martedì 7 giugno 2022

IL PARCO DEL PAPA, TESORO DELL'ANTICA TIBUR

La cascata di Villa Gregoriana a Tivoli
 

Acqua turbinosa che cade in un ripido salto di rocce verdeggianti, tra maestosi templi e grotte scavate dai millenni. Poi alberi secolari aggrappati ad alte pareti e vestigia di ville romane che impreziosiscono un paesaggio unico.

Scorcio di Villa Gregoriana con il tempio Rotondo in lontananza


Ovunque l'orgoglioso suono del fiume che scorre attraverso le gallerie volute da Gregorio XVI assieme al parco che le racchiude. Villa Gregoriana è uno dei gioielli di Tibur, l'odierna Tivoli. Borgo straripante di storia che guarda Roma da est, adagiato sulle prime alture del Subappennino laziale, le cui radici affondano nel mito e nei millenni.

Il piccolo lago creato dalle acque della cascata a Villa Gregoriana


Autentico scrigno di meraviglie culturali e paesaggistiche, Tivoli offre molte occasioni per una visita che abbracci epoche lontane, dall'antica Roma all'800. Dall'imponente complesso di Villa Adriana alla splendida Villa d'Este, fino alla fortezza di Rocca Pia e al santuario di Ercole Vincitore. Non meno interessante però quel parco con la sua celebre cascata artificiale e i suoi meravigliosi templi che dominano pendii scoscesi.

Sbocco delle due gallerie artificiali volute da Papa Gregorio XVI nel 1832 per incanalare le acque del fiume Aniene attraverso il monte Catillo risolvendo il problema delle esondazioni in città


Villa Gregoriana nacque dopo il completamento di un'incredibile opera di ingegneria idraulica nel 1832. Papa Gregorio XVI promosse lo scavo di un doppio traforo nel monte Catillo, alle spalle della villa, per contenere le frequenti esondazioni del fiume Aniene, incanalandone le acque e dando vita allo spettacolare salto di 120 metri della Nuova Cascata Grande, che tutti oggi possono ammirare e secondo in Italia per altezza solo dopo le Marmore in Umbria.

Resti della villa del console romano Manlio Vopisco (II sec. d.c.) all'interno del parco


Terminata questa gigantesca impresa il Pontefice creò il parco che porta il suo nome e che è meta di visite per chiunque ami la storia, la natura, la bellezza. Quando nel 2002 l'Agenzia del Demanio lo dà in concessione al FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, il sito versa in grave condizione di degrado e abbandono. Grazie all'impegno del Fondo nel 2005 la villa viene riaperta al pubblico con un percorso affascinante e romantico che fa rivivere atmosfere da Grand Tour tra sentieri alberati, profumi, scorci e reperti archeologici.

Resti della sontuosa villa del console Manlio Vopisco (II sec. d.c.) che si incontrano lungo il percorso di Villa Gregoriana


Si scende dapprima lungo il fianco della collina che lambisce la cascata, contemplando il salto in tutta la sua straordinarietà assieme alla parte terminale delle due gallerie volute da Gregorio XVI. Successivamente si incontrano i resti della villa del console Manlio Vopisco (II sec. d.c.) per poi fermarsi presso la radura di Ponte Lupo, al di sopra del piccolo lago creatosi ai piedi della cascata. Risalendo a quel punto il sentiero sul versante opposto si segue la voce dell'acqua fino alla grotta di Nettuno, suggestiva cavità naturale da cui sgorga un rivolo spumeggiante.

La Grotta di Nettuno con le sue acque che sgorgano dalla roccia


Il viaggio si conclude in cima alla ripida collina, ai margini dell'acropoli, dove i due templi simbolo dell'area dominano il paesaggio. Sono il tempio Rettangolare e quello Rotondo, di età romana. Il più antico è il primo, risalente al 150 a.c. circa, e forse dedicato al leggendario fondatore di Tibur, Tiburnus. Il tempio Rotondo invece risale al 100 a.c. circa, forse dedicato alla Sibilla Albunea o ad Ercole, e costruito su un terrazzamento artificiale funzionale a contenere e sfruttare al meglio il versante roccioso. Nel medioevo entrambi i templi furono trasformati in chiese: S. Giorgio e S. Maria Rotonda.

Il Tempio Rotondo (100 a.c.circa) fu dedicato Sibilla Albunea o ad Ercole e nel medioevo trasformato nella chiesa di S. Maria Rotonda.


Villa Gregoriana tra le molteplici perle di Tivoli è esempio di come il recupero di beni culturali possa regalare alla collettività tesori inestimabili spesso dimenticati. Salvare storia e natura significa preservare l'anima delle comunità, le radici da cui trarre linfa vitale per il futuro.

Il Tempio Rettangolare, dedicato forse al leggendario fondatore della città, Tiburnus. Nel medioevo l'edificio venne trasformato nella chiesa di S. Giorgio


martedì 31 maggio 2022

LA RUPE DI VICOVARO, TRA S. BENEDETTO E L'ANTICO ACQUEDOTTO


Eremi di S. Benedetto a Vicovaro (RM), Ex oratorio di S. Michele con affreschi


Il subappennimo laziale, una fascia sottile e stupenda di territorio tra la Capitale e l'Abruzzo che da nord a sud corre dalla Sabina al confine campano, costituisce uno scrigno di infiniti tesori, mete perfette per escursioni che uniscano cultura e avventura, natura e arte.
I monti Lucretili rappresentano uno dei gioielli di questo tesoro, propaggine meridionale dei monti Sabini e parco regionale. Un'area ricca di bellezza a pochi chilometri da Roma, all'interno della quale è situato il comune di Vicovaro. Qui è possibile incontrare luoghi dal grande fascino naturalistico e storico, ripide gole e fitti boschi, ma anche antiche chiese, eremi e vestigia romane. Il tutto impreziosito ulteriormente dalla bontà dei prodotti enogastronomici locali.

Eremi di S. Benedetto a Vicovaro (RM), veduta della gola dal sentiero che scende verso l'acquedotto


Gli Eremi di S. Benedetto sono sicuramente il simbolo di Vicovaro, un luogo irrinunciabile da conoscere. È possibile farlo prenotando una visita con una guida volontaria preparata e gentile come Federico (3484327797), che accompagna turisti e appassionati alla scoperta delle grotte del Santo e dell'acquedotto Claudio, percorribile per un lungo tratto. Basta una piccola torcia, anche quella dello smartphone andrà benissimo, abbigliamento sportivo e curiosità. Anche un po' di attenzione a non urtare, ad esempio, la testa nei passaggi più stretti. Ma a questo proposito vengono messi a disposizione dei caschi a protezione.

Inizio del sentiero degli eremi


Una passeggiata nei secoli da non perdere, immergendosi nella natura e nel silenzio della gola in fondo alla quale scorre l'Aniene. Suggestivo il sentiero scosceso che conduce dall'entrata agli eremi e poi all'acquedotto e il panorama mozzafiato riempe di meraviglia.

Il sentiero che scende verso l'acquedotto Claudio


L'intero luogo deve la propria notorietà alla permanenza nel 503 d.c. del Santo di Norcia. Attraverso il percorso scavato nella roccia Federico guida il visitatore, prima di giungere al tratto di acquedotto, nell'eremo denominato "Ex oratorio di S. Michele", dove avvenne un tentativo di avvelenamento di S. Benedetto. Da ammirare gli affreschi seicenteschi.

La gola e l'Aniene


Successivamente si scende lungo il ripido passaggio aggrappato alla parete, con affaccio sul fiume, fino all'imbocco di un tratto di circa 200 metri dell'antico acquedotto Claudio oggi prosciugato. Un'esperienza unica che lascia emozioni di avventure ed esplorazioni.

Una delle grotte nel territorio di Vicovaro in cui S. Benedetto visse da eremita nel 503 d.c.


Meritevole anche una visita al borgo di Vicovaro, a pochi chilometri di distanza, con l'imponente cinta muraria che abbraccia il nucleo originario e soprattutto il bellissimo tempietto di S. Giacomo Maggiore, fatto erigere per volere di Giovanni Antonio Orsini nel 1448. Uno dei più rilevanti esempi di architettura gotico rinascimentale del Lazio.

Tempietto di S. Giacomo Maggiore a Vicovaro (RM), uno dei migliori esempi di architettura gotico rinascimentale nella regione.


Con la sua storia e bellezza Vicovaro e l'area dei monti Lucretili ci dimostrano, come se ve ne fosse bisogno, che nella Regione c'è un'infinità di luoghi da conoscere oltre Roma, e che in Italia anche il più piccolo borgo racchiude un universo da incontrare.

Una delle formazioni naturali che si incontrano scendendo lungo il sentiero degli eremi di S. Benedetto a Vicovaro (RM)