domenica 11 marzo 2018

TRIDENTUM, PASSATO E MODERNITÀ NELL'ABBRACCIO DELLE DOLOMITI




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Una città nata nel I secolo avanti Cristo in un punto strategico e da lì sviluppatasi attorno alle proprie molteplici identità culturali ed artistiche. L'anima multiforme di Trento, l'antica Tridentum romana sorta a controllo della Valle dell'Adige e del principale asse di collegamento tra Europa centrale e mediterranea, è visibile nei diversi musei e siti archeologici ben tenuti e ancor meglio organizzati della città.
Viaggiare nei secoli rigorosamente a piedi o in bicicletta in un territorio a forte vocazione green è imperativo per il visitatore.


Spazio Archeologico sotterraneo del Sas, la Trento romana. Particolare di una scultura

Così è possibile vivere al meglio ogni affascinante aspetto del luogo iniziando dallo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, quartiere centrale abbattuto negli anni '30 del '900, o di Piazza Lodron. Siti venuti alla luce e valorizzati dopo lavori di scavo e restauro rispettivamente del Teatro Sociale e di Palazzo Lodron. Due tappe importanti per conoscere la Trento romana proiettando lo sguardo sui 2000 anni successivi, dalla fase tardo antica al novecento passando per il rinascimento.


Trento, Piazza Duomo con il duomo romanico ultimato nel 1321 e il Palazzo Pretorio, sede del Museo Diocesano Tridentino

Periodi storici conoscibili più approfonditamente in altri musei del centro. Come quello Diocesano Tridentino ad esempio, uno dei primi in Italia fondato nel 1903. Scrigno delle più belle opere provenienti dalle chiese della diocesi, appunto. Patrimonio inestimabile di arte e identità del territorio, con ricche produzioni che simboleggiano la complessità della storia di quell'angolo d'Italia. Nel museo si trovano infatti opere che vanno dal XIII al XIX secolo, di artisti austriaci, lombardi e veneti oltreché locali.
Da non perdere poi la Basilica paleocristiana di S. Vigilio, sotto la cattedrale. Lo spazio archeologico narra di un sito sorto probabilmente verso la fine del IV secolo. L'antico edificio deve la sua origine alla sepoltura dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, ai quali si aggiunsero successivamente le spoglie di Vigilio, patrono di Trento. Scenario che abbraccia secoli densi di fede e storia.

Il castello del Buonconsiglio, veduta di Castelvecchio. Al centro la bellissima loggia Veneziana con gli archi trilobati

Su tutta questa meraviglia svetta, metaforicamente e fisicamente, il profilo del Castello di Buonconsiglio, simbolo della città. Un gioiello che ne custodisce molti altri, con le sue sale traboccanti di dipinti e arazzi, sculture e affreschi, storie ed emozioni. L'edificio poi è un'opera d'arte in sé: dal Castelvecchio al Magno Palazzo sarebbe stucchevole elencare quanta bellezza viva nella fortezza. Sufficiente sottolinearne l'unicità. Irrinunciabile la visita, separata dal resto del sito, alla Torre Aquila e ai suoi mirabili affreschi relativi al ciclo dei mesi: un documento prezioso della vita in Trentino tra la fine del '300 e l'inizio del secolo successivo.

All'interno della Torre Aquila sono visibili gli splendidi affreschi del ciclo dei mesi. Oltre alla meraviglia artistica un documento prezioso sulla vita in Trentino tra la fine del '300 e l'inizio del secolo successivo

Dall'antico al moderno. Anzi, al futuro. Sulle sponde dell'Adige appena ad ovest del centro storico troviamo il Muse, Museo delle Scienze, all'interno di una struttura costruita, come l'adiacente quartiere Le Albere, dal celebre architetto Renzo Piano. L'intera area è un inno all'ecosostenibilità e agli spazi verdi, con l'utilizzo di materiali innovativi e green. Il Muse ha un aspetto avveniristico e una vocazione educativa al proprio interno. Un sentiero che si snoda nei meandri della conoscenza, dalle origini della vita sulla Terra fino al cielo e al sottosuolo. Senza dimenticare l'uomo, la sua evoluzione e la sua storia. Uno sguardo al futuro che non può prescindere dall'analisi del passato e del presente.
Tridentum ha tutto questo da offrire e anche di più. La bellezza attende.


Uno sguardo nel futuro al Muse, il Museo delle Scienze di Trento

domenica 4 febbraio 2018

IL BORGO CHE CUSTODISCE L'EREDITÀ DEL POPOLO FALISCO


Forte Sangallo di Civita Castellana - Cortile interno

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Tra le forre e le rupi tufacee scavate dall'acqua e dall'uomo nei secoli, spiccano mura che abbracciano borghi suggestivi sorti in una terra dai colori intensi, figli dell'energia di antichi vulcani. Siamo nel nord del Lazio, in quell'angolo di Tuscia appena ad ovest della valle del Tevere, confine naturale con la Sabina. 
Qui, dove la via Amerina simboleggia il legame di arte, cultura e popoli tra Roma e l'Umbria si è creato nel tempo un mosaico unico di identità che vivono ancora oggi. Civita Castellana è la capitale dei Falisci, fiero popolo le cui origini si perdono nei meandri del mito e del passato, incrociando i destini di altre genti del tempo come Etruschi e Capenati, Veienti e Romani. Questi ultimi conquistatori della città nel 241 a.c.
Dopo molteplici vicissitudini che portarono all'affermazione della civitas come sede vescovile e terreno di scontro tra Impero e Papato, si giunge all'epoca dei Borgia, a cui si deve l'edificazione del simbolo del borgo: il forte Sangallo. Alla fine del '400 per volontà di Alessandro VI si inizia infatti a costruire un grande edificio che si svilupperà in seguito sia come fortezza militare sia come sontuoso palazzo rinascimentale. Gli artefici di questo capolavoro furono prima Sangallo il Vecchio e poi il Giovane, che concluse l'opera sotto Papa Giulio II nel 1513.

Museo Archeologico dell'Argo Falisco all'interno del Forte Sangallo di Civita Castellana - particolare di una biga falisca

Al primo piano dell'edificio è ospitato il museo Archeologico dell'Agro Falisco, la storia di questa terra. Imperdibile per bellezza e ricchezza la visita a Civita Castellana porta dal Forte alla Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore, costruita sui resti di una chiesa più antica (VIII-IX sec.) di cui si conservano molti elementi altomedievali. La facciata è una perla realizzata dai Cosmati, famiglia di marmorari romani. L'interno subì modifiche nel XVIII secolo ma il connubio di generi crea un'atmosfera unica. 
Come quella che si respira tra i vicoli del paese, pittoreschi e tipici di quel luogo nato dal tufo e dalle rocce vulcaniche. Un territorio impareggiabile sotto il profilo paesaggistico e culturale. Una vetrina di bellezza che riserva infinite meraviglie. I borghi della via Amerina attendono gli animi che vogliono ascoltare il silenzio che narra le vicende della storia, assaporando le sfumature cangianti di luoghi unici. 


Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore - Facciata