sabato 16 ottobre 2021

SULL'ALTOPIANO, ALLA RICERCA DELLA "CAPPELLA SISTINA D'ABRUZZO"

Bominaco (AQ), Oratorio di S. Pellegrino noto anche come "La Cappella Sistina d'Abruzzo". Particolare dell'interno con gli straordinari affreschi duecenteschi

Non si può lasciare la Provincia aquilana senza aver assaporato le atmosfere e i paesaggi dell'altopiano di Navelli. Un itinerario spettacolare che si snoda tra il Capoluogo e il borgo di Capestrano, lungo la statale 17. Il percorso può essere svolto tanto da sud, uscendo dalla A-25 direzione Pescara presso il casello di Bussi-Popoli, quanto dalla parte opposta, laddove l'A-24 incontra L'Aquila.

Capestrano (AQ), il castello Piccolomini-Medici


Il passaggio da sud permette di immergersi in panorami selvaggi e suggestivi con pochi centri abitati, più numerosi invece arrivando dall'altra direzione.
Dopo essersi lasciati alle spalle la stretta vallata che accoglie chi lascia l'autostrada a Bussi ci si addentra in una piana coronata da montagne. Dopo pochi minuti di strada immersa nel bosco si scorge Capestrano, la prima tappa del viaggio.

Dalle mura del castello di Capestrano si può godere di una vista impareggiabile sulla vallata sottostante


Situata a 734 metri d'altezza sul crinale che separa la piana di Navelli dalla conca di Ofena e luogo natio del predicatore S.Giovanni da Capestrano, questo paesino è noto soprattutto per il celebre rinvenimento, nel 1934, della statua italica del VI secolo a.c. denominata Guerriero di Capestrano, oggi simbolo stesso della Regione custodito nel museo archeologico nazionale d'Abruzzo a Chieti. Domina l'abitato l'imponente castello, appartenuto ai Piccolomini e successivamente ai Medici, ben conservato e visitabile con la sua meravigliosa vista.

Castello di Capestrano (AQ), particolare dall'interno delle imponenti mura 


Terminata la visita all'antico maniero, nella contemplazione della sua bellezza, ci si rimette in marcia verso quell'altopiano che prende il nome dal delizioso borgo che vi si affaccia.
Anche a Navelli, come altrove, sono ancora visibili le ferite inferte dai terremoti che periodicamente, purtroppo, colpiscono questa splendida terra, ma molto è già stato fatto per una ricostruzione nel segno della tradizione e del rispetto per il paesaggio e la storia del territorio. Si ricostruisce com'era dov'era. Solo così del resto è possibile salvare l'anima e le radici delle comunità.

Il ciborio del 1223 con candelabro per il cero pasquale nella chiesa di S. Maria Assunta a Bominaco. Perla dell'altopiano di Navelli (AQ).


Un'anima che sopravvive non solo a Navelli ma anche nella tappa successiva, lungo la statale che procede dritta. Uno dei gioielli più scintillanti di questo lembo d'Abruzzo: Bominaco. Sembra incredibile che questa piccola frazione a quasi 1000 metri d'altezza custodisca tali perle e che queste, inoltre, non siano state minimamente toccate, come per miracolo, dalla violenza degli ultimi terremoti.

A Bominaco, oltre all'oratorio di S.Pellegrino troviamo la splendida chiesa romanica di S.Maria Assunta, eretta tra l'XI e il XII secolo. Tra i tesori all'interno anche un meraviglioso ambone a bassorilievi


Qui infatti troviamo quella che viene definita "La Cappella Sistina d'Abruzzo", l'Oratorio di S. Pellegrino. Fu ricostruito nel 1263 sul luogo in cui, secondo la tradizione, precedentemente Carlo Magno inaugurò una chiesa. Semplice all'esterno è interamente decorato all'interno da affreschi duecenteschi opera di artisti noti come "Maestro della Passione", "Maestro dell'infanzia", "Miniaturista". Uno spettacolo sbalorditivo i cui nomi misteriosi degli autori riportano alla magnificenza di un altro luogo magico: la Cripta di S. Magno ad Anagni, nel frusinate. Anche lì infatti gli autori degli stupendi affreschi che ornano i sotterranei della cattedrale romanica di S. Maria Assunta, avevano nomi egulmente criptici come "Maestro delle traslazioni", "Maestro Ornatista" e "Maestro di Anagni".

Particolare della chiesa di S.Maria Assunta a Bominaco (AQ). La parte posteriore a tre absidi con la centrale più alta delle laterali.


Tornando a Bominaco, assolutamente da vedere anche la grande ed armoniosa chiesa romanica di S. Maria Assunta a pochi metri dall'oratorio di S. Pellegrino, eretta tra l'XI e il XII secolo. L'interno è impreziosito da un ciborio del 1223, da un bellissimo candelabro per cero pasquale e da un ambone a bassorilievi, mentre l'esterno è semplice ed essenziale, tranne che per l'archivolto del portale e l'architrave, decorati finemente con motivi e figure. Da non perdere la salutare passeggiata, infine, che conduce ai resti del castello medievale sulla cima del colle. Pochi minuti di salita valgono il panorama strabiliante che si gode una volta giunti lì.

Bominaco (AQ), Chiesa romanica di S.Maria Assunta. Particolare della facciata con archivolto del portale decorato con motivi a palmette e pannocchia. L'architrave alterna alle palmette un motivo floreale con un leone al centro.


Ora l'itinerario punta in direzione de L'Aquila, non prima di una deviazione all'altezza di Prata D'Ansidonia per una visita ai ruderi di Peltuinum, città dei Vestini e poi dei Romani traversata dalla via Claudia Nova. Visibili i resti delle mura, del teatro e dell'anfiteatro. Pur essendo l'area parzialmente chiusa per scavi uno sguardo è possibile anche da oltre le transenne.


Particolare del rosone nella facciata posteriore dell'oratorio di S.Pellegrino, "La Cappella Sistina d'Abruzzo".

Dopo Prata d'Ansidonia la via scende con decisione. Si lascia l'altopiano verso il Capoluogo abruzzese al termine di una giornata indimenticabile.
Mentre ci si avvicina alla fine del viaggio si ritorna alle memorie dell'incanto appena vissuto e si riflette su quanti ancora siano i tesori che questa Regione unica riserva al visitatore in cerca di libertà ed infinito. Alla prossima avventura.

I resti del castello di Bominaco dominano dall'alto l'area della chiesa di S.Maria Assunta e dell'oratorio di S. Pellegrino

giovedì 16 settembre 2021

LA VALLE DELL'ATERNO, ITINERARIO D'ABRUZZO TRA STORIA E AVVENTURA

La chiesa di S. Maria delle Grotte (o Ad Cryptas) di Fossa, prima tappa dell'itinerario lungo la valle del fiume Aterno. All'interno due cicli di affreschi tra i più antichi del medioevo abruzzese
 
Si può arrivare nel silenzioso e suggestivo paesino di Fossa, a pochi chilometri da L'Aquila, passando per il Capoluogo e dirigendosi poi verso est, attraversando il fiume Aterno. Oppure scendere dall'altopiano delle Rocche più a sud incontrando gli scorci unici del parco Sirente Velino. In entrambi i casi il paesaggio è quello splendido delle vette d'Abruzzo, con il Gran Sasso a dominare maestoso e torreggiante.

Particolare dell'abside nella chiesa in stile cistercense di S. Maria delle Grotte, o Ad Cryptas

Fossa costituisce la prima tappa di uno degli itinerari più affascinanti della Regione, lungo la valle del fiume che lambisce la città più importante dell'area nel proprio cammino dai monti della Laga al mare Adriatico.
 
Particolare dell'Ambone nella chiesa di S. Maria delle Grotte o Ad Cryptas di Fossa

Alle porte del piccolo borgo aggrappato ad uno sperone roccioso, tuttora caratterizzato da importanti lavori di ricostruzione post-sisma, si trova il gioiello più brillante: la duecentesca chiesa di S: Maria delle Grotte, o Ad Cryptas. Semplice l'esterno ispirato a forme gotiche, all'interno, che segue modelli cistercensi, custodisce due dei cicli di affreschi più antichi del medioevo abruzzese. Quelli a destra e in fondo sono di scuola benedettina del XIII secolo, mentre quelli di sinistra sono di scuola toscana tra il XIV e il XV secolo.

Sguardo alla parete settentrionale della chiesa di S. Maria delle Grotte o Ad Cryptas, riedificata dopo un sisma nel 1313 ed affrescata da pittori di scuola toscana

Un luogo che merita tempo per assaporarne tutte le emozioni, e la cui bellezza spinge alla meditazione e alla riflessione sulla sapienza e la sensibilità che portarono alla creazione di tanta magnificenza.

Particolare degli affreschi all'interno della chiesa di S. Maria delle Grotte, o Ad Cryptas, di Fossa

Lungo la strada che corre sinuosa nel verde della vallata si incontrano borghi e scorci incantevoli. Fontecchio ad esempio, il centro urbanisticamente più interessante dell'area. Ben conservato nella sua anima medievale accoglie il visitatore negli stretti e ripidi vicoli su cui affacciano edifici già rinnovati dopo il sisma o ancora sottoposti ad opere di ricostruzione. Le ferite inferte dal terremoto sono ancora visibili, come altrove del resto, ma traspare la volontà di rinascere nel rispetto delle proprie radici.

Fontecchio, la porta dei Santi sulla quale si staglia la torre dell'orologio

Dopo Fontecchio la strada conduce alla destra idrografica dell'Aterno per poi arrampicarsi sul fianco dei monti, dando l'opportunità di godere ancora di panorami dal fascino selvaggio e solitario. Si arriva così a Castelvecchio Subequo, sorto nel medioevo nei pressi della città peligna e poi romana di Superaequum.

Fontecchio, la porta dei Santi

Simbolo di questo grazioso borgo è la chiesa di S. Francesco, fondata nel 1288 e modificata nel 1647 con l'aggiunta della facciata barocca. All'interno lo straordinario altare maggiore in noce scolpito ed intagliato nel XVII secolo, e la cappella laterale dedicata al Santo di Assisi, affrescata tra il XIV e il XV secolo con storie relative alla sua vita.

Castelvecchio Subequo, interno della chiesa di S. Francesco fondata nel 1288 e modificata nel 1647. Il fastoso altare maggiore in noce intagliato e decorato nel XVII secolo 

Il viaggio nella Valle dell'Aterno consente di vivere in breve tempo una piccola sintesi dello spirito culturale d'Abruzzo: antiche chiese ricche d'arte e spiritualità, paesaggi assorti che portano alla contemplazione e speciali silenzi che solo la Natura incontaminata può regalare in questo meraviglioso lembo di Italia.

Castelvecchio Subequo, chiesa di S. Francesco. La cappella dei conti di Celano, o di S. Francesco affrescata con storie relative alla vita del Santo