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lunedì 5 agosto 2019

DAL COLLE DEL DIO FANCIULLO IL FORO EMILIO GUARDA IL MARE



La sensazione che si prova guardando verso il basso dal monte S.Angelo, che custodisce i maestosi resti del tempio di Giove Anxur e l'incantevole borgo medievale e romano di Terracina, è un misto di amarezza e fierezza.

Il borgo antico di Terracina (LT). L'area medievale abbraccia il foro romano.

La prima emozione deriva dall'impatto visivo negativo con il paesaggio sottostante. Ovvero l'immensa e spietata colata di cemento che si estende a perdita d'occhio lungo tutto il litorale della moderna cittadina laziale. La seconda emozione, opposta alla prima, è figlia del legame istintivo con quell'antica bellezza che sopravvive all'avanzata apparentemente inesorabile della devastazione. Ci si aggrappa a quel secondo pensiero per scacciare il primo e si cerca di non guardare troppo giù, rimanendo immersi nel silenzio dei millenni contemplando le potenti radici lasciate dalla storia.

Un tratto dell'Appia Antica incrocia il lastricato della piazza, che coincide con l'antico foro Emilio, dal nome del patrizio che fece edificare gran parte degli edifici del nucleo antico attorno al I secolo d.c.
Il tempio di Giove Anxur e il borgo antico di Terracina sono i simboli di un territorio le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Fu abitato prima dagli Ausoni, poi da Etruschi, Volsci e Romani. Appena sotto il tempio del Dio fanciullo l'area medievale del borgo abbraccia quella del Foro. La piazza è dominata dal duomo a sua volta edificato sulle struttre di un tempio pagano preesistente.

L'antico borgo di Terracina (LT), la gran parte del quale coincide con l'antico foro Emilio, dal nome del patrizio che fece edificare gran parte degli edifici del nucleo antico attorno al I secolo d.c.
Il lastricato della piazza è ancora il medesimo del foro romano, detto Emilio dal nome del patrizio che nel I secolo d.c. fece costruire la gran parte degli edifici. Perfettamente coservato anche un tratto della via Appia Antica che attraversa la piazza accanto ad un'area in cui proseguono gli scavi che stanno portando alla luce altri importanti reperti dell'età classica. 
Scorci inaspettati per fascino e valore culturale quelli che si godono sul monte Sant'Angelo. Basta non soffermarsi a guardare troppo in giù. Ci si può concentrare però ad ammirare il blu intenso del mare. Acque splendide che non hanno colpe dell'uso che l'uomo ha fatto di un territorio ricco di incredibili tesori, donati dagli Dei e dalla natura.

domenica 4 febbraio 2018

IL BORGO CHE CUSTODISCE L'EREDITÀ DEL POPOLO FALISCO


Forte Sangallo di Civita Castellana - Cortile interno


Tra le forre e le rupi tufacee scavate dall'acqua e dall'uomo nei secoli, spiccano mura che abbracciano borghi suggestivi sorti in una terra dai colori intensi, figli dell'energia di antichi vulcani. Siamo nel nord del Lazio, in quell'angolo di Tuscia appena ad ovest della valle del Tevere, confine naturale con la Sabina. 
Qui, dove la via Amerina simboleggia il legame di arte, cultura e popoli tra Roma e l'Umbria si è creato nel tempo un mosaico unico di identità che vivono ancora oggi. Civita Castellana è la capitale dei Falisci, fiero popolo le cui origini si perdono nei meandri del mito e del passato, incrociando i destini di altre genti del tempo come Etruschi e Capenati, Veienti e Romani. Questi ultimi conquistatori della città nel 241 a.c.
Dopo molteplici vicissitudini che portarono all'affermazione della civitas come sede vescovile e terreno di scontro tra Impero e Papato, si giunge all'epoca dei Borgia, a cui si deve l'edificazione del simbolo del borgo: il forte Sangallo. Alla fine del '400 per volontà di Alessandro VI si inizia infatti a costruire un grande edificio che si svilupperà in seguito sia come fortezza militare sia come sontuoso palazzo rinascimentale. Gli artefici di questo capolavoro furono prima Sangallo il Vecchio e poi il Giovane, che concluse l'opera sotto Papa Giulio II nel 1513.

Museo Archeologico dell'Argo Falisco all'interno del Forte Sangallo di Civita Castellana - particolare di una biga falisca

Al primo piano dell'edificio è ospitato il museo Archeologico dell'Agro Falisco, la storia di questa terra. Imperdibile per bellezza e ricchezza la visita a Civita Castellana porta dal Forte alla Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore, costruita sui resti di una chiesa più antica (VIII-IX sec.) di cui si conservano molti elementi altomedievali. La facciata è una perla realizzata dai Cosmati, famiglia di marmorari romani. L'interno subì modifiche nel XVIII secolo ma il connubio di generi crea un'atmosfera unica. 
Come quella che si respira tra i vicoli del paese, pittoreschi e tipici di quel luogo nato dal tufo e dalle rocce vulcaniche. Un territorio impareggiabile sotto il profilo paesaggistico e culturale. Una vetrina di bellezza che riserva infinite meraviglie. I borghi della via Amerina attendono gli animi che vogliono ascoltare il silenzio che narra le vicende della storia, assaporando le sfumature cangianti di luoghi unici. 


Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore - Facciata