venerdì 11 maggio 2012

BRAMANTE E IL SANTO

Il tempietto di San Pietro in Montorio, detto anche
Tempietto del Bramante


Un capolavoro rinascimentale nel cuore del Gianicolo. Affacciato su Roma e racchiuso nel cortile della vicina chiesa di S.Pietro in Montorio, sorge l'omonimo tempio opera del genio di Donato di Angelo di Pascuccio, più noto come il Bramante, celebre pittore e architetto.
Commissionato dal Re di Spagna attorno al 1502 come scioglimento di un voto, Il piccolo edificio doveva celebrare il martirio di S. Pietro che, secondo una tradizione piuttosto tarda, era avvenuto proprio sul Gianicolo.
Passeggiare attorno alle 16 colonne, numero simbolico che richiama la perfezione per i pitagorici e Vitruvio, soffermarsi ad ammirare i fregi e le decorazioni, le proporzioni e la disposizione della costruzione nello spazio dà un senso di armonia ed equilibrio.
All'interno della struttura un piccolo spazio dedicato a S.Pietro, la cui statua si erge al di sopra dell'altare ed è attorniata da quelle dei quattro evangelisti, opere che vanno ad adornare quello che si configura come un naos più che come luogo liturgico. Su tutto domina la splendida cupola stellata, che rappresenta la Chiesa trionfante nella gloria del cielo, in unione simbolica con la il naos stesso, che indica la Chiesa contemporanea militante con S.Pietro, figura eroica, posta al centro. Terzo e ultimo elemento simbolico, la cripta circolare sottostante il tempio, a cui si accede attraverso due scale realizzate nel XVII secolo, che richiama l'antica Chiesa clandestina dei martiri e il cui centro indica il luogo dove sarebbe stata piantata la croce del martirio del Santo, divenuto perno ideale di tutta la costruzione.
Molteplici i significati e gli elementi richiamati dall'artista, non solo religiosi. L'architettura a pianta centrale si lega alla ricerca che coinvolse tutti gli architetti rinascimentali relativa alla rappresentazione della realtà divina e del cosmo, con il cerchio a richiamare la figura del mondo.
Un tesoro culturale con più volti, quindi. Varie le sfumature e le chiavi di lettura per indagare la profondità dei significati racchiusi nel tempio del Bramante. Dall'architettura alla filosofia, dalla leggenda alla realtà, dall'arte alla religione. Tasselli di un mosaico millenario, il cui fascino rapisce il visitatore e lo attrae a sé, su questa terrazza pudicamente nascosta ai classici itinerari del turismo di massa, dove Roma si specchia nella propria bellezza talvolta dimenticata e la ricchezza della storia vive nella curiosità di chi ha ancora sete di conoscenza.


mercoledì 2 maggio 2012

PASSEGGIANDO TRA I SECOLI



Meraviglie nel parco dell'Appia Antica


Il volto dei millenni e della storia di Roma incastonato nel verde e nel silenzio. I tesori racchiusi nello scrigno dell'Appia Antica vanno contemplati con adeguata lentezza, con l'attenzione necessaria ad apprezzare appieno scorci, colori, vestigia. Un gioiello inestimabile da mostrare con orgoglio al mondo, da valorizzare e proteggere per il futuro.
Il cemento è lì infatti, incombente e minaccioso. Ben visibili i palazzoni dell'Appio Latino e dell'Eur dalla collina che si affaccia sulla chiesa del Domine Quo Vadis, e che ospita nel suo cuore le millenarie gallerie delle Catacombe di San Callisto. Come una fortezza assediata, il parco della Regina Viarum resiste al tempo e alle mire speculative, un problema annoso che Roma si trascina da sempre. "Questi uomini lavoravano per l'eternità ed avevano calcolato tutto", scriveva amaramente Wolfgang Goethe nella lettera dell'11 novembre 1786 del suo Viaggio in Italia, "meno la ferocia devastatrice di coloro che son venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cedere". L'eterna lotta tra ricchezza culturale, fatta di storia e natura da tramandare alle nuove generazione come base per un futuro da costruire con coscienza, e materiale, immediato tornaconto economico e personale di pochi spesso a danno dei molti.
E così, difendere luoghi di grande interesse storico e archeologico come la tomba di Cecilia Metella e l'attiguo, splendido, Castrum Caetani, o il sito di Capo di Bove con gli importanti resti riportati alla luce dai recenti scavi, senza dimenticare la Villa di Massenzio né la basilica di S. Sebastiano solo per citare alcune delle perle che il parco può vantare, non significa solo proteggere l'eredità del passato, ma proiettare questo nell'avvenire, per farlo rivivere.
"È una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l'antica", scriveva ancora lo scrittore romantico in visita in Italia, "eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano la nostra immaginazione".
Rinnovare l'impegno dell'artista per evitare che si avveri definitivamente un'altra sua triste considerazione: "Ciò che hanno rispettato i barbari, l'han devastato i costruttori della nuova Roma".