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martedì 20 agosto 2013

LEONI ALATI NELLA PENISOLA SLAVA E VENEZIANA

Labin, centro storico, chiesa di Maria Nascente, il leone di S. Marco


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La costa orientale dell'Istria, come il resto di quel delizioso triangolo di terra incastonato tra Trieste e Fiume, l'attuale Rijeka croata, costituito da fertili colline e aspre scogliere a picco su un mare cristallino, rappresenta un ideale luogo di viaggio e scoperta.
La curiosa forma a diamante di questo lembo di Croazia, fortemente legato al proprio passato veneziano e romano, è la sintesi della ricchezza che nasce dall'unione di cultura e tradizioni, cura per l'ambiente e turismo rispettoso dell'arte e della natura.

Gračišće, centro storico, palazzo vescovile in gotico veneziano

Borghi i cui campanili, dall'inconfondibile impronta veneziana, svettano visibili già da lunghe distanze come ad indicare la strada, e in cima ai quali il visitatore, una volta percorse strette e ripide scale di legno, si trova ad accarezzare antiche campane sorrette da pesanti travi, appena prima di ammirare il mare in lontananza, avvolto dal verde. Vicoli silenziosi che si inerpicano tra palazzi multicolori, odori e sapori di un terra vicina e diversa.
Labin, la medievale e rinascimentale Albona, con la sua chiesa gotica di Maria Nascente sulla cui facciata campeggia il simbolo della Serenissima, e i numerosi reperti romani custoditi nello scrigno barocco di palazzo Lazzarini, che racchiude anche la storia mineraria del territorio.

Pican, centro storico

Pican, la romana Petena, isolato centro nel verde della campagna a 350 metri di altezza su uno spuntone di roccia e Gračišće, o Gallignana, su un colle a poca distanza da Pican, con la chiesa romanica di S. Eufemia e quella rinascimentale di Santa Maria, con accanto l'immancabile campanile. Senza dimenticare Rabac, adagiata nel verde della costa di fronte alle incantevoli isole di Cherso e Lussino.
Se la costa occidentale presenta tesori come Porec e Rovigno, oltre che Pola, il secondo lato del triangolo istriano non è da meno, rinnovando negli occhi di chi arriva in quella parte d'Europa la consapevolezza che la vera ricchezza del vecchio continente sta nella storia e nelle identità comuni. L'unico modo per costruire un futuro possibile.

Labin, chiesa di Maria Nascente e palazzo Lazzarini


venerdì 7 giugno 2013

NINFA, LE DELIZIE DELLA POMPEI DEL MEDIOEVO

Scorci dei giardini di Ninfa

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Antichi ruderi, vestigia di storia e cultura, avvolti e protetti dall'abbraccio della natura; fiori variopinti, i cui profumi si spandono ammalianti nell'aria, crescono liberi assieme a piante esotiche in un vasto e ordinato giardino, di uno splendore fuori dal tempo.
L'area naturale di Ninfa, ai piedi dei monti Lepini in provincia di Latina, è Monumento Naturale dal 2000 "al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale", si legge nel sito ufficiale della Fondazione Roffredo Caetani, che dal 1972 preserva il luogo, "l’habitat costituito dal fiume Ninfa, lo specchio lacustre da esso formato e le aree circostanti che costituiscono la naturale cornice protettiva dell’intero complesso".

Verde rigoglioso e antiche vestigia nei giardini di Ninfa

La fondazione nacque per volontà della principessa Lelia Caetani, ultima discendente della nobile casata che nel 1298 acquistò la città di Ninfa, allora florido crocevia commerciale, grazie a Benedetto Caetani, salito al soglio pontificio nel 1294 come Papa Bonifacio VIII. Benedetto aiutò suo nipote Pietro II Caetani ad acquistare Ninfa ed altre città limitrofe, "segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino, presenza che sarebbe durante per sette secoli".
Dopo il saccheggio del 1382 da parte di Onorato Caetani, sostenitore dell’antipapa Clemente VII nel Grande Scisma e avverso al ramo dei Caetani che possedevano Ninfa, i Palatini sostenitori di Urbano VI, la città fu distrutta e mai più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la pianura pontina. Nonostante l'abbandono le chiese continuarono a vivere per altri due secoli, prima dell'oblio. Oggi è possibile vedere i resti degli antichi luoghi sacri che, grazie anche alla mano della natura, non hanno perso il proprio fascino e continuano a vivere nell'interesse dei visitatori.

Verde rigoglioso e antiche vestigia nei giardini di Ninfa

Il giardino vero e proprio venne alla luce nel XVI secolo grazie al cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, che volle creare a Ninfa un "giardino delle sue delizie".
Nell'Ottocento, poi, "Il fascino delle sue rovine attirò molti viaggiatori che percorrevano l’Italia riscoprendo l’antico: la Pompei del Medioevo, come la definì Gregorovius, era un luogo spettrale, magico e incancellabile dalla memoria di chi la vide.
"L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani", si legge ancora nel sito. "Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino".
Ninfa, un luogo incantato dove si percepisce la forza che sprigiona dalla bellezza della natura e il fascino ancestrale che essa esercita sull'animo umano, come un sentiero che riporta a casa.


martedì 7 maggio 2013

ROMA ANTICA NEL SUO SCRIGNO RINASCIMENTALE

Palazzo Altemps, Cortile interno


L'arte e la cultura come testimonianza e monito. Una bellezza senza eguali nel mondo sopravvive ancora nelle vie delle nostre città, ma la sua esistenza è messa a rischio dalla costante minaccia del degrado e dell'ignoranza, insieme causa ed effetto del declino che caratterizza i nostri tempi.
Fino a quando, tuttavia, resteranno aperte le splendide sale di luoghi magici come Palazzo Altemps, ultima tappa del viaggio attraverso i secoli nel Museo Nazionale Romano, dopo aver conosciuto le meraviglie di Palazzo Massimo, Crypta Balbi e Terme di Diocleziano, la luce della speranza in un futuro di civiltà non sarà spenta.

Cortile, portico settentrionale

"Palazzo Altemps", si legge nella guida ufficiale del museo, "si trova nel centro della città rinascimentale, tra Piazza Navona e il fiume Tevere, nella zona nord del Campo Marzio, dove scavi archeologici hanno individuato strutture e reperti databili tra il I secolo d.c. e l'età moderna". Uno scrigno rinascimentale che custodisce l'anima antica della Città Eterna. "Nel 1568 il palazzo fu acquisito dal cardinale Marco Sittico Altemps che affidò ad architetti e artisti del tempo importanti lavori di ampliamento e decorazione. La preziosa raccolta di statue antiche e la notevole biblioteca, ospitate nelle splendide sale affrescate, rappresentavano il fasto e il gusto aristocratico della famiglia".

Marte e sarcofago Grande Ludovisi

Moltissime e importanti le opere ospitate all'interno del sito, riconducibili alla sensibilità artistica delle famiglie più in vista dell'epoca. Dalla collezione Altemps e quella Boncompagni Ludovisi: "La celebre raccolta seicentesca di scultura antica della principesca villa Ludovisi sul Quirinale", si legge ancora nella guida del museo, "è stata fino a tutto il secolo XIX  meta obbligata per viaggiatori, artisti, e studiosi di tutto il mondo.

Marte e sarcofago Grande Ludovisi e Galata

Il nucleo principale della collezione fu acquistato dallo Stato nel 1901 ed è dal 1997 allestito a Palazzo Altemps". E poi le collezioni Brancaccio, Drago Albani e Mattei, fino alla raccolta Egizia, che illustra la fortuna di cui godette la religiosità orientale in età romana: "L'interesse per tale ambito artistico e culturale determinò il gusto egittizzante del collezionismo di antichità delle famiglie nobili romane", aggiunge la guida.

Passaggio di Plutone e Zeus

"Si possono ammirare sculture provenienti dall'Egitto insieme ad altre realizzate a Roma, rinvenute nell'Iseo e Serapeo del Campo Marzio e nel cosiddetto santuario del Gianicolo". Il Museo Nazionale Romano e Palazzo Altemps, gioielli di storia e arte, simboli della forza che risiede nella bellezza, unico antidoto al dilagare del nulla.


 Ares Ludovisi II sec. a.c.

giovedì 11 aprile 2013

LA CULTURA CLASSICA VIVE A PALAZZO MASSIMO

Gli aurighi del sacello di Ercole


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Questa era Roma. O forse è ancora. L'eredità di arte e civiltà lasciata nei millenni dalla Città Eterna al mondo costituisce un patrimonio di bellezza e genialità, ma anche identità e consapevolezza di ciò che fu, da condividere con il mondo, che arricchisce i visitatori e regala emozioni e storie da ricordare anche oltre le mura silenziose di Palazzo Massimo, ottocentesco edificio neorinascimentale a pochi passi dalla stazione Termini e parte integrante del Museo Nazionale Romano, assieme alle vicine Terme di Diocleziano, alla Crypta Balbi e a Palazzo Altemps.

Rappresentazioni delle imprese militari. Il sarcofago di Portonaccio

Once Were Romans, questo il nome dato a "una delle più importanti collezioni di arte classica del mondo", si legge nella guida ufficiale del museo. "Quattro piani di esposizione capaci di offrire una ricca panoramica dell'arte romana, dall'età tardo repubblicana a quella tardo antica, dal II secolo avanti Cristo al V dopo Cristo". 
Dal piano terra, le cui sale ospitano "i capolavori della scultura antica, come il discobolo Lancellotti e l'ermafrodito dormiente". E poi i ritratti degli imperatori, come "la statua di Augusto Pontefice Massimo", fino ai "ritratti di principi e principesse delle dinastie Giulio-Claudia e Flavia, il busto di Adriano accanto al rilievo di Antinoo, il ritratto di Marco Aurelio e il busto di Settimio Severo".

Mosaici pavimentati dal I sec. a.c. al IV-V sec. d.c. Mosaico dalla Villa di Piverno e dalla Villa della Ruffinella a Tuscolo

Successivamente il percorso prosegue al primo piano, dove spicca, tra le altre meravigliose opere, il sarcofago di Portonaccio, rinvenuto nel 1931 durante uno scavo in via Delle Cave di Pietralata e raffigurante una battaglia durante le campagne germano-sarmatiche di Marco Aurelio, degli anni 172-175.
Salendo al secondo piano, poi, le sale riservano lo spettacolo di "cicli di affreschi della produzione più elevata della pittura romana, presentati in un allestimento che ricompone gli ambienti originali, metre un'ampia raccolta di mosaici policromi e pregiati intarsi documenta l'evoluzione della decorazione musiva dal I secolo d.c. al V d.c.".


Il piano interrato, infine, ospita una grande collezione numismatica e insegne imperiali, oltre alla celebre mummia di Grottarossa, risalente al II secolo d.c., ritrovata nel 1964 all'11° chilometro della Via Cassia in un sarcofago, assieme al corredo funerario.
Once Were Romans a Palazzo Massimo, un'avventura dello spirito per ascoltare il suono dei secoli e riscoprire nell'anima della cultura classica le radici più vere e profonde dell'Europa.


Il discobolo Lancellotti, scoperto nel 1871 sull’Esquilino

lunedì 18 marzo 2013

LE ORIGINI DI ROMA NEL SUO SOTTOSUOLO

Crypta Balbi - Pian terreno, percorsi


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I secoli scorrono dinanzi ai nostri occhi, con la stessa velocità dei nostri passi lungo i gradini di una scala, guardando i differenti colori di materiali e strutture susseguirsi e mutare a seconda delle epoche a cui corrispondono, in un viaggio nel quale il passato vive sotto di noi.
La Crypta Balbi, uno dei quattro petali, assieme alle Terme di Diocleziano, Palazzo Altemps e Palazzo Massimo, del Museo Nazionale Romano, vero fiore culturale della Capitale, svela i propri segreti e quelli del sottosuolo della Città Eterna in un percorso museale su tre piani, più la splendida visita sotto l'odierna Via Delle Botteghe Oscure, così chiamata per i negozi artigianali installatisi nel XI e XII secolo "negli avanzi degli archi oscuri del Circo Flaminio", come si legge su una targa marmorea custodita nella sezione "Archeologia e storia di un paesaggio urbano".

Piano terreno - Archeologia e storia di un paesaggio urbano - sezione del portico della Crypta

"La Crypta Balbi", si legge nella guida al sito museale "è un isolato del centro storico di Roma dove sorgeva anticamente un vasto portico annesso al teatro che Lucio Cornelio Balbo aveva eretto nel 13 a.c.". Quello eretto da Balbo, generale e politico d'epoca augustea, era uno dei tre teatri di Roma antica, assieme a quello di Pompeo e al teatro Marcello, e poteva ospitare fino a 7700 persone in una struttura lussuosamente decorata.

Porticus Minucia, sotto Via delle Botteghe Oscure

"L'eccezionalità del museo", prosegue la guida, "è data dal fatto che sorge sulla stessa area archeologica. Il percorso museale si articola all'interno dei diversi edifici succedutisi nell'area nelle varie fasi storiche e offre una testimonianza straordinaria del modo in cui Roma crebbe sulle sue stesse antichità nel corso dei secoli". Dall'antichità al XX secolo, da Balbo al V secolo con la ruralizzazione del paesaggio urbano, fino alla costruzione delle chiese, delle case medievali e del Conservatorio di Santa Caterina della Rosa che, tra la metà del XVI secolo e i primi decenni del XVII occupa gran parte dell'area. Senza dimenticare la monumentale esedra e il quartiere antico a est di essa. Vicende narrate nella sezione Archeologia e storia di un paesaggio urbano.

Porticus Minucia, sotto Via delle Botteghe Oscure

"Un'altra sezione, intitolata Roma dall'antichità al medioevo, illustra la trasformazione della città dal IV al IX secolo. Il nucleo più consistente dell'esposizione è costituito da materiali rinvenuti nel corso degli scavi nella Crypta". Migliaia di oggetti: ceramiche, vetro, monete, sigilli; ma anche metalli, ossa, avorio, pietre preziose e strumenti da lavoro. E poi i reperti provenienti dalle collezioni Gorga e Betti, dai depositi del Foro Romano e dal medagliere del Museo Nazionale Romano, nonché gli affreschi di Santa Maria in via Lata dall'Istituto Centrale di Restauro.
Crypta Balbi e Museo Nazionale Romano, luoghi unici per contemplare i tesori dell'antica Roma.  


 Particolare dell'Esedra semicircolare, utilizzata a lungo come luogo di incontro dei ricchi romani in attesa di assistere agli spettacoli nel teatro di Balbo

lunedì 11 febbraio 2013

LE GRANDI TERME DELL'IMPERATORE PERSECUTORE

Terme di Diocleziano, Particolare dell'Aula X. La Tomba dei Platorini


In epoca di cosiddette grandi opere, per lo più favoleggiate o, quand'anche realizzate, drammaticamente inutili oltreché orride, è giusto esaltare quanto edificato nel passato, di grande e bello. Strutture le cui imponenti vestigia, sopravvivendo ai secoli, sono giunte fino a noi per ricordarci di cosa i nostri antenati siano stati capaci. E magari trarne insegnamento per l'oggi.
Le meravigliose Terme di Diocleziano, uno dei gioielli del Museo Nazionale Romano assieme a Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi, rappresentano un capolavoro unico al mondo per dimensioni e stato di conservazione, un complesso monumentale tra i più significativi della storia millenaria di Roma.

Particolare del Chiostro Michelangiolesco della Certosa, dove sono esposte più di 400 opere tra statue, rilievi, altari, sarcofagi provenienti da diversi siti del territorio romano.

Il più grande stabilimento termale realizzato in epoca romana. Un'opera costruita davvero per l'eternità, che nonostante le spoliazioni e i saccheggi, dai Goti ai Vandali fino a Papa Sisto V, che per costruire la propria villa all'Esquilino non esitò a utilizzare l'esplosivo per demolire i resti del Calidarium e ricavarne materiale edile, ancora oggi si staglia in tutto il suo splendore di storia e silenzio di fronte al caos della stazione Termini di Roma.

Il Chiostro Michelangiolesco della Certosa, dove sono esposte più di 400 opere tra statue, rilievi, altari, sarcofagi provenienti da diversi siti del territorio romano.

"Erette tra il 298 e il 306 d.c." si legge nella guida ufficiale, "le Terme di Diocleziano avevano originariamente un'estensione di 13 ettari e potevano accogliere fino a 3 mila persone. Un vasto recinto rettangolare racchiudeva un'ampia area a giardino al centro della quale si trovava l'edificio principale con una serie di ambienti, calidarium, tepidarium, frigidarium, e natatio, quest'ultima una piscina di 2500 metri quadrati, distribuiti lungo l'asse centrale e oggi riconoscibili nella Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri". La chiesa fu fatta edificare a partire dal 1561 da Papa Pio IV all'interno del frigidarium, assieme a una Certosa, e dedicata anche ai martiri in quanto Diocleziano era stato l'imperatore dell'ultima grande persecuzione, nel 303.

La finta porta realizzata nel 1855, da Filippo Balbi, nel chiostro michelangiolesco. Fra Fercoldo indica il ritratto di suo figlio, Clemente IV. Sull’anta lignea della porta vengono esposti oggetti utilizzati nelle attività della vita claustrale certosina.

La progettazione dell'intero complesso fu affidata a Michelangelo, che dà il proprio nome al grande Chiostro sito tra la Basilica e l'Aula X delle Terme, quest'ultima "recentemente restaurata e riallestita" aggiunge la guida, "per ospitare alcuni importanti monumenti funerari: la Tomba dei Platorini, la Tomba Dipinta e la Tomba degli Stucchi dalla Necropoli di Via Portuense".

Particolare dell'Aula X di forma rettangolare, coperta da tre imponenti volte a crociera

Senza dimenticare i tre musei facenti parte del complesso museale delle Terme e allestiti al primo e al secondo piano del Chiostro: il museo Epigrafico, quello Protostorico e il museo virtuale della Via Flaminia, in un viaggio tra i secoli che parte dall'XI secolo a.c.
Dal Latium Vetus a Michelangelo e ai Papi, passando per Diocleziano, in un intreccio affascinante e suggestivo di Imperatori e Pontefici, Paganesimo e Cristianesimo, stili architettonici e artistici. Identità e cultura ancora una volta insieme, in uno dei luoghi più magici della Città Eterna. Eredità eterna.

   
Particolare dell'Aula Decima, all'interno delle Terme di Diocleziano 


giovedì 17 gennaio 2013

IL ROCOCÒ E LA CHIESA DI ZUCCHERO

L'interno, integrazione dell'impianto architettonico tardobarocco del De Rossi con le più tarde, ricchissime decorazioni rococò: è a navata unica, ellittica, con cappelle ai lati, transetto e profonda abside.


Un gioiello incastonato nel centro della Città Eterna, adagiato tra gli edifici circostanti senza paura, tuttavia, di confondersi tra essi considerata la prorompente bellezza della sua facciata, preambolo della magnificenza che si apre alla vista del visitatore una volta varcata la soglia.
La chiesa di Santa Maria Maddalena, edificata sulle ceneri di una cappella trecentesca preesistente, sorge nell'omonima piazza ampliata su autorizzazione di Papa Urbano VIII proprio per ospitare l'edificio sacro in uno spazio più adeguato. "La preesistente chiesa dell'Arciconfraternita del Gonfalone" si legge nella guida Chiesa Santuario di S. Maria Maddalena sec. XVIII, "fu ceduta al p. Camillo", De Lellis, fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli infermi, "nel 1586.

L'interno, integrazione dell'impianto architettonico tardobarocco del De Rossi con le più tarde, ricchissime decorazioni rococò: è a navata unica, ellittica, con cappelle ai lati, transetto e profonda abside.

Nel 1694 iniziò l'ampliamento e la trasformazione della chiesa; nel 1699 la struttura muraria era terminata; la decorazione completata verso la metà del sec. XVIII; la nuova chiesa fu consacrata il 20 ottobre 1727 dal Card. Giovanni Ottoboni. Per unità di stile e di ricchezza d'ornamento, per il movimento mistilineo della pianta e il giuoco elegante delle masse in elevazione, è ritenuta esempio classico dello stile barocco-rococò romano". La scelta di tale stile, però, giudicato scarsamente mistico a causa dello sfarzo che lo contraddistingue e quindi inadatto a una chiesa, fu per questo oggetto di pesanti critiche, che sfociarono nell'epiteto ironico "chiesa di zucchero", assegnato all'edificio sacro che, per i detrattori, ricordava la decorazione di una torta.

L'interno, integrazione dell'impianto architettonico tardobarocco del De Rossi con le più tarde, ricchissime decorazioni rococò: è a navata unica, ellittica, con cappelle ai lati, transetto e profonda abside.


La sfolgorante grazia dell'opera, tuttavia, riesce senza fatica a dipanare ogni dubbio. Dalla facciata, "bellissimo esempio di stile rococò, aggiunta nel 1735 da Giuseppe Sardi", come si legge in RomaSegreta, con i suoi stucchi e le sculture "raffiguranti S.Camillo de Lellis e S.Filippo Neri, nonché S.Maria Maddalena e S.Marta", al meraviglioso interno, che "costituisce una splendida integrazione dell'impianto architettonico tardobarocco del De Rossi con le più tarde, ricchissime decorazioni rococò".



E poi dipinti, stucchi, sculture, oro; La slendida sagrestia
"pienamente rococò, una delle più belle di Roma e la meglio conservata, con una profusione di dipinti, volute, dorature, policromie", o "la cantoria e l'organo in legno dorato e figure di stucco bianco, del 1736", precisa Wikipedia. Ma lo splendore non cancella la spiritualità. Arte, storia e religione convivono nella bellezza e nel mito. Sono molteplici, infatti, le leggende che avvolgono di ulteriore fascino l'edificio sacro a due passi dall'imponente Pantheon.




"
Durante una delle piene più terribili del Tevere, avvenuta nel 1598", aggiunge RomaSegreta, "fu vista la statua della Maddalena, in piedi sulle acque che irrompevano tumultuose nella chiesa, spostarsi da una cappella laterale fino all'altare maggiore, al sicuro dal furore del fiume". Misticismo ma anche romanticismo, come "la grande storia d'amore di due giovani, Teresa Bennicelli e Pio Pratesi. La ragazza, costretta dai parenti a lasciare il fidanzato, si suicidò; lui, affranto dal dolore, prese i voti e celebrò la sua prima Messa sulla tomba dell'amata, naturalmente nella chiesa di S.Maria Maddalena".
Frammenti di un passato che vive nell'arte e nell'anima di Roma, eredità da preservare nel presente come fondamento per un futuro che rispetti la cultura.

mercoledì 12 dicembre 2012

L'ARTE SULLE RIVE DEL LAGO

Il lago di Bracciano dal Castello

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Il borgo silenzioso dominato dal castello, sulla collina che scende verso l'antico Lacus Sabatinus. La cittadina di Bracciano, piccolo centro a nord di Roma affacciato sull'omonimo lago, offre al visitatore molteplici occasioni di scoperte e avventure, per conoscere uno splendido angolo del Lazio. Un'area ricchissima di storia e cultura, unite ed esaltate dalle bellezze paesaggistiche e naturali.

Il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano e il lago

Autentico fiore all'occhiello della cittadina d'origine medievale, come riporta il sito ufficiale del Comune, è "lo splendido castello Orsini Odescalchi, costruito tra il 1470 ed il 1490 dagli Orsini, che erano in quel periodo una delle più importanti e potenti famiglie nobiliari romane". Prima di questi, però, il territorio di Bracciano era stato di proprietà dei Prefetti di Vico, che lo ottennero verso la fine dell'XI secolo e che trasformarono una semplice torre in una rocca fortificata. Gli Orsini arrivarono nel 1419, quando Papa Martino V cedette loro il feudo. E così, la trasformazione di quella che era stata la rocca dei Vico nel maestoso castello attuale, avvenne per volontà di Napoleone Orsini a partire dal 1470. Ma la storia del celebre maniero si lega anche ad un altro nobile cognome, quello degli Odescalchi, attuali proprietari, che subentrarono agli Orsini nella signorìa di Bracciano nel 1696.

Il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano

Il castello è oggi uno splendido museo che dà la possibilità di passeggiare attraverso i secoli, ammirando opere d'arte d'immenso valore e respirando il profumo della storia.
Terminata la visita al maniero, discendendo lungo i vicoli silenziosi del grazioso centro storico, ci si può addentrare nelle sale del Museo Civico che, inaugurato nel 2006, espone collezioni relative alla storia di Bracciano dai suoi primi insediamenti etruschi fino al XIX secolo.

Il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano

Allestito al piano terra dell'antico convento di Santa Maria Novella, fondato nel 1438 e consacrato nel 1580, il museo si divide in cinque diverse sale, corrispondenti a epoche e temi specifici: dalla Comunità, intesa come Istituzione da cui ebbe origine il comune, fino all'età romana e paleocristiana. Senza dimenticare le sale denominate "Committenza e artisti", dedicata a opere realizzate per le maggiori committenze locali, e "Testinomianze d'arte sacra", in cui sono esposti oggetti, arredi e paramenti provenienti dalla vicina chiesa di Santa Maria Novella.

Vicoli del centro storico

Pregevole luogo di cultura e natura a poca distanza dal caos della metropoli, Bracciano e il suo lago costituiscono esempio di quanto il Lazio e l'Italia abbiano da offrire, di meraviglioso, al di fuori dei classici e legittimamente celebrati itinerari turistici.

Museo Civico di Bracciano, Adone e Venere di Cristoforo Stati (1556-1619)

mercoledì 2 maggio 2012

PASSEGGIANDO TRA I SECOLI


La Tomba di Cecilia Metella e il Castrum Caetani

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Il volto dei millenni e della storia di Roma incastonato nel verde e nel silenzio. I tesori racchiusi nello scrigno dell'Appia Antica vanno contemplati con adeguata lentezza, con l'attenzione necessaria ad apprezzare appieno scorci, colori, vestigia. Un gioiello inestimabile da mostrare con orgoglio al mondo, da valorizzare e proteggere per il futuro.

I resti dell'impianto termale nel sito di Capo di Bove

Il cemento è lì infatti, incombente e minaccioso. Ben visibili i palazzoni dell'Appio Latino e dell'Eur dalla collina che si affaccia sulla chiesa del Domine Quo Vadis, e che ospita nel suo cuore le millenarie gallerie delle Catacombe di San Callisto. Come una fortezza assediata, il parco della Regina Viarum resiste al tempo e alle mire speculative, un problema annoso che Roma si trascina da sempre.

La basilica di San Sebastiano fuori le mura - Il soffitto ligneo intagliato

"Questi uomini lavoravano per l'eternità ed avevano calcolato tutto", scriveva amaramente Wolfgang Goethe nella lettera dell'11 novembre 1786 del suo Viaggio in Italia, "meno la ferocia devastatrice di coloro che son venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cedere". L'eterna lotta tra ricchezza culturale, fatta di storia e natura da tramandare alle nuove generazione come base per un futuro da costruire con coscienza, e materiale, immediato tornaconto economico e personale di pochi spesso a danno dei molti.

La Tomba di Cecilia Metella e il Castrum Caetani

E così, difendere luoghi di grande interesse storico e archeologico come la tomba di Cecilia Metella e l'attiguo, splendido, Castrum Caetani, o il sito di Capo di Bove con gli importanti resti riportati alla luce dai recenti scavi, senza dimenticare la Villa di Massenzio né la basilica di S. Sebastiano solo per citare alcune delle perle che il parco può vantare, non significa solo proteggere l'eredità del passato, ma proiettare questo nell'avvenire, per farlo rivivere.

Regina Viarum

"È una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l'antica", scriveva ancora lo scrittore romantico in visita in Italia, "eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano la nostra immaginazione".
Rinnovare l'impegno dell'artista per evitare che si avveri definitivamente un'altra sua triste considerazione: "Ciò che hanno rispettato i barbari, l'han devastato i costruttori della nuova Roma".

lunedì 7 novembre 2011

LE MERAVIGLIE DI VILLA TORLONIA

Casino nobile - Camera dei poeti e degli artisti italiani e la statua di Diana Gabina

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Un'oasi di serenità e cultura nel cuore della metropoli, un rifugio dall'incessante frastuono e dal caos in uno dei quartieri più affascinanti di Roma. Villa Torlonia si apre al visitatore in cerca di quiete e storia, di arte e natura, appagando appieno tutte queste esigenze.

Casina delle Civette , particolare

Passeggiare tra i capolavori del Valadier e del Caretti, di Giuseppe Jappelli e Quintiliano Raimondi, contemplando i maestosi alberi, palme, lecci, cedri e pini, che si stagliano tutt'attorno, regala grande serenità e fa volare l'immaginazione.

Casino Nobile - Sala da ballo

All'interno degli storici edifici commissionati dai Colonna, strutture ora adibite a museo e patrimonio inestimabile di tutti, è possibile gustare il silenzio e la bellezza, il fascino immortale di opere pregevoli e straordinarie. Un'ulteriore tappa dello splendido viaggio attraverso le meraviglie della Città Eterna.

Torre moresca