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martedì 7 maggio 2024

L'ARTE TRASFORMA LE LACRIME DI MANTO IN BELLEZZA

Lo splendido Teatro Scientifico di Mantova, perla barocca costruita tra il 1767 e il 1769 da Antonio Galli da Bibbiena, in un meraviglioso momento di musica e arte.

Tra le molte città d'Italia celebri nel mondo per le proprie ricchezze culturali e artistiche un posto d'onore spetta a Mantova, le cui origini antichissime si perdono nei meandri dei secoli intrecciando mito e storia. La seconda tramanda che la città sul Mincio fu fondata dagli Etruschi attorno al VI secolo a.c., dato che quel misterioso popolo all'epoca era già attestato a Spina, alla foce del Po, e soprattutto nei pressi di Bologna, altrimenti nota come Felsina, nome d'origine etrusca. Il mito invece racconta come fu la profetessa Manto, figlia di Tiresia di Tebe, a fondare la città circondandola d'acqua con le proprie lacrime, dopo la fuga forzata e la morte del padre. Tanto che Mantova deriverebbe da Manto, nome dato alla città da Ocno, figlio della profetessa e del Tevere.

Palazzo Ducale di Mantova, particolare della meravigliosa Camera degli Sposi,
o Camera Picta, di Andrea Mantegna


Che si voglia credere più alle leggende o alla storia tutti concordano sul fatto che Mantova sia una perla celebre ovunque per i suoi tesori: da Palazzo Te a Palazzo Ducale e al castello di S. Giorgio, fino alla basilica di S.Andrea, solo per citare i siti più famosi. Senza dimenticare la meravigliosa natura che caratterizza quel lembo di terra circondata dall'acqua: i tre laghi nati secondo i miti dalle lacrime di Manto, dove il fiume Mincio, prima di gettarsi del Po qualche chilometro più a sud, si dilata fino a formare specchi lacustri tali da dare l'impressione al visitatore di trovarsi in una piccola Venezia.
Ma la città che fu governata dai Gonzaga per circa quattro secoli e che si vide tra i simboli del Rinascimento e dell'arte italiana, nulla ha da invidiare a Venezia o a qualunque altro luogo della Penisola che, senza nulla togliere al resto del mondo, è una terra notoriamente baciata dalla bellezza e dalle emozioni dell'arte come poche altre.  

Palazzo Te, particolare della Sala dei Giganti resa immortale dall'opera di Giulio Romano


Mantova, come detto, è celebre per magnifici luoghi noti in tutto il mondo, plasmati e resi immortali da artisti che hanno segnato il proprio tempo e la storia dell'arte italiana ed europea. Palazzo Te è indissolubilmente legato al nome di Giulio Romano, mentre Palazzo Ducale, difeso dal Castello di S.Giorgio è assaltato dai turisti che vogliono contemplare la Camera degli Sposi, o Camera Picta, di Andrea Mantegna. E il simbolo religioso della città, la Basilica di S.Andrea è sinonimo di Leon Battista Alberti, con quello stupefacente arco posto dinanzi all'edificio sacro.

La facciata della basilica di S. Andrea, progettata da Leon Battista Alberti


Ma il Capoluogo lombardo, anche se il dialetto parlato dagli abitanti è chiaramente molto più emiliano, riserva meraviglie anche tra i luoghi meno celebri. Perle inaspettate, si potrebbero definire. E quindi sorprendenti. Se "La Sala dei Giganti" di Palazzo Te è attesa nella sua assoluta magnificenza, così come il capolavoro del Mantegna nella Sala Picta, altri luoghi di Mantova, forse meno conosciuti ma altrettanto incantevoli, rimangono maggiormente impressi nella memoria proprio perché sorprendenti. Si pensi al teatro Scientifico del Bibiena, capolavoro barocco visitabile ad un costo accessibilissimo anche al di fuori degli orari degli spettacoli e durante il giorno. Un autentico gioiello che toglie il fiato, con le sue decorazioni, i pannelli e i colori. E la sua singolare forma a campana che dona all'ambiente una sinuosità ammaliante. Ci si perde volentieri nel silenzio e nella penombra di questo scrigno d'arte e cultura musicale, esplorando ogni angolo per coglierne gli odori e i ricordi di cui ogni anfratto è intriso.

Palazzo Ducale, particolare della Camera degli Sposi, o Camera Picta, di Andrea Mantegna. Il celebre oculo che apre il soffitto della sala in un magnifico gioco di prospettiva 


Tra le perle meno note non possiamo non evidenziare il Museo Diocesano d'Arte Sacra, con le sue sculture, i suoi dipinti, incunaboli e armature antiche. Oggetti d'arte inseriti in un contesto intimo e appartato, leggermente in disparte rispetto agli itinerari turistici classici della città. Con il biglietto per Palazzo Te inoltre è possibile visitare anche Palazzo S.Sebastiano, sede dei Musei Civici, con i suoi quattro percorsi espositivi per quattro personalità mantovane: Francesco II e Vespasiano Gonzaga, Giuseppe Acerbi e Ugo Sissa. Opere che narrano di antico Egitto, Mesopotamia, Roma. Antichità ed eternità.

Scorcio di Palazzo Te, progettato da Giulio Romano


Mantova, come gli altri luoghi stupendi d'Italia, ossia tutti, con poche eccezioni dovute principalmente a incuria e degrado moderni, necessita di più giorni per essere apprezzata appieno. Lo splendore dell'arte richiede calma e rilassatezza. Passeggiare per le vie ciottolate del centro necessita lentezza nel perdersi girovagando alla scoperta di qualcosa che verrà e che ci sta aspettando: uno scorcio, un museo, un'immagine che riporta alla mente un ricordo. Non abbiate fretta, per le cose belle ci vuole tempo. 


Palazzo Ducale, veduta del Cortile della Cavallerizza


venerdì 6 agosto 2021

URBS VETUS DOMINA I SECOLI DAL SUO BASTIONE DI TUFO

 

Duomo di Orvieto, commissionato da Papa Niccolò IV nel 1290. I lavori durarono tre secoli

È visibile già da lunga distanza, dalla sommità piatta di un colle che si affaccia sulla valle del fiume Paglia. Orvieto è uno dei luoghi più affascinanti della verde Umbria. Le sue origini lontane e misteriose, la sua ricchezza di storia e cultura, il suo straordinario territorio dai molti tesori.

Uno dei simboli di Orvieto, il pozzo di S. Patrizio. Voluto nel 1527 da Papa Clemente VII e progettato da Antonio da Sangallo il Giovane

Sin dal nome Orvieto attira attenzioni e curiosità. Esso deriva infatti da Urbs vetus, che ha radici medievali e latine, ma se si cerca più indietro nel tempo ci si smarrisce nei meandri del mito: Forse Velzna, o Hurtvi Veltha ossia "il recinto del tempio di Vertumno", una delle più importanti divinita etrusche. Ad ogni modo il nome latino, che significa "città vecchia", sottolinea come Orvieto fosse considerata antica già nel medioevo.

Le millenarie gallerie al di sotto della cittadina sono un serbatoio di informazioni storico, archeologiche


Di sicuro c'è la magnificenza e la bellezza della cittadina: dai panorami alle strette vie del centro su cui si affacciano gli splendidi palazzi del XII e XIII secolo. La conformazione medievale fa immergere il visitatore in un'atmosfera incantata di arte e avventura.

La necropoli del Crocifisso si trova ai piedi del colle su cui sorge Orvieto ed è una tappa irrinunciabile di visita. Un complesso cimiteriale etrusco che risale al VI sec. a.c. Tombe a camera in tufo.


Un percorso di emozioni che culmina di fronte all'imponente duomo, la cui edificazione richiese tre secoli di lavoro a partire dal 1290, quando fu commissionata da Papa Niccolò IV. La facciata, dominata dal rosone di Andrea Di Cione, detto Orcagna, e attorniata dalle caratteristiche fasce orizzontali di travertino bianco e basalto grigio-azzurro, cattura immediatamente lo sguardo: bassorilievi, statue e mosaici policromi che trattano scene dall'Antico e Nuovo Testamento, sono una meraviglia dell'arte gotico-romanica. All'interno, da non perdere la Cappella della Madonna di S. Brizio, affrescata da Beato Angelico con l'aiuto di Benozzo Gozzoli a partire dall'estate 1447 e completata dall'opera del Signorelli.

Duomo di Orvieto, facciata. Bassorilievi, statue, mosaici, pilastrini e archi in una perfetta sintesi tra architettura e arte decorativa. Esempio di gotico italiano a tre cuspidi a cui corrispondono tre portali.

Duomo, interno della Cappella della Madonna di San Brizio. Costruita entro la metà del Quattrocento, fu affrescata da Beato Angelico e da Luca Signorelli.

Particolare della Cappella della Madonna di S. Brizio


Tra le tante perle da scoprire, musei, chiese e pregevoli dimore, gli autentici simboli di Orvieto sono le gallerie sotterranee e il pozzo di S.Patrizio. La particolare natura geologica del masso su cui sorge il borgo ha consentito di scavare nel corso dei millenni infiniti cunicoli che sono un prezioso serbatoio di informazioni. Dall'ombra delle cavità emergono immagini e ricordi dell'epoca etrusca e medievale, rinascimentale e moderna. Dagli strumenti di lavoro all'allevamento di piccioni, dalla luce delle aperture panoramiche all'oscurità di tunnel ancestrali. Un viaggio nel cuore della storia.

Orvieto sotterranea, all'interno delle innumerevoli gallerie scavate nei secoli trovavano spazio anche gli allevamenti di piccioni. Una riserva di cibo nei momenti difficili.


Non certo da meno il pozzo di S. Patrizio. Voluto nel 1527 da Papa Clemente VII per ovviare alla carenza d'acqua della città e progettato da Antonio da Sangallo il Giovane è costituito da due scale elicoidali sovrapposte, una per la discesa e l'altra per la salita, per evitare l'incrocio degli animali carichi di orci d'acqua. Un capolavoro architettonico e ingegneristico.

Il pozzo di S. Patrizio visto dall'alto


Senza dimenticare poi, ai piedi del colle e del centro storico, la necropoli etrusca del Crocifisso: un complesso cimiteriale risalente al VI secolo a.c. Un insieme di piccole tombe a camera in blocchi di tufo all'esterno delle quali si trovano ancora importanti iscrizioni che testimoniano l'identità del defunto. Un complesso estremamente suggestivo.

Necropoli del Crocifisso, iscrizioni sulle pareti delle tombe con i nomi dei defunti


La Città Vecchia, anzi millenaria, è pronta a risplendere d'arte, cultura e storia dal suo bastione tufaceo. Per gli sguardi liberi di chi ama la vita.

Duomo di Orvieto, veduta dell'interno con il presbiterio sullo sfondo



mercoledì 1 luglio 2020

LO SCORRERE DEL FIORA ABBRACCIA L'ANTICA VULCI

Vulci, il castello della Badia (XII sec.) e il ponte del Diavolo (III sec. a.c.)

La Tuscia è sempre una meta perfetta per chi voglia immergersi nella magia dell'avventura e nella bellezza della scoperta, tra paesaggi unici e storia millenaria. Un territorio che conserva ancora gelosamente le proprie radici culturali per accogliere viaggiatori sensibili al magnetismo dei secoli.

Animali al pascolo libero all'interno del parco

Un lembo straordinario di quest'area ricca di meravigliosi tesori è senza dubbio Vulci: antichissimo insediamento etrusco sito su un pianoro assolato e ameno, circondato dal suggestivo canion formato dallo scorrere del fiume Fiora. Oggi Parco Archeologico Naturalistico, Vulci rappresenta una tappa obbligata sulla via dell'incontro con la misteriosa e affascinante eredità etrusco romana, di cui la Tuscia viterbese è custode. Il visitatore può così passeggiare lungo il decumano tra templi e mura, per poi scendere nel sottosuolo silenzioso del criptoportico e seguire il corso del fiume Fiora, le cui acque hanno scolpito il territorio circostante donandogli una bellezza selvaggia che non potrà che conquistare lo sguardo. 

Parco archeologico naturalistico di Vulci, il decumano che attraversa da est ad ovest l'antico sito

Vulci riserva meraviglie anche al di fuori del perimetro di mura. Più a nord, infatti, percorrendo a ritroso il corso del fiume, ci si imbatte prima nel lago del Pelicone, autentica perla naturalistica coronata da pareti verdeggianti a picco sulle acque, e poi si scorge il punto forse più celebre dell'area: il castello della Badia e il ponte del Diavolo.

lago del Pelicone, panoramica

La fortezza fu costruita dai monaci cistercensi nel XII secolo sui resti di un'abbazia, da cui appunto deriva la denominazione attuale Badia, del IX secolo. La quale, a sua volta, sorse dalle ceneri di una struttura etrusca. Oggi il maniero è una splendida vetrina culturale per il territorio in quanto sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Di fronte al castello, a collegarlo con il parco, troneggia a 30 metri d'altezza sopra il Fiora, il ponte del Diavolo, così chiamato perchè, secondo una leggenda, l'opera sarebbe stata realizzata in una sola notte dal demonio. Invece non fu Lucifero a costruirlo, bensì i romani nel III secolo a.c. Un'impresa ardita e degna di nota per i tempi.

Castello della Badia, cortile interno

Vulci è uno scrigno di bellezza e conoscenza, quindi. Come del resto tutto il territorio che la custodisce: la Tuscia. Luoghi incantati e incantevoli che stimolano immaginazione e anima creativa. Che esaltano il desiderio dell'uomo di elevarsi, respirando splendore. 

Parco archeologico di Vulci, particolare dell'area del criptoportico

lunedì 5 agosto 2019

DAL COLLE DEL DIO FANCIULLO IL FORO EMILIO GUARDA IL MARE



La sensazione che si prova guardando verso il basso dal monte S.Angelo, che custodisce i maestosi resti del tempio di Giove Anxur e l'incantevole borgo medievale e romano di Terracina, è un misto di amarezza e fierezza.

Il borgo antico di Terracina (LT). L'area medievale abbraccia il foro romano.

La prima emozione deriva dall'impatto visivo negativo con il paesaggio sottostante. Ovvero l'immensa e spietata colata di cemento che si estende a perdita d'occhio lungo tutto il litorale della moderna cittadina laziale. La seconda emozione, opposta alla prima, è figlia del legame istintivo con quell'antica bellezza che sopravvive all'avanzata apparentemente inesorabile della devastazione. Ci si aggrappa a quel secondo pensiero per scacciare il primo e si cerca di non guardare troppo giù, rimanendo immersi nel silenzio dei millenni contemplando le potenti radici lasciate dalla storia.

Un tratto dell'Appia Antica incrocia il lastricato della piazza, che coincide con l'antico foro Emilio, dal nome del patrizio che fece edificare gran parte degli edifici del nucleo antico attorno al I secolo d.c.
Il tempio di Giove Anxur e il borgo antico di Terracina sono i simboli di un territorio le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Fu abitato prima dagli Ausoni, poi da Etruschi, Volsci e Romani. Appena sotto il tempio del Dio fanciullo l'area medievale del borgo abbraccia quella del Foro. La piazza è dominata dal duomo a sua volta edificato sulle struttre di un tempio pagano preesistente.

L'antico borgo di Terracina (LT), la gran parte del quale coincide con l'antico foro Emilio, dal nome del patrizio che fece edificare gran parte degli edifici del nucleo antico attorno al I secolo d.c.
Il lastricato della piazza è ancora il medesimo del foro romano, detto Emilio dal nome del patrizio che nel I secolo d.c. fece costruire la gran parte degli edifici. Perfettamente coservato anche un tratto della via Appia Antica che attraversa la piazza accanto ad un'area in cui proseguono gli scavi che stanno portando alla luce altri importanti reperti dell'età classica. 
Scorci inaspettati per fascino e valore culturale quelli che si godono sul monte Sant'Angelo. Basta non soffermarsi a guardare troppo in giù. Ci si può concentrare però ad ammirare il blu intenso del mare. Acque splendide che non hanno colpe dell'uso che l'uomo ha fatto di un territorio ricco di incredibili tesori, donati dagli Dei e dalla natura.

domenica 4 febbraio 2018

IL BORGO CHE CUSTODISCE L'EREDITÀ DEL POPOLO FALISCO


Forte Sangallo di Civita Castellana - Cortile interno


Tra le forre e le rupi tufacee scavate dall'acqua e dall'uomo nei secoli, spiccano mura che abbracciano borghi suggestivi sorti in una terra dai colori intensi, figli dell'energia di antichi vulcani. Siamo nel nord del Lazio, in quell'angolo di Tuscia appena ad ovest della valle del Tevere, confine naturale con la Sabina. 
Qui, dove la via Amerina simboleggia il legame di arte, cultura e popoli tra Roma e l'Umbria si è creato nel tempo un mosaico unico di identità che vivono ancora oggi. Civita Castellana è la capitale dei Falisci, fiero popolo le cui origini si perdono nei meandri del mito e del passato, incrociando i destini di altre genti del tempo come Etruschi e Capenati, Veienti e Romani. Questi ultimi conquistatori della città nel 241 a.c.
Dopo molteplici vicissitudini che portarono all'affermazione della civitas come sede vescovile e terreno di scontro tra Impero e Papato, si giunge all'epoca dei Borgia, a cui si deve l'edificazione del simbolo del borgo: il forte Sangallo. Alla fine del '400 per volontà di Alessandro VI si inizia infatti a costruire un grande edificio che si svilupperà in seguito sia come fortezza militare sia come sontuoso palazzo rinascimentale. Gli artefici di questo capolavoro furono prima Sangallo il Vecchio e poi il Giovane, che concluse l'opera sotto Papa Giulio II nel 1513.

Museo Archeologico dell'Argo Falisco all'interno del Forte Sangallo di Civita Castellana - particolare di una biga falisca

Al primo piano dell'edificio è ospitato il museo Archeologico dell'Agro Falisco, la storia di questa terra. Imperdibile per bellezza e ricchezza la visita a Civita Castellana porta dal Forte alla Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore, costruita sui resti di una chiesa più antica (VIII-IX sec.) di cui si conservano molti elementi altomedievali. La facciata è una perla realizzata dai Cosmati, famiglia di marmorari romani. L'interno subì modifiche nel XVIII secolo ma il connubio di generi crea un'atmosfera unica. 
Come quella che si respira tra i vicoli del paese, pittoreschi e tipici di quel luogo nato dal tufo e dalle rocce vulcaniche. Un territorio impareggiabile sotto il profilo paesaggistico e culturale. Una vetrina di bellezza che riserva infinite meraviglie. I borghi della via Amerina attendono gli animi che vogliono ascoltare il silenzio che narra le vicende della storia, assaporando le sfumature cangianti di luoghi unici. 


Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore - Facciata

lunedì 22 maggio 2017

L'AQUILA TUDERTE SORVEGLIA LA PROPRIA TERRA D'INCANTO

L'aquila tuderte in bronzo sulla facciata del Palazzo dei Priori di Todi, il simbolo della cittadina. Opera di Giovanni di Gigliaccio del 1339


Il simbolo d'un borgo antichissimo che domina le verdi colline umbre, disteso dolcemente su un paesaggio nobile di bellezza e fascino. L'aquila in bronzo che spicca sulla facciata rinascimentale del Palazzo dei Priori di Todi è testimone d'un passato glorioso che affonda le proprie radici nei secoli e, allo stesso tempo, di ricchezze storico culturali e paesaggistiche in un territorio che merita d'essere conosciuto, per comprendere quanto sia importante la conservazione degli antichi splendori come baluardo di meraviglia di fronte all'oblio dilagante dell'ignoranza.
La cittadina è una perla la cui identità millenaria risale agli etruschi. Il nome Todi infatti, deriva da tutere, parola che nella lingua dell'affasciante popolo antico significa confine.Conquistata dai romani raggiunse il suo massimo sviluppo durante il Medioevo, periodo che ne caratterizza l'aspetto tuttora. Divenne feudo della Chiesa e subì modifiche solo nel Rinascimento. 
Dalla centrale Piazza del Popolo, il cuore della città dove si fronteggiano i tre palazzi del potere temporale e l'imponente Duomo, a S. Fortunato edificata a partire dal 1292, fino a S. Maria della Consolazione, capolavoro del Rinascimento umbro. Senza dimenticare i pittoreschi Nicchioni, quattro architetture romane d'età probabilmente augustea, volte un tempo a sostenere una via sopraelevata oggi scomparsa.
Perdersi negli stretti vicoli del centro ammirando profili e decorazioni, edifici e scorci indimenticabili è un piacere unico per il visitatore, che ha così la possibilità di assaporare il respiro dei secoli attraverso la magnificenza delle opere d'arte e d'ingegno, perfettamente inserite in un contesto impareggiabile di natura e paesaggio.
   


Il Duomo di Todi, costruito a partire dal XII secolo forse su un preesistente edificio romano


lunedì 15 febbraio 2016

VILLA GIULIA, GLI ETRUSCHI TROVANO CASA NEL RINASCIMENTO

Area espositiva, Pyrgi


Tutte le foto

La misteriosa cultura di uno dei popoli più affascinanti della storia svela i propri segreti in uno scrigno d'eccezione. Il Museo Nazionale Etrusco e il palazzo che lo ospita, Villa Giulia, costituiscono insieme un unico mosaico d'arte, splendore nello splendore.
Un luogo unico al mondo per vivere l'esperienza dei secoli, siano essi rappresentati da ciò che è protetto all'interno di teche o esposto nelle gallerie, oppure al di fuori dei percorsi tematici, come l'apparato decorativo della villa, gli affreschi, lo stupendo ninfeo.

Centri dell'Umbria

Dall'VI secolo a.c. al Rinascimento, dal profilo evocativo dei celebri sposi immortalati sull'opera simbolo non solo del Museo, ma della stessa civiltà etrusca, agli affreschi del portico ad emiciclo di Pietro Venale da Imola. Senza dimenticare il primo "Teatro d'Acque" di Roma, caratteristica peculiare del palazzo e capolavoro d'ingegno e fantasia non meno importante dei tesori esposti nelle sale.

Ninfeo

Il museo di Villa Giulia, oltreché meta irrinunciabile per chiunque voglia comprendere la cultura etrusca ed arricchirsi intellettualmente, è un baluardo di conservazione e preservazione di ricchezze archeologiche in una terra, il Lazio in generale e la Provincia di Viterbo in particolare, flagellata dal commercio illegale di opere d'arte.

Villa Giulia, cortile centrale

Una visita a quelle sale, quindi, vale anche come testimonianza di solidarietà a chi si spende per consentire a tutti di godere di tale meraviglie.    

Il Sarcofago degli Sposi da Cerveteri, (VI secolo a.C.)

mercoledì 7 maggio 2014

TARKNA, LA MADRE DELL'ETRURIA

Museo Nazionale Etrusco - Palazzo Vitelleschi, XV secolo - I cavalli alati


Tutte le foto

Le radici di una delle civiltà più misteriose della storia, in una terra ricca di quella bellezza che i millenni regalano e del fascino che nasce dalle leggende.
L'antica città etrusca di Tarquinia, Tarkna in origine, Tarquinii per i latini, nel cuore della Tuscia viterbese tra colline e mare, fu fondata secondo il mito da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, mentre arava il proprio campo non lontano dal fiume Marta. "Da un solco appena aperto dall'aratro", si legge nella guida ufficiale della città, "balzò un essere divino, fanciullo nell'aspetto e vecchio nella saggezza, Tagete, che rivelò agli etruschi la disciplina della propria religione. Tarchon raccolse la disciplina nei libri che chiamò tagetici e tracciò con l'aratro, intorno al luogo del prodigio, il perimetro della città che fu sacra al popolo etrusco".

Tarquinia, Campo Cialdi

La storia del territorio su cui nasce Tarkna inizia però molto prima di Tarconte. Le prime testimonianze archeologiche infatti risalgono "all'età del bronzo finale, XII secolo a.c., anche se solo a partire dall' VIII Tarquinia sarà ritenuta 'grande e fiorente' (Dionigi di Alicarnasso) e 'la più ricca d'Etruria' (Cicerone)". Nel VI e V secolo a.c. Tarkna vive il momento di massima prosperità, arrivando a dominare fino al lago di Bolsena e sviluppandosi economicamente e culturalmente.

Tarquinia, S. Maria in Castello

Poi inizia l'ascesa di Roma, che nel III secolo a.c. la conquista definitivamente. "Nel tardo periodo imperiale la decadenza divenne inarrestabile e nell'alto medioevo il pianoro della Civita", luogo originario su cui sorse Tarquinia, "si spopolò, finché nell' VIII d.c. la sede episcopale fu spostata nella vicina Corneto", il nome che la città madre dell'Etruria mantenne fino al XIX secolo, prima di tornare ad essere Tarquinia nel 1922.

Necropoli Monterozzi - Tomba delle leonesse

Un luogo di immenso valore culturale, di sconfinata bellezza, dal 2004 patrimonio Unesco, a pochi chilometri da Roma. 3000 anni di storia, dal Museo Nazionale Etrusco di palazzo Vitelleschi che ospita, tra gli altri capolavori, l'altorilievo dei "Cavalli Alati", simbolo della città, fino ai 19 ipogei accessibili nella necropoli di Monterozzi, poco fuori dalle mura medievali. All'interno di queste le splendide torri che ricordano S. Gimignano e molte antiche chiese.

Necropoli Monterozzi - Tomba Claudio Bettini

L'antica Tarkna, tesoro inestimabile da cogliere con la curiosità degli occhi e la sensibilità dell'anima, da ammirare, proteggere e tramandare.


Necropoli di Monterozzi, Tarquinia - Tomba dei Leopardi