Visualizzazione post con etichetta Regione Marche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Regione Marche. Mostra tutti i post

domenica 23 maggio 2021

CASCATA DELLE MARMORE E LAGO DI PIEDILUCO, ACQUE IMPETUOSE E SILENTI NEL CUORE D'ITALIA

 

Cascata delle Marmore, salto principale dal belvedere superiore

Maestosa manifestazione di forza e bellezza, attraverso l'acqua, che da secoli nobilita un territorio straordinariamente ricco dal punto di vista storico, paesaggistico e naturale. La Cascata delle Marmore è il gioiello del Parco Fluviale del Nera, nella provincia umbra di Terni.

Il sentiero costeggia il secondo salto delle cascate

Tre magnifici salti fanno cadere le acque del fiume Velino in quelle del sottostante rivo che dà il proprio nome alla splendida valle che si incunea tra fitti boschi, ripidi costoni e borghi dal grande fascino. L'antico Nahar, nome ancestrale del fiume Nera, nasce nelle Marche, nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, e dopo 116 chilometri si getta nel Tevere presso la cittadina Laziale di Orte.

L'ultimo salto, il terzo, della cascata delle Marmore

 

A circa metà del suo percorso, in un tratto stretto e roccioso in cui il suo scorrere si fa rapido e spumoso, si realizza il vigoroso abbraccio con il Velino, le cui acque letteralmente piovono dall'alto. Uno sposalizio non voluto dalla Natura tuttavia. La cascata delle Marmore infatti è artificiale: Nell'antichità il Velino non precipitava come oggi, ma ristagnava in paludi nella piana reatina. Fu nel 271 a.c. che i romani scavarono il Cavo Curiano, un canale che corrisponde al principale salto, il primo, e che prende il nome dal console che ne ordinò la creazione: Manio Curio Dentato.

 

Il sentiero costeggia le rapide nel verde del bosco

Da allora questo spettacolo che unisce in armonia l'ingegno umano e la meraviglia di un paesaggio fantastico, fu importantissimo per tutto il sistema fluviale del centro Italia. Gli occhi del visitatore vengono così rapiti dalla potenza primordiale della cascata, il cui suono ipnotizza mentre il profumo dell'acqua che si infrange sulle rocce plasmate dall'urto si spande tutt'attorno in nuvole d'argento, che illuminate dai raggi del sole regalano un'atmosfera di magia.

Le acque impetuose viste dal sentiero che si inerpica nel bosco tra il secondo e il terzo salto delle cascate

Diversi sentieri permettono una scoperta accurata dei luoghi all'insegna dell'avventura e della libertà. Ci si può inerpicare risalendo il terzo e secondo salto, a pochi passi dal fluire impetuoso, per poi intraprendere la via più lunga che raggiunge, dopo una gradevolissima passeggiata nel bosco, il belvedere superiore posto di fronte al primo precipitare del Velino. In alternativa si può anche rimanere in basso ad ammirare lo spettacolo dal belvedere principale, lungo il fiume Nera.

 

Le acque rapide dal sentiero nel bosco

 

Dopo aver ascoltato il ruggito delle acque travolgenti è il momento della quiete di quelle silenziose, appena increspate dal docile passaggio di piccole barche in contemplazione. Fuori dal territorio del Parco del Nera, infatti, ma facente comunque capo ad esso, si trova il lago di Piediluco con l'omonimo borgo affacciato sulle sue sponde.
 
Scorcio del lago di Piediluco dall'omonimo borgo
 
Si tratta del secondo bacino naturale della Regione dopo il Trasimeno, testimonianza dell'antico Lacus Velinus che in epoca preistorica occupava per intero la piana reatina. L'attuale specchio d'acqua era conosciuto col nome romano di Septem Aquae con riferimento al profilo irregolare e frastagliato a sette bracci che lo caratterizza. La moderna denominazione di Piediluco, invece, significa "ai piedi del bosco". Accanto al fascino della storia e del mito però c'è l'incanto di un luogo unico.
 
 
Suggestione dal lago di Piediluco
 

Il verde a perdita d'occhio dei boschi e i riflessi del cielo sulla superficie placida in cui si specchia un delizioso pugno di case, dominato dalla rocca medievale che, nonostante lo stato di abbandono spicca nel paesaggio, donando ulteriore romanticismo ad un territorio che merita d'essere visitato e apprezzato.
 
 
Paesaggio di Forca dell'Arrone, in lontananza il lago di Piediluco

giovedì 13 dicembre 2018

GOLA DELLA ROSSA E FRASASSI, IL CUORE VERDE TRA JESI E FABRIANO


Eremo dei Frati Bianchi, luogo magico con le sue grotte di arenaria utilizzate dai frati sin dall'XI secolo


Fuori dai borghi antichi, con i loro splendidi siti dall'alto valore artistico e culturale, le Marche offrono diversi e incontaminati paesaggi che non fanno rimpiangere la pur immensa bellezza di musei e palazzi, incastonati come gioielli nei centri storici sfavillanti di unicità. Colline e monti, valli e boschi dell'entroterra creano mille magie per la mente e lo spirito. Carezze per chi sappia meritare la dolcezza della natura.
Non mancano, tuttavia, storia e arte neppure nel mezzo dei verdeggianti e ariosi panorami in cui l'occhio si perde meravigliosamente, nell'assoluto incanto. Il Parco Naturale Regionale della gola della Rossa e di Frasassi è uno scrigno di eternità che si schiude davanti al visitatore. Al pari delle altre perle verdi di cui la regione dai mlle volti può fregiarsi. Il Parco è inserito nel più ampio territorio della Comunità Montana Esino Frasassi.

Paesaggio incantato nella Valle Scappuccia, tra il Monte Predicatore e il borgo di Cerqueto

Costituita nel 1997 per un'estensione di 9167 ettari, il parco Gola della Rossa e Frasassi comprende 3 aree: la gola di Frasassi, con le omonime grotte uniche al mondo, la gola Della Rossa e la valle Scappuccia. Molti gli eremi che si incrociano lungo la via, testimonianze dei fermenti artistici e spirituali che la nobiltà dei luoghi ha sempre suscitato attraverso le epoche.
Come l'abbazia romanica di S.Urbano, avvolta dal silenzio lungo la strada che si snoda tra Cupramontana e Poggio S.Romualdo attraverso paesaggi unici. O il borgo di Avacelli che domina un oceano verde di boschi incontaminati e ai cui piedi è possibile contemplare la poesia della piccola abbazia di S.Ansovino. E poi gli scorci della Valle dell'Esino, colti dal colle dove si staglia Pierosara, e l'abbazia di S.Elena nobilitata dagli splendidi daini che deliziano lo sguardo del visitatore. Senza dimenticare l'eremo dei Frati Bianchi, incastonato nell'arenaria della gola del Corvo a due passi dalla Cupramontana del celebre Verdicchio, assieme alle antiche grotte utilizzate dai frati gia dal XI secolo.
Non c'è modo migliore per assaporare tale grazia che vagabondare di luogo in luogo alla ricerca di ogni scorcio. Di ogni frammento di magnificienza che i mille tesori delle Marche hanno da proporre al mondo.


Interno dell'Abbazia di S.Urbano, straordinario esempio di architettura romanica con presbiterio sopraelevato in stile gotico. Grazie alla particolare posizione e struttura delle aperture poste in fondo all'abside sia sul piano della chiesa sia su quello della cripta, i raggi del sole in diversi periodi dell'anno (Solstizi, equinozi) illuminano gli altari direttamente. Il giorno di S.Urbano, il 25 maggio, i raggi entrano da una delle aperture e cadono esattamente un cerchio scolpito nella pietra.

mercoledì 7 novembre 2018

STUPOR MUNDI E LE SPONDE DELL'AESIS CHE LO VIDERO NASCERE


La Deposizione di Lorenzo Lotto ( 1512), olio su tavola conservato nella Pinacoteca Civica di Palazzo Pianetti a Jesi (AN)

Tutte le foto

Nel cuore del territorio che regala uno dei vini più rinomati e premiati d'Italia, il Verdicchio, sorge una cittadina che fa della cultura e dell'arte i propri emblemi. Circondata dalle verdi e rasserenanti colline marchigiane, Jesi si presenta allo sguardo del visitatore con le sue mura d'origine romana e quattrocentesca perfettamente conservate. Per poi svelare lentamente i molti segreti del proprio centro storico dominato dalla quiete. Elegante e silenzioso, questo lembo straordinario della provincia anconetana offre infinite possibilità per una avventura nella conoscenza, tra siti, musei ed antichi edifici.
Il nome deriva dal fiume Esino, l'antico Aesis, sulla cui riva sinistra la cittadina sorse da insediamenti umbri. Fu abitata da Etruschi e Senoni, divenne importante colonia romana intorno al 247 a.c. e poi presidio di confine tra Bizantini e Longobardi. 
Unici i paesaggi e i frutti della terra, non da meno le radici culturali. Jesi diede infatti i natali ad uno dei personaggi storici più illustri della sua epoca: l'Imperatore Federico II di Svevia, che nacque il 26 dicembre del 1194 nella piazza principale in una tenda al cospetto del popolo. In quel luogo oggi, oltre al Duomo, sorge il museo dedicato proprio al figlio di Costanza d'Altavilla, Stupor Mundi. Un viaggio appassionante e tecnologico nella vita del grande imperatore.

La galleria degli stucchi di Palazzo Pianetti, a Jesi. Uno dei massimi esempi di Rococò nell'Italia centrale.

Dopo una tappa nel quattrocentesco Palazzo della Signoria, opera di Francesco di Giorgio Martini e sede della biblioteca Planettiana con manoscritti, incunaboli e due rari globi del XVII secolo, ci si immerge nell'opulenza di Palazzo Pianetti, meraviglia Rococò edificata nel 1730. Mozzafiato la sfavillante galleria degli stucchi decorata e dipinta, lunga 70 metri, sulla quale si aprono le sale della Pinacoteca Civica. Nell'incanto di quegli spazi che sembrano emergere da una fiaba vivono alcune tra le opere più significative di Lorenzo Lotto, genio del Rinascimento: dalla Pala di Santa Lucia alla Madonna delle Rose, fino alla Visitazione e alla Deposizione. Palazzo Pianetti ospita anche una mirabile raccolta archeologica e una galleria d'arte contemporanea di gran pregio.
Jesi quindi non è solo il centro di un'area sublime che produce eccellenze enogastronomiche, ma anche un diamante di arte e storia. Tutti questi aspetti meritano di essere esplorati per indagare le radici profonde di una terra di grande fascino. Una perla dell'identità culturale italiana.


Palazzo della Signoria, Jesi (AN). Il monumento civile più imporgtante della cittadina. Iniziato dall'architetto senese Francesco di Giorgio Martini nel 1487 e terminato da Andrea Sansovino nel 1498

mercoledì 10 gennaio 2018

BRONZI DORATI E ANTICHI MONASTERI, GLI INFINITI TESORI DELLE MARCHE





Girovagando tra i pendii accoglienti delle candide colline marchigiane si incontra il silenzio nei colori di una terra incantata, in cui ogni luogo costituisce una scoperta. Al confine tra le Province di Ancona e Pesaro Urbino, all'interno del territorio di quest'ultima, si trovano due simboli di quell'Italia d'infinita storia e bellezza in cui viviamo.
Perle tanto meritevoli d'essere conosciute quanto, purtroppo, poco note al grande pubblico di turisti che in ogni periodo dell'anno visitano questa parte della Penisola.
I Bronzi Dorati da Cartoceto, esposti nel Museo Civico di Pergola, grazioso centro dell'entroterra pesarese, e il monastero Camaldolese di Fonte Avellana, a pochi chilometri di distanza verso sud, sono gioielli paesaggistici e storici da ammirare. Capolavori dell'uomo che vivono nella natura. Arte e paesaggio uniti in un abbraccio che forma l'identità di una terra.
Il gruppo noto come "Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola" è uno dei pochi grandi complessi scultorei equestri dell'antichità giunti fino a noi. Paragonabili per imponenza e importanza solo ai cosiddetti "Cavalli di S. Marco" di Venezia o al Marco Aurelio dei Musei Capitolini di Roma.
La grande scultura di bronzo era molto amata nel mondo antico per la robustezza con cui essa sfidava il tempo. Una fiducia ben riposta se pensiamo che solo per colpa dell'uomo molte di queste creazioni non sono sopravvissute ai secoli. Il valore del metallo, infatti, sempre scarsamente disponibile almeno fino all'arrivo del rame dal Nuovo Mondo, fecero sì che non solo la furia iconoclasta cristiana e islamica, le guerre e i saccheggi, ma anche, e soprattutto, il quotidiano bisogno divorasse questi magnifici tesori.
Non a caso la maggior parte di questi reperti sopravvissuti sono quelli precedentemente interrati e nascosti così alle brame umane.

Il caleidoscopio di colori autunnali delle colline attorno al monastero di Fonte Avellana

Il monastero di Santa Croce a Fonte Avellana, pochi chilometri a sud di Pergola sempre nel territorio della Provincia di Pesaro Urbino, è situato alle pendici verdeggianti del Monte Catria, a 700 metri d'altezza. Le sue origini si collocano alla fine del X secolo, intorno al 980, quando alcuni eremiti scelsero di costruire le prime celle di quello che successivamente sarebbe divenuto l'attuale luogo sacro. La spiritualità di questi uomini fu influenzata da S. Romualdo da Ravenna, padre della congragazione benedettina camaldolese.
Un sogno di sfumature e profumi, pace e poesia che si respira contemplando scorci splendidi in connubio con la natura, riscoprendo l'importanza della preservazione di ciò che è nobile. 
Due siti unici, due doni del passato che vivono nel presente ricordando all'uomo d'oggi, spresso solo e sradicato, quanto siano importanti le radici per trarre nutrimento per la propria anima.

Per maggiori informazioni sulle bellezze paesaggistiche, storiche e culturali della Regione Marche consultare il sito ufficiale di Marche Turismo e il Blog Destinazione Marche


Veduta del Monastero camaldolese della Santa Croce di Fonte Avellana (X secolo), incastonato nel paesaggio unico dell'entroterra marchigiano.