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sabato 8 aprile 2017

IL PICCOLO PARADISO DI PASOLINI GUARDA LA PATRIA "FIDELIS"


La torre di Chia (VT), cara a Pier Paolo Pasolini, immersa nei boschi
 

Il castello di Chia, con la sua antica torre merlata che spicca sui vasti boschi a nord dei monti Cimini e il magico abitato di Vitorchiano a poca distanza, verso Viterbo. Un lembo di Tuscia laziale, immerso nella Natura e nella leggenda, racconta la propria storia al visitatore affascinato.
La torre di Chia, nei pressi dell'omonimo borgo non lontano da Bomarzo e dai suoi magici mostri, si erge al di sopra delle querce che dominano le colline circostanti, alle cui pendici scorrono torrenti che scavano la roccia da millenni. Tra imponenti massi che sembrano giungere da galassie lontane e resti di mulini abbandonati che narrano delle radici agricole della zona, l'escursionista si imbatte in questa struttura pentagonale alta 42 metri e circondata da una cinta muraria.
Queste antiche vestigia, dopo secoli di vicissitudini, furono acquistate dal celebre intellettuale Pier Paolo Pasolini che ne fece la propria residenza: "Il paesaggio più bello del mondo", come lo scrittore e regista definì quegli scorci onirici, divenne set per alcune scene del "Vangelo secondo Matteo", uno dei suoi film più famosi.


Antico abitato di Chia (VT)

Non lontano da Chia in direzione di Viterbo si apre alla vista Vitorchiano, borgo con la classica struttura etrusca "a testa di vipera" ovvero accessibile solo da uno dei tre lati, essendo gli altri a picco su rupi tufacee. Luogo leggendario in cui nacque l'eroe Marzio, il giovane pastore che corse a Roma per avvertire di un imminente attacco etrusco. Durante il viaggio una spina gli si conficcò nel piede ma egli pur di non perdere tempo non se la tolse. Giunto a Roma e avvertito il Senato cadde morto. I romani, come premio per il sacrificio del ragazzo, conferirono alla città di Vitorchiano il titolo di fidelis. 
Sin dall'antichità e per tutto il medioevo, leggende a parte, il borgo "a testa di vipera" fu a fianco di Roma in molte lotte e guerre. Per questo fu privilegiato e insignito di molti onori. Il celebre acronimo S.P.Q.R. si può leggere ancora oggi in molti punti di Vitorchiano e presso il palazzo dei Conservatori a Roma si trovano due tavole marmoree del XV secolo che confermano lo status della cittadina: su una di queste infatti campeggia la scritta "Vitorchiano fedele del popolo romano".
Chia e Vitorchiano costituiscono tasselli preziosi del meraviglioso mosaico di colori e miti, cultura e paesaggi disegnati dal tempo e dall'opera dell'uomo sapiente, specie rara di questi tempi, ai piedi dei monti Cimini. 



Vitorchiano (VT) Porta Romana e la sua torre merlata alla guelfa. Accesso al borgo antico

     

mercoledì 23 aprile 2014

L'IMPERATORE E IL SUO TEMPIO


Il simbolo della gloria di Roma incarnata nelle conquiste del suo primo imperatore. L'Ara Pacis Augustae, altare edificato nel 9 a.c. e dedicato alla Dea della Pace oltreché ai successi militari e politici di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, meglio noto come Augusto, emblema dell'età di passaggio dalla Repubblica al Principato.

Ara Pacis, decorazioni interne

"L'Ara Pacis rappresenta uno degli esempi più alti dell'arte classica", si legge nella guida ufficiale del museo che custodisce l'importante opera. "La sua costruzione fu decretata dal Senato Romano nel 13 a.c. per onorare il ritorno di Augusto dalle province di Gallia e Spagna, dove nel corso di tre anni l'imperatore aveva consolidato il potere di Roma e suo personale, aperto nuove strade, fondato colonie".

La processione scolpita a bassorilievo

L'altare, in origine, si trovava in un luogo diverso da quel Lungotevere in Augusta dove oggi è possibile ammirarlo e furono vicissitudini complesse a portarlo dove è ora. "L'altare venne edificato lungo Via Flaminia", prosegue la guida, "al confine del Campo Marzio settentrionale, ma la natura alluvionale dell'area e le inondazioni del Tevere, depositando strati di limo sull'area, determinarono ben presto l'interramento dell'Ara, di cui si perse completamente memoria". Fu proprio lo storico fiume della Città Eterna a seppellire, letteralmente, la memoria del sito. Fino alla terza decade del secolo scorso.

Interno del complesso museale

"La ricostruzione del monumento fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937/38, del bimillenario della nascita di Augusto. Affidata all'archeologo Giuseppe Moretti, essa fu materialmente realizzata nell'estate del 1938 all'interno del padiglione di Via di Ripetta, edificato in tutta fretta a partire da un progetto dell'architetto Ballio Morpurgo". L'opera fu allora ubicata laddove è tuttora, sul Lungotevere, ma la storia non era ancora finita.

La Saturnia tellus

"L'Ara Pacis ha rischiato", conclude la guida "di essere compromessa dall'inadeguatezza del suo contenitore, che non poteva isolarla dal traffico, dai gas di scarico, dal surriscaldamento, dall'umidità in risalita e dalle polveri grasse e acide che si depositavano sui suoi marmi e sugli intonaci". Recentemente perciò è stato progettato un nuovo complesso per la conservazione del monumento, la controversa teca di Richard Meier.
Augusto, dal bimillenario della nascita a quello della morte, che cade proprio quest'anno, rimane uno dei simboli della millenaria storia di Roma e di un tempo lontano di cui, specialmente oggi, poter andare orgogliosi.

Particolare dell'altare

Se L'Ara Pacis ha trovato una cornice consona alla propria grandezza e a quella dell'uomo a cui è dedicata, altrettanto non si può dire del mausoleo, a pochi passi dall'Altare stesso, che ospitò le spoglie dell'imperatore e che porta il suo nome. La speranza è che anche quel luogo d'altissimo valore storico e culturale possa trovare destino più dignitoso dell'abisso di degrado in cui sprofonda ancora oggi, a duemila anni dalla morte di uno dei più grandi emblemi della grandezza di Roma.  


L'Ara Pacis Augustae