, così come interessa far soldi con l'atomo.
Il 12 e 13 giugno quindi, i cittadini italiani possono far sì che il proprio voto conti davvero. Possono scegliere, per una volta, di non votare per qualcuno, ma per sé, per i propri interessi e per il futuro delle generazioni che verranno. Speriamo che in quei giorni piova.

mercoledì 20 aprile 2011

LO SCEMPIO DELLA SABINA

Mappa esplicativa di quanto sta avvenendo a Passo Corese: in grigio l'area del polo industriale in costruzione, per la gran parte interna a quella destinata dalla Regione a parco archeologico (gialla). In nero l'area in cui, già a novembre 2010, operavano le ruspe (in parte interna a quella gialla). I cerchi colorati rappresentano i siti di interesse archeologico finora rilevati



Una minima parte del gigantesco cantiere relativo al polo logistico di Passo Corese (RI), in un'area ricca di storia e siti archeologici



Un'onda di cemento si sta per abbattere su Passo Corese, una frazione di Fara Sabina, in provincia di Rieti. In un'area celebre per la produzione dell'olio e per le distese di ulivi secolari, ricca di storia, cultura e natura, sorgeranno, nelle intenzioni dei fautori del progetto nato nel 2004, capannoni destinati alla logistica alti più di 15 metri che si estenderanno su 200 ettari, per un totale di circa 10 milioni di metri cubi. Un volume equivalente a una città di 150 mila abitanti. Previsti inizialmente in 6 milioni, i metri cubi sono quasi raddoppiati nella variante di Piano "di lieve entità", come era stata definita, approvata dalla Regione Lazio nel 2009. Atto inspiegabile considerato che, appena un anno prima, lo stesso ente aveva deciso di destinare l'area a parco archeologico.
"Tutto regolare", giurano i progettisti, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti che, per bocca del presidente Andrea Ferroni, sostengono di aver acquisito "tutti i pareri necessari dal 2004 in poi, ivi compresa la valutazione di impatto ambientale". Ma dall'associazione "Sabina Futura", che da tempo, assieme ad altre realtà, si batte contro la realizzazione del polo logistico e la conseguente, irreversibile, devastazione di un luogo a forte vocazione turistica e culturale, si sottolinea con stupore come una zona vocata a parco archeologico sia potuta diventare industriale con un tratto di penna, prevedendo ulteriori sbancamenti di colline evidentemente incompatibili con qualsiasi valorizzazione e preservazione. "All'interno dell'area, gigantesca," dice Paolo Campanelli, presidente dell'associazione, "a ridosso del Tevere e collegata all'antico sito di Cures, c'è di tutto: da acquedotti a cunicoli, cisterne, ville, strade romane, compresa una strada di collegamento con la municipalità di Cures". Gli scavi effettuati negli anni, infatti, hanno evidenziato l'esistenza di siti legati a epoche e civiltà diverse, che vanno dal Paleolitico ai giorni nostri. "L'area è stata costantemente abitata" aggiunge Campanelli "ed è ricchissima di reperti".
I timori delle associazioni e di molti cittadini, tuttavia, non si fermano alla prospettiva del polo logistico. Il sospetto è che si profili una speculazione immobiliare: "Palazzine vendute a peso d'oro al posto dei capannoni" si legge in un articolo di Francesco Oggiano "costruite in una zona appetibilissima per i costruttori della Capitale". Gli elementi che avvalorerebbero questa tesi sono due: "Il nuovo piano casa della Regione Lazio" prosegue l'articolo "che consente ai proprietari di aree industriali dismesse", ciò che diventerebbe l'area di Passo Corese se fallisse il progetto del polo logistico, magari dando la colpa, si dice maliziosamente, all'intransigenza delle associazioni, "di accedere ad un aumento di cubatura del 30% e al cambio di destinazione d'uso". Il secondo elemento è di carattere tecnico ed è già sotto gli occhi di tutti. "Secondo stime approssimative" conclude Oggiano "un polo logistico ha bisogno di poche migliaia di litri d'acqua al giorno. Al contrario, per un quartiere residenziale di 30 mila persone, serve circa 1 milione di litri al giorno". Ebbene, per la zona industriale di Passo Corese, è stato realizzato un sistema di captazione d'acqua capace di prelevare 1,3 milioni di litri d'acqua al giorno. Decisamente tanti.
Molte ombre, quindi, si addensano su ciò che sta avvenendo in quella parte di Sabina, e che gravano sul futuro di chi vi abita. Un futuro che potrebbe tuttavia essere diverso. Le idee alternative al controverso progetto industriale, infatti, non mancano di certo e disegnano un orizzonte possibile, parlando di recupero e valorizzazione degli immensi tesori archeologici, di vocazione turistica e di tradizioni, di cultura del territorio. Di scelte fatte nell'interesse generale, davvero. Speriamo sia questo l'avvenire di tutte le Passo Corese d'Italia.


Il pozzo di captazione idrica del polo di Passo Corese. Una struttura, grande come un palazzo, sovradimensionata rispetto alle necessità di un'area industriale. Che si profili una zona residenziale?







venerdì 8 aprile 2011

RECUPERARE LA STORIA

La chiesetta del Divino Amore recintata per i lavori


Messa in sicurezza delle strutture e recupero. La piccola chiesa del Divino Amore di Via Salaria, Tra via di Villa Ada e via Archiano, è stata recintata lo scorso primo aprile per lavori che dureranno fino al 31 luglio prossimo e che potrebbero ridonare allo storico edificio, posto lungo l'antica via crucis che portava i pellegrini da Porta Salaria al monte Delle Gioie, lo splendore di un tempo. L'opera, una cappella votiva del XVIII secolo presso la quale veniva concessa l'indulgenza ai viandanti in cammino verso la basilica di San Silvestro, e da lungo tempo in stato di completo abbandono, rappresenta un importante tassello all'interno del mosaico storico dell'area, tanto che potrebbe nascondere al proprio interno, si dice, passaggi sconosciuti e inesplorati verso sottostanti, antichissime, gallerie.
La chiesetta, infatti, si inserisce in un contesto ricchissimo di storia, quello dell'antica via Salaria che, nel tratto compreso tra le attuali piazza Fiume e piazza di Priscilla, può vantare un patrimonio culturale invidiabile, anche se piuttosto trascurato: dal mausoleo di Lucilio Peto, chiuso al pubblico da tempo immemore e prima tappa dopo aver lasciato Porta Salaria in direzione del Mons Gaudiorum, alle catacombe di Trasone, situate all'altezza di via Yser e il cui unico ingresso è rappresentato da un tombino. Fino a quelle dei Giordani, egualmente antiche ma accessibili solo attraverso una minuscola porta metallica sempre chiusa all'inizio di Via Taro. Dopo la chiesetta del Divino Amore si passa accanto, inconsapevolmente a causa dell'assenza di segnali e vie d'accesso, alle catacombe si S.Ilaria, Ostriana e Via Anapo. Per giungere infine all'ingresso delle note Catacombe di S.Priscilla, tra le più importanti, estese e ricche di Roma e alla basilica di S.Silvestro, termine delle sacre processioni e primo accesso alle stesse catacombe.
Un viaggio a ritroso nel tempo e nella millenaria storia di Roma, le cui ricchezze culturali emergono ad ogni passo, anche in zone lontane dal centro storico. La speranza, quindi, è che il progetto di recupero della piccola cappella votiva sulla via per il Monte delle Gioie possa rappresentare un punto di partenza per giungere a una globale riscoperta e valorizzazione dell'area. Uno scrigno pieno di tesori storici da apprezzare e tutelare come meritano.


Una delle due lapidi poste sopra le grate della chiesa
"Stationes viae crucis ad crates visitantibus datur indulgentia ex rescr apost PII vII pm XIV kal mai CDDCCCXVII - A chiunque visiti le stazioni della via crucis dalle grate sia concessa l'indulgenza come previsto nel rescritto degli Apostoli di Papa Pio VII. 18 aprile 1817.



Interno della chiesa del Divino Amore


sabato 19 marzo 2011

IL VASO DI PANDORA

Pubblicato su www.giornaledelribelle.com



La catastrofe che ha devastato il Giappone non sta minando solo il dogma di fede dell'energia nucleare, non più vista, ormai, solo in chiave favolistica come soluzione universale di ogni problema energetico. Alle 14.45 di venerdì 11 marzo 2011, infatti, l'onnipotente uomo moderno ha riscoperto la sua immensa fragilità, sbattutagli in faccia con amorale freddezza da un terremoto e un'onda. Due eventi assolutamente normali e quasi insignificanti per la vita sulla terra che spazzano via in pochi secondi intere città, mettendo in ginocchio uno dei Paesi più avanzati al mondo, da sempre emblema di organizzazione, efficienza e tecnologia. Del presunto dominio umano sulla Natura.
Il simbolo insieme tragico e farsesco dell'impotenza di fronte a quanto accaduto è l'immagine di quegli elicotteri che, in un estremo e disperato tentativo di controllare un mostro creato dall'uomo, nella sua insipienza, e ormai scatenato, gettano acqua di mare sui tetri scheletri dei reattori di Fukushima sventrati dalle esplosioni. Come se si trattasse di un banale incendio di sterpaglie e non di una potenziale fuga radioattiva, con l'incubo di una contaminazione da plutonio. La morte di quei territori.
Nella letteratura greca si parla di hybris, l'arroganza contro gli Dei: una colpa grave che aveva come conseguenza la nemesis, la vendetta della divinità nei confronti degli arroganti, dei superbi che avevavo osato sfidare leggi immutabili. È quasi facile vedere tutto questo nell'ecatombe giapponese, come se vi fosse un destino in atto. Come se fosse stato lanciato un terribile messaggio. Insieme un avvertimento e una lezione alla nostra società, quella dell'homo oeconomicus, delle crescite illimitate, della produzione illimitata, del consumo illimitato. Il tutto in una realtà e in un mondo che hanno confini precisi, quelli fisici e temporali. Quelli della vita di ognuno di noi, che illimitata non è. Il corto circuito è evidente e immediato. Qui niente è infinito, a parte la follia di chi è convinto che ogni cosa esistente, a cominciare dalle persone, sia al servizio di un fantomatico sviluppo che, creato sulla pelle dell'ambiente in cui l'uomo vive, finisce per trasformarsi, ironico ossimoro, in autodistruzione.
La negazione di quel futuro tanto agognato, altra parola d'ordine dei nostri tempi, uno dei propulsori psicologici della nostra economia. Un tempo vago e lontano, che come i miraggi nel deserto scompare in un attimo all'avvicinarsi del viandante moribondo e assetato. Quasi una categoria mentale più che una dimensione temporale, una meta che non arriva mai e che sembra creata appositamente per giustificare e alimentare i deliri di crescite eterne. "Perché in questo modello di sviluppo basato sull'ossessiva proiezione nel futuro, invece che sulla ricerca dell'armonia in ciò che c'è già" scrive Massimo Fini ne Il vizio oscuro dell'occidente "l'uomo non può mai raggiungere un punto di equilibrio e di pace, ma colto un obbiettivo è costretto dall'inesorabile dinamismo del sistema a inseguirne un altro, in un'affannosa corsa priva di senso che ha termine solo con la morte dell'individuo. Come al cinodromo i cani levrieri, tra le bestie più stupide del Creato, battagliando e mordendosi l'un l'altro, inseguono la lepre di stoffa che non possono raggiungere, così è l'uomo oggi".
E mentre in Giappone il veleno radioattivo vomitato da ciò che resta del sito di Fukushima sta già contaminando cibo e acqua, minacciando di investire direttamente la capitale Tokio, impossibile da evacuare con i suoi 30 milioni di abitanti, il resto del mondo torna a riflettere, almeno così si dice. Sarebbe allora utile domandarsi, approfittando di questo momento di presunta onestà intellettuale, se valga la pena compromettere l'integrità di intere aree del pianeta e la salute di milioni di persone, per garantire la sopravvivenza di un modello economico trasformatosi, nel tempo, da strumento nelle mani degli uomini a fine ultimo dell'esistenza di questi, divenuti, a loro volta, mero ingranaggio di un'immensa macchina. Sarebbe bello discutere di questo. Chissà, magari alla prossima catastrofe.


domenica 13 marzo 2011

VACANZE INDIGESTE






Così c'è più gusto, davvero. L'italrugby batte al Flaminio la Francia, 22-21, per la prima volta nel Sei Nazioni e quattordici anni dopo l'unico successo della sua storia ovale, Grenoble 1997. Se allora erano state le mete di Vaccari e Francescato, assieme ai calci di Dominguez ad aprire le porte dell'Olimpo ovale agli Azzurri, con l'ingresso nel torneo più antico e prestigioso di questo sport, oggi sono Bergamasco e Masi a fare la storia, il primo con i preziosi punti al piede e il secondo con l'unica splendida meta in faccia ai transalpini.
"Vacanza romana", titolava L'Equipe in apertutra delle pagine sportive alla vigilia dell'incontro, descrivendo perfettamente lo spirito con cui i giocatori transalpini si accingevano a scendere in campo: punti assicurati, vittoria in carrozza. La storia, invece, aveva altri programmi per il pomeriggio del Flaminio. Così, una Francia indisponente nella sua presunzione si fa beffare dagli avversari più motivati e determinati, che prevalgono nonostante la mischia, storico punto di forza degli azzurri, abbia faticato a lungo. Gli ultimi cinque minuti di gara vissuti in apnea dai tifosi, idealmente in mischia assieme ai giocatori per bloccare gli ultimi, disperati e confusi tentativi di rimonta dei cugini, rimarranno per molto nella memoria degli appassionati. Per quelli italiani, resterà la felice immagine della grande, agognata e insperata vittoria contro una delle squadre più forti e temute del panorama ovale; Per i francesi la consapevolezza di aver subito una cocente umiliazione, figlia della supponenza.
Unica nota stonata di un pomeriggio trionfale, quei fischi incessanti da parte di molti spettatori italiani all'indirizzo dei giocatori avversari che calciavano verso i pali. Una pratica normale, purtroppo, in altri sport. Non nel rugby. Un boato continuo, tanto da costringere lo speaker dello stadio a richiamare, fatto senza precedenti, la massa vociante alla civiltà. Le cattive abitudini sono dure a morire, ma c'è da riconoscere che il mondo ovale ha già fatto molto: dai minuti di silenzio onorati addirittura in silenzio, senza gli odiosi applausi, fino al terzo tempo vissuto in amicizia tra tifoserie. A breve arriverà anche il rispetto dei giocatori avversari. Ci vuole pazienza. E poi chissà che, sulle ali dell'entusiasmo, non partano anche i lavori di ampliamento dello stadio Flaminio, per chiudere una volta per tutte con lo sconcio delle tribune mobili formato Ikea. Ma qui l'aura magica del rugby non può far nulla, serve l'efficienza e l'onestà della politica. Ci vuole un miracolo...

mercoledì 2 marzo 2011

ALLARME VERDE

Il "cratere" di Via Panama con lo scheletro di "Villa Todini" sullo sfondo



Il parco di Villa Ada, tra i più estesi e importanti di Roma, è storicamente nel mirino della speculazione. In una città assediata dal cemento e dai palazzinari, e in una regione in cui un noto immobiliarista, Roberto Carlino, è presidente addirittura della commissione ambiente, questo potrebbe essere quasi scontato, ma non certo normale o tollerabile.
Dalle misteriose recinzioni sorte lo scorso autunno in un'area, quelle delle ex Scuderie Reali, da tempo al centro di un controverso piano di riqualificazione, fino al sequestro di una villetta, ubicata all'interno del parco all'altezza di Via Panama e di proprietà dell'imprenditrice Luisa Todini, si assiste a uno stillicidio di notizie inquietanti. L'ultimo capitolo di questa triste saga è legato al cantiere, una specie di ground zero che si estende su 13 mila metri quadri, di un maxiparcheggio a due piani. Anch'esso, come l'ex rudere della Todini, su Via Panama e, ovviamente, irregolare. Tutto all'interno di Villa Ada. Per scavare quella sorta di cratere vulcanico che ora deturpa la zona e che tutti possono vedere, era stata a suo tempo sufficiente una semplice "dichiarazione di inizio attività", come se si trattasse di tirare su un tramezzo nel tinello di casa, e i sigilli erano arrivati, lo scorso 11 gennaio, dopo 11 mesi di lavori. A devastazione di verde pubblico, quindi, ultimata. Se, infine, a questo elenco aggiungiamo le voci di possibili speculazioni su Forte Antenne , secondo cui lo storico edificio militare interno alla Villa e posto sulla collina alla confluenza di Tevere e Aniene sarebbe destinato a diventare un resort di lusso o, in alternativa, una delle sedi della Luiss, il quadro, amaro, è completo.
Roma è la prima città d'Europa e tra le prime al mondo per verde pubblico, con il 68% del territorio ricoperto di parchi, pinete, giardini. Una ricchezza straordinaria e inestimabile, un tesoro da preservare per le future generazioni al pari di monumenti e musei. Speculare su un parco significa cancellare non solo una parte di storia della città, ma soprattutto contribuire a far peggiorare la qualità della vita dei suoi abitanti. E non va bene.


Altra immagine del cantiere sequestrato in via Panama



Lo scheletro della villetta sequestrata a Luisa Todini
a poca distanza dal cratere del maxiparcheggio


mercoledì 9 febbraio 2011

RAPPORTO CENSIS 2010: ITALIA TRA VACUITÀ E VIOLENZA

Cinismo, appiattimento, aggressività, una fotografia impietosa quella che emerge dal 44° rapporto del Censis, il celebre istituto di ricerca, sulla situazione sociale del nostro Paese. Stretta nella morsa tra globalizzazione economica che demolisce ogni certezza, e civiltà dei consumi che anestetizza volontà e coscienza, il tessuto sociale italiano si scopre scollato e pericolosamente in caduta verso un nichilismo anarchico.
“La società slitta sotto un’onda di pulsioni sregolate” si legge nelle considerazioni generali del rapporto Censis 2010, nella parte dal titolo “Un inconscio collettivo senza più legge, né desiderio”. “Sono evidenti” prosegue il testo “manifestazioni di fragilità sia personali che di massa: comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro”. È evidente che in queste dinamiche la crisi economica giochi un ruolo importante, ma essa non è il solo elemento alla base di questo fenomeno. Vi sono ragioni che affondano le proprie radici nella struttura stessa del vivere moderno. Nello scontro tra fiducia in un futuro di ineluttabile sviluppo e progresso e la realtà di tutti i giorni fatta di abbassamento costante della qualità della vita, si tende a perdere la bussola, specie in assenza di punti di riferimento; siano essi laici, istituzioni politiche, o religiosi. Entrambi colpiti duramente da sfiducia e scetticismo.
Il risultato sono i nostri tempi. “Si afferma così” sottolinea ancora l’indagine del Censis “una diffusa e inquietante sregolazione pulsionale, con comportamenti individuali all’impronta di un egoismo autoreferenziale e narcisistico: negli episodi di violenza familiare, nel bullismo gratuito, nel gusto apatico di compiere delitti comuni, nella tendenza a facili godimenti sessuali, nella ricerca di un eccesso di stimolazione esterna che supplisca al vuoto interiore del soggetto, nel ricambio febbrile degli oggetti da acquisire e godere, nella ricerca demenziale di esperienze che sfidano la morte, come il balconing. Una società che si va contraddistinguendo, con forza sempre maggiore, per vacuità e confusa aggressività. Si vive senza norma, quasi senza individuabili confini della normalità, per cui tutto nella mente dei singoli è aleatorio vagabondaggio, non capace di riferirsi a un solido basamento”.
Le pagine di cronaca nera dei giornali sono lì a testimoniarlo, non tanto per il numero in sé di delitti commessi, quanto per il contesto di sconvolgente normalità in cui spesso nascono. Dal tassista massacrato a Milano per aver investito un cane, all’infermiera romena uccisa a Roma per una fila saltata. Solo per citare i due casi più recenti ed eclatanti.
È necessario ridare senso alle cose quindi, ritrovando la bussola smarrita o, nell’attesa, almeno imparare a orientarsi con le stelle. A questo proposito il rapporto Censis parla di riscoperta del desiderio “individuale e collettivo, per andare oltre la soggettività autoreferenziale, per vincere il nichilismo dell’indifferenza generalizzata. Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita”. La soluzione passerebbe allora attraverso un nuovo tipo di desiderio, differente da quello imprigionato nella dinamica consumatore-moda. Quello già c’è ed evidentemente è una parte del problema che ci troviamo ad affrontare. Tra i processi attualmente in fase di sviluppo nei quali sono ravvisabili, secondo il rapporto Censis 2010, “germi di desiderio”, troviamo l’interessante aspetto legato alla riscoperta del “fare comunità in luoghi a misura d’uomo” come borghi, paesi e piccole città. Un fenomeno questo, che sta prendendo piede sia per ragioni economiche, legate al costo della vita indubbiamente maggiore nelle grandi metropoli rispetto ai piccoli centri, sia per motivi legati alla qualità della vita stessa, dai ritmi più bassi all’aria migliore e alla tranquillità. Una prima risposta alla società vuota e apatica denunciata nel Rapporto. Una potenziale via d’uscita su cui lavorare, non solo come fuga nelle poche isole felici ancora al riparo dai problemi della modernità, ma anche e soprattutto come proposta generale di cambiamento. Ridare una dimensione umana alla società delle risorse umane.

mercoledì 26 gennaio 2011

ROMA E I SUOI RIFIUTI: PROBLEMI E SOLUZIONI


Terzigno, Napoli, Malagrotta, Roma. L’eterna emergenza rifiuti in Campania, con i disordini nella cittadina vesuviana e i soldati trasformati in spazzini per ripulire le strade del capoluogo partenopeo sommerse dalla spazzatura, crea preoccupazione anche nella Capitale. Mentre infuriano le polemiche sull’ennesima proroga per la discarica più grande d’Europa e rimangono dubbi sul piano regionale rifiuti presentato lo scorso novembre dalla Giunta Polverini, le associazioni e l’Ama, azienda municipale per l’ambiente, fanno il punto della situazione.
“Un problema grave rimane la raccolta differenziata, che a Roma non decolla” dice Alessandra De Giorgi del dipartimento comunicazione di Codici, il centro per i diritti del cittadino. “Tale pratica, infatti, non coinvolge tutti i quartieri e mancano adeguate informazioni per i cittadini che non sanno come dividere correttamente i materiali. Il sistema appare inceppato”. Alla De Giorni fa eco Legambiente, che nel suo rapporto sui “Comuni Ricicloni 2010” ha definito grave la situazione della Città Eterna. Secondo il rapporto, infatti, a Roma la raccolta differenziata è salita al 21% nel 2009, ma ancora non basta, come sottolinea Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio: “per portare Roma al 45% di raccolta differenziata entro il 2011 è necessario far passare almeno 1,2 milioni di romani al sistema porta a porta, che nei quartieri dove è in funzione sta dando ottimi risultati”.
Un‘analisi che non viene condivisa, però, dai responsabili dell’Ama: “La differenziata, nel primo semestre 2010, è al 21,1%, in crescita grazie al servizio di raccolta ‘spinta’, ovvero con la separazione dell’organico destinato al compostaggio. Un servizio, quest’ultimo, esteso a oltre 420 mila cittadini romani. Ama possiede, poi, due impianti di separazione del multimateriale (contenitori in plastica, vetro e metallo) e un impianto, a Maccarese, di trasformazione della frazione organica in compost che in pochi anni sarà raddoppiato, portando la capacità di trattamento da 30 mila a oltre 100 mila tonnellate l’anno”.
Lo scorso 19 novembre, intanto, la regione Lazio ha presentato il documento relativo al nuovo piano rifiuti, i cui punti cardine sono raccolta differenziata al 65% entro il 2012 e non più di 4 termovalorizzatori, con il raggiungimento dell’autosufficienza in materia mediante il reperimento di siti alternativi a Malagrotta, in attesa che la differenziata cambi marcia. “Per fare un nuovo impianto ci vorranno un anno e mezzo o due anni” aveva detto l’assessore all'Ambiente di Roma capitale, Fabio De Lillo “e il nuovo sito sarà indicato entro fine anno”. Il 2010 però si è chiuso senza ulteriori novità in merito, a parte il fiorire di ipotesi sui possibili luoghi di destinazione dell’immondizia romana e la confusione che continua a regnare sovrana. Si parla di Fiano, Allumiere, Guidonia e altre due località dentro i confini capitolini, lungo la Laurentina e l’Aurelia. Ma non c’è ancora nulla di preciso. Mentre ad Albano preparano le barricate per opporsi al nuovo termovalorizzatore. Nessuna emergenza Terzigno a Roma, quindi, per ora. In compenso molto caos.
Chiudere al più presto Malagrotta, quindi, per le implicazioni di ordine ambientale e per tutelare la salute pubblica, ma non solo. Il sito, infatti, è proprietà di un privato e i costi, perciò, sono altissimi. Non può andare avanti così e in questo Ama e Legambiente concordano. Per l’azienda, infatti, “La situazione attuale comporta un pesante esborso economico, circa 110 milioni di euro l’anno, per smaltire presso terzi i rifiuti e rischi per il futuro. È necessaria, dunque, la chiusura del ciclo dei rifiuti da parte di Ama”, che vuol dire proprietà pubblica dei siti. Dall’associazione poi sottolineano quanto sia importante una svolta che privilegi la differenziata rispetto alle discariche, sia per far risparmiare soldi ai cittadini, sia “per contrastare i cambiamenti climatici, visto che il riciclaggio riduce i consumi di petrolio e quindi le emissioni di anidride carbonica”.
La parola chiave è raccolta differenziata, puntando forte sul porta a porta e sull’informazione ai cittadini per una divisione corretta dei materiali che non sprechi l’umido, utilissimo per produrre compost. Fare chiarezza sul piano rifiuti, infine, per realizzare con tempi certi una strategia di ampio respiro finalizzata a porre fine all’era delle discariche, ormai anacronistiche oltre che dannose. Terzigno potrebbe essere molto più vicina di quanto dica la geografia.

lunedì 10 gennaio 2011

PASSEGGIANDO NELLA STORIA DI AQUILEIA


La pioggia sottile e la lieve foschia che abbraccia il paesaggio, donano alle cose un velo di mistero che le rende ancor più affascinanti. Aquileia, piccolo centro in provincia di Udine, a metà strada tra la fortezza veneziana di Palmanova e il mare di Grado, in una mattina di gennaio appare irreale, quasi fosse caduta da un dipinto romantico.
Con i suoi 1.700 anni di storia, a partire dal 181 a.c., data di fondazione come colonia romana, fino al 1751, quando venne soppresso il patriarcato e nacquero gli arcivescovadi di Gorizia e Udine, il paese nel cuore della bassa friulana rappresenta uno dei siti archeologici più importanti dell'Italia settentrionale.
La basilica e le radici romane e cristiane, le rovine del porto fluviale sulla via Sacra, che costeggia l'antico corso dei fiumi Natisone e Torre, e i musei. Il Foro e i mosaici perfettamente conservati. Splendide testimonianze di cultura e arte, spiritualità e tradizione da vivere e preservare per le future generazioni.