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martedì 1 agosto 2023

LE NECROPOLI DI PIAN DEL VESCOVO E DEL TERRONE, LA BELLEZZA DI BLERA

Blera, necropoli della Casetta (nei pressi della necropoli del Terrone)

Quella parte di Tuscia compresa tra il lago di Vico e i monti della Tolfa non esaurisce mai i propri tesori, a disposizione del visitatore desideroso di conoscenza. Una continua scoperta di splendore e avventura. Appena al di là dei confini del parco Marturanum infatti, con il suo infinito patrimonio archeologico e paesaggistico attorno al borgo di Barbarano Romano, le persone alla ricerca dell'immortale bellezza dei secoli incontrano sul proprio cammino Blera, altro grazioso borgo tufaceo arroccato su uno sperone a picco su profonde forre verdeggianti.

Blera, necropoli di Pian del Vescovo (VI sec. a.c.)


Una natura amena e selvaggia, meravigliosa caratteristica di tutta l'area. Come a Barbarano Romano anche a Blera ci si immerge nel mistero delle necropoli rupestri, che qui si chiamano Pian del Vescovo e Terrone, nascoste nel verde dei boschi incontaminati.

Blera, necropoli di Pian del Vescovo (VI sec. a.c.)


Quella di Pian del Vescovo è una delle più note necropoli rupestri di età arcaica, con un'estensione di circa un chilometro. Sorge lungo la stretta vallata del torrente Biedano che disegna un paesaggio frastagliato. Il sito fronteggiava l'antico centro abitato, ubicato sul vicino promontorio del Petrolo, ed era costeggiato alle falde da due strade etrusche, una delle quali poi, in età romana divenne la celebre Via Clodia.

Necropoli di Pian del Vescovo, una scala di collegamento tra le tombe


Le tombe sono scavate su più livelli, con scale che le collegano, e risalgono fino al VI sec. avanti Cristo. Molto affascinanti le tombe "a dado", scavate nel tufo all'interno di un blocco. Possono avere porte finte poste in alto e all'interno di esse viene ricreata un'abitazione con modanature e dromoi, corridoi di accesso dall'esterno. Ai lati del dado troviamo scale che portano ad una piatta terrazza superiore, dedicata al culto funerario.

Blera, necropoli del Terrone


A poche centinaia di metri in linea d'aria verso sud da Pian del Vescovo, sulle pendici di un colle che guarda Blera da est, si trova un altro simbolo del territorio come la necropoli del Terrone. Non ci sono sentieri che colleghino direttamente i due siti, quindi il visitatore deve risalire il promontorio del Petrolo da Pian del Vescovo verso Blera per poi ridiscendere sul fianco est dello sperone su cui sorge il borgo.

Tomba a tumulo, pianoro del Terrone


La necropoli del Terrone è caratterizzata da più ordini paralleli di tombe, in alto più antiche in basso più recenti, ricavate con il taglio del pendio tufaceo. Possono presentarsi nel tipo a semidado o a dado vero e proprio, staccato completamente dalla parete di fondo. Sono visibili le scale che conducono alla parte superiore dei monumenti funebri, sulle piatte terrazze utilizzate per il culto.

Necropoli del Terrone, interno di una tomba bicamerale


Risalendo poi il sentiero che si addentra nel bosco, verso il pianoro sovrastante, troviamo un grande tumulo con dromos e una tomba bicamerale, a poca di stanza dalla quale, verso ovest, è situato un vasto e suggestivo colombario con circa 800 loculi. Proseguendo sul sentiero del pianoro, infine, si incontra l'imponente mausoleo romano, ennesimo incredibile gioiello dell'area.

Pianoro del Terrone, colombario con circa 800 loculi


Tornando indietro e scendendo verso Blera si incrocia nuovamente il sentiero della necropoli del Terrone, raggiunta e superata la quale si arriva alla necropoli della Casetta con la famosa Grotta Pinta, altro complesso rupestre ben visibile anche dalle colline circostanti e facilmente raggiungibile. Uno spettacolo indimenticabile.

Pianoro del Terrone, Mausoleo romano


Non si esauriscono mai in Tuscia gli spunti per nuove gite e avventure nella natura e nella storia millenaria. Blera con il suo straordinario territorio rappresenta un'ennesima conferma dell'unicità e della ricchezza paesaggistica e culturale d'Italia, dove ogni lembo di terra svela gioielli d'incredibile valore.

Necropoli della Casetta, particolare della facciata e della scala di collegamento con la parte superiore dedicata al culto funerario

 

lunedì 3 luglio 2023

QUARTO DI BARBARANO, NATURA SELVAGGIA E PANORAMI INCANTATI

 

Mucca maremmana al pascolo a Quarto di Barbarano

Il Parco Marturanum, nel territorio del Comune di Barbarano Romano cuore della Tuscia viterbese, custodisce soprattutto nella parte immediatamente a nord del borgo innumerevoli tesori archeologici, come le celebri e magnifiche necropoli rupestri da S.Giuliano al Caiolo fino alla tomba Thansinas, estremo avamposto d'arte e spiritualità millenaria all'interno dei confini dell'area protetta. Non meno affascinante e preziosa però, è quell'ampia porzione di parco situata a sud dell'abitato, con i suoi pascoli e i suoi scorci fantastici arricchiti dalla bellezza e dall'unicità delle caratteristiche mucche maremmane, nobili abitanti e guardiane silenziose di quel piccolo paradiso selvaggio.

Quarto di Barbarano, panorama da Poggio Ventacolo verso i monti della Tolfa 


Siamo nel Quarto di Barbarano, area più estesa del parco Marturanum, in cui l'aspetto preponderante per il visitatore è paesaggistico più che archeologico. Certo non mancano anche qui importanti evidenze storico culturali come i tratti di antica Via Clodia affioranti lungo il sentiero 105, nel passaggio che unisce la località "Bandita" all'"Ortaccio". Ma senza dubbio a riempire lo sguardo e l'attenzione sono i panorami che, specie sull'altura di Poggio Ventacolo, spaziano per chilometri in direzione dei monti della Tolfa in un'esplosione di colori vividi tra cielo e terra, nella quiete e nei profumi di questo angolo incontaminato.

Tratto di antica Via Clodia


Un'avventura che inizia poco fuori Barbarano Romano, in località "Bandita", dopo aver lasciato l'auto sotto uno spicchio d'ombra che comunque non basterà a lasciare l'abitacolo ad una temperatura sopportabile al ritorno. Il segnale che indica il sentiero numero 105 è poco avanti e conduce subito nel bosco fino alla recinzione che pone gli animali al pascolo al riparo dalla strada vicina. Superato il cancello in legno si apre la vista sulla natura del Quarto di Barbarano: mucche dal manto bianco o marrone placide al pascolo tra alberi e bassi cespugli inondati dal sole estivo, tra colline verdi e sentieri che si perdono all'orizzonte.

Mucche al pascolo libero


Ben presto si incrocia la deviazione che porta lungo il percorso dell'antica via Clodia, a tratti affiorante dalla vegetazione. Il sentiero, prima in salita, prende successivamente a scendere con decisione fino all'incontro dei sentieri 105 e 103 che proseguono uniti fino alla località "Ortaccio". Qui si prosegue lungo il sentiero 103 verso Poggio Ventacolo, un'altura verdeggiante e boscosa, e poi in declivio fino a trovare il sentiero 138b proveniente da Civitella Cesi.

Uno dei sentieri che esplorano l'area di Quarto di Barbarano

 

È il giro di boa di questo percorso ad anello, il viaggio di ritorno lungo un pendio non eccessivamente ripido ma costante che inizia subito dopo aver oltrepassato il torrente Vesca. Non ci sono molti boschi su questo versante, piuttosto bassi cespugli fioriti e prati in cui la vista può spaziare tutt'attorno. A lenire la fatica del cammino piacevoli incontri con gli abitanti del luogo, le mucche maremmane al pascolo. Non sembrano molto spaventate alla vista dell'uomo ma la diffidenza le spinge a mantenere una certa distanza. Che non impedisce però di scattare qualche foto a ricordo dell'escursione che si sta per concludere.
Ripercorrendo i propri passi, infatti, si torna al punto di partenza dopo una mattinata di natura, paesaggi e bellezza nella poesia selvaggia di Quarto di Barbarano.


Mucca maremmana al pascolo

giovedì 23 marzo 2023

S.GIULIANO E IL CAIOLO, I SENTIERI DELL'ANTICA MARTURANUM

Il fosso di S.Giuliano, sul sentiero Cai 103


Il borgo di Barbarano Romano, con i suoi tesori custoditi nel Museo delle Necropoli Rupestri , può essere punto di partenza per diversi, fantastici percorsi alla scoperta degli incredibili luoghi di storia e mistero immersi nel verde dei boschi tutt'intorno. Un territorio da esplorare che svela le proprie meraviglie ad ogni passo e dona scorci indimenticabili a chi sa addentrarsi con curiosità e voglia d'avventura tra le braccia di sentieri che si perdono nei meandri del tempo.

La celebre decorazione del "Lupo e del Cervo" (IV sec. a.c.) su una parete esterna della Tomba del Cervo. Una scena di caccia o un'allegoria del conflitto tra Roma e l'Etruria


A pochi chilometri dal centro storico in direzione nord, infatti, lungo il sentiero Cai numero 103, ci si trova nell'area più ricca di testimonianze storico archeologiche del Parco Marturanum. Quella ricompresa tra l'antico insediamento di S.Giuliano, sull'omonima altura, e il pianoro del Caiolo.

Il tumulo Cima (VII sec.a.c.) con il suo dromos e gli ingressi laterali collegati al principale al centro.


Il primo tesoro in cui ci si imbatte arrivando dal borgo è il Tumulo Cima (VII sec. a.c.), il più grande dell'area con i suoi 25 metri di diametro. Vi si accede attraverso il maestoso dromos su cui si aprono ingressi a camere laterali collegate alla principale, sita al centro, che colpisce per il soffitto scolpito ad imitazione del legno delle abitazioni. Lungo la circonferenza del tumulo si aprono ingressi ad altre tombe realizzate in epoca successiva.

Tomba Costa (V sec. a.c.), con porta finta all'interno che rappresenta il passaggio dal mondo dei vivi all'aldilà.


Si inizia quindi a scendere un pendio boscoso punteggiato di antiche sepolture che si aprono nelle pareti tufacee. Tra le più interessanti la Tomba Costa (V sec. a.c.) a semidado con porta finta all'interno che rappresenta il passaggio dal mondo dei vivi all'aldilà.

la Tomba Gemini con i suoi ingressi affiancati


Poco più avanti, dopo aver proseguito ad un bivio verso ovest e aver superato la Tomba Gemini con i suoi ingressi affiancati e le decorazioni delle finte porte, si raggiunge la Tomba Rosi, a dado, (VI sec.a.c.). Dal vestibolo si aprono le porte di tre celle funerarie, ciascuna con due letti. Accanto alle porte, come nelle abitazioni, si aprono finestre che danno su ambienti più interni.

la Tomba Rosi (VI sec.a.c.)


Usciti dalla Tomba Rosi si torna indietro al bivio precedente e si prosegue in discesa verso nord in direzione del fosso della Chiusa Cima, un facile guado che porta sotto la collina di S.Giuliano. Per giungere all'antico abitato si va a sinistra verso ovest affrontando un tratto in salita fino al piano, posto su uno sperone a 350 metri d'altezza.

La chiesa medievale di S.Giuliano (XII sec) edificata su una preesistente struttura pagana


Ecco l'antica Marturanum etrusca. Al centro dell'area abitata fin dall'età del bronzo, troviamo la piccola e deliziosa chiesa medievale di S.Giuliano (XII sec) edificata su una preesistente struttura pagana. Affascinante incontro di materiali e stili diversi uniti dai secoli e dalle vicissitudini, l'edificio sacro è il risultato di molteplici interventi realizzati nel tempo. La visita prosegue con il bagno romano ad ovest della chiesa. Una ripida scala porta ad un'ampia vasca affacciata su una rupe spettacolare.

La ripida scala che porta al bagno romano ad ovest della chiesa di S. Giuliano


A questo punto si torna indietro al bivio che avevamo lasciato dopo il guado della Chiusa Cima e prendiamo stavolta verso nord, proseguendo verso il colle del Caiolo. Una classica tagliata etrusca ci avvolge fino ad un secondo guado, facile come il primo, quello del fosso di S.Giuliano.

la Tomba della Regina (V sec. a.c.)


Pochi passi ed ecco la Tomba della Regina (V sec. a.c.), monumento funerario a semidado, il più imponente della necropoli. La facciata è alta 10 metri e presenta due grandi porte doriche con ornamenti e decorazioni. All'interno due celle sepolcrali rettangolari con letti funebri (Klinai) e panchine per gli oggetti.

La parte superiore della Tomba del Cervo immersa nel paesaggio incantevole del parco Marturanum


Alla destra della tomba poi la via procede, ben segnalata ed attrezzata, sul crinale del colle del Caiolo in direzione di un'altra perla: la Tomba del Cervo, così denominata per la celebre decorazione del "Lupo e del Cervo" su una parete laterale della gradinata. Un bassorilievo raffigurante una scena di caccia, o forse l'allegoria del conflitto tra Roma e l'Etruria, e utilizzato come simbolo stesso del Parco Marturanum.

Particolare dell'interno delle tombe "a Portico",
scavate nella roccia con aperture laterali in alto rispetto alle sepolture


Datata tra il IV e il III secolo a.c. è completamente staccata dalla parete retrostante. La finta porta dorica, l'ampio dromos e l'ampia camera sotterranea sono gli elementi caratteristici. I sarcofagi ritrovati all'interno sono oggi conservati nel museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano.

Le tombe "Palazzine", allineate e poste su una sponda del fosso di S. Giuliano


L'area del Caiolo deve ancora svelare i propri incredibili tesori e per questo il cammino porta a ritroso. Superata la tomba della Regina si seguono le indicazioni del sentiero 103 verso le tombe "a Portico" e le "Palazzine" (VI-IV sec. a.c.).

il Tumulo della Cuccumella (VII sec. a.c.), monumento funerario circolare costruito con grandi blocchi regolari


Si tratta di tipologie architettoniche peculiari e tipiche del luogo, forse influenzate dalla cultura falisca. Le prime sono scavate nella rossa roccia e sono caratterizzate da aperture laterali poste in alto rispetto alle sepolture. Mentre le seconde sono allineate e poste su una sponda del fosso di S. Giuliano poco più a est.

Tumulo del Caiolo (VII sec.a.c.), interamente scavato con un breve dromos,
due camere e la volta sorretta da due pilastri.


Per raggiungere il Poggio del Caiolo, il pianoro sopra la parete nella quale sono scavate le tombe a Portico e le Palazzine, si sale attraverso il bosco. A poca distanza dal punto in cui terminano gli alberi si incontra il Tumulo della Cuccumella (VII sec. a.c.), monumento funerario circolare. Differentemente da altre sepolture, esso non è ricavato da un banco tufaceo ma costruito con grandi blocchi regolari che andavano a formare camere dalla volta sospesa.

Suggestivo ingresso della tomba dei Letti


Ci si avvia ora verso la parte bassa del piano per scoprire le tombe affacciate sulla rupe che guarda la collina di S.Giuliano e il vallone sottostante. Dopo la Tomba del Carro, in parte scavate e in parte costruita in blocchi, la discesa porta al Tumulo del Caiolo, interamente scavato con un breve dromos, due camere e la volta sorretta da due pilastri. A poca distanza la magnifica Tomba dei Letti, così chiamata per la presenza di due letti per bambini accanto a quelli dei genitori.

Particolare dell'interno della tomba dei Letti


Le aree di S.Giuliano e del Caiolo sono le più ricche di testimonianze archeologiche all'interno dei confini dello splendido Parco Marturanum. Pochi altri luoghi dell'Etruria possono vantare una simile varietà di monumenti e un paesaggio altrettanto incantevole e magico. Un angolo d'Italia che conserva il retaggio dei millenni, gemme di storia incastonate in un gioiello della natura.

I due letti per bambini accanto a quelli dei genitori. Particolare che dona il nome al sepolcro stesso.



martedì 28 febbraio 2023

BARBARANO ROMANO E IL PARCO MARTURANUM, LA MAGIA DELLA TUSCIA RUPESTRE

Museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano, Caiolo, Tomba del Sarcofago (IV-III sec. a.c.)
 

I meravigliosi luoghi che caratterizzano i territori della provincia viterbese rappresentano un'autentica fucina, inesauribile, di occasioni per assaporare e vivere arte, natura, cultura, bellezza. Paesaggi unici, millenni di storia e mito, scorci indimenticabili per tuffarsi in avventure all'insegna della conoscenza. Borghi suggestivi, boschi e alture verdeggianti, profonde forre scavate nel tufo e ripide pareti punteggiate di antiche tombe. Tale straordinarietà contribuisce a donare a queste terre l'aura di leggenda che da sempre le contraddistingue.

 

Museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano (VT), frammento di mosaico e veduta della sala
 

Una delle perle dell'area è senza dubbio il Parco regionale Marturanum, vasto polmone verde e scrigno di storia e natura del Lazio settentrionale. Istituito nel 1984 e ricadente interamente nel territorio del Comune di Barbarano Romano, ha come confini i monti della Tolfa a ovest e il lago di Vico ad est. Un angolo d'Italia il cui splendore rimane impresso della memoria di chi lo scopre, con i suoi panorami incontaminati e selvaggi e le sue antiche vestigia, che nulla hanno da invidiare a luoghi magari più noti e gettonati in giro per il mondo. 

 

Tomba del Trono, dromos VI sec. a.c.

Porta d'ingresso del parco è il delizioso borgo di Barbarano Romano (VT), arroccato su un'altura triangolare e protetto su due lati da rupi tufacee. Il sito è abitato sin dalla preistoria ma il nucleo attuale è di origine medievale, sviluppato tra il X e il XII secolo. La parte sud dell'abitato, naturalmente accessibile, era protetta da mura tutt'ora conservate e da una torre, dedicata al re Longobardo Desiderio, purtroppo crollata nel 1930. Cuore del paese è il "Museo delle Necropoli Rupestri" facente parte del SISC, Sistema Integrato dei Servizi Culturali dell'area etrusco-cimina, che pone in rete i diversi centri appartenenti alla Comunità Montana dei Cimini per la promozione e valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale dell'area. 

 

Museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano (VT), leone in peperino rinvenuto nella tomba del Trono, inizi VI sec. a.c.

Il museo racconta non solo la storia della Tuscia rupestre, ma soprattutto le radici e l'identità del territorio. Dalle peculiarità dell'architettura funeraria ai molti reperti emersi dagli scavi nel corso del tempo. Tutto con la missione di esaltare il legame tra l'antico sito di San Giuliano,ai piedi dell'odierna Barbarano, e il territorio circostante con tutte le sue ricchezze. Il visitatore può cosi ammirare anfore e sarcofagi, statue e obelischi provenienti da tombe e necropoli. Un percorso nel tempo che non si limita alle sale museali però, ma che si allarga ai sentieri che scendono dal borgo per perdersi nel verde del parco sottostante le antiche mura. 

 

Tomba Margareth, colonne scanalate con capitelli etrusco-dorici e zoccolo quadrato VII-VI sec. a.c.
 

Barbarano Romano e il Parco regionale Marturanum, assieme agli altri straordinari luoghi della Tuscia, sono una meta preziosa per un viaggio che non si limita alla gita turistica, ma che è avventura ed elevazione culturale. E soprattutto scoperta di una dimensione diversa del vivere, più a misura d'uomo, che mai come ora merita d'essere riabbracciata.

 

Tomba Margareth, particolare decorazione a volute

 

martedì 6 dicembre 2022

UNA MISTERIOSA PIRAMIDE NELLA TERRA DEGLI ETRUSCHI

 

La piramide etrusca di Bomarzo (VT), probabilmente un altare rupestre etrusco-romano

Gli sparuti, timidi raggi solari non riescono a mitigare il freddo pungente di una mattinata di fine autunno. Il clima rigido però non può neppure minare la voglia di scoperta e avventura nella natura e nella storia millenaria di uno degli angoli più suggestivi e ricchi di mistero della Tuscia viterbese.

Ai piedi della scalinata


L'area di Bomarzo, affascinante borgo a nord di Viterbo famoso per il Bosco Sacro e le sue enigmatiche sculture, è un autentico scrigno di gioielli paesaggistici e storico archeologici da scovare ed ammirare. Sono innumerevoli, infatti, le testimonianze e i reperti dal grande valore culturale che affiorano dalla fitta vegetazione. Un luogo magico in cui il visitatore incontra miti e leggende le cui origini si perdono nei meandri del tempo, e percepisce la grandezza dell'eredità che le passate civiltà hanno lasciato all'oggi.

Particolare della lunga scalinata che porta alla sommità del monolite


Uno di questi straordinari tesori è la cosiddetta Piramide etrusca, un manufatto plasmato nella roccia tufacea d'origine vulcanica, la cui resistenza ha consentito alla struttura di rimanere praticamente inalterata dopo millenni. Si rimane subito colpiti dalla maestosità e dalla particolarità di questa opera incredibile, nascosta dall'abbraccio del bosco a circa 30 minuti di cammino dal luogo più vicino in cui si può lasciare l'automobile.

La sommità del monolite. Non si scorgono tracce di lavorazioni o incisioni


Il sentiero non presenta particolari difficoltà, tranne un passaggio leggermente scosceso, poco prima di arrivare alla meta, nei pressi della "Finestraccia", originariamente una tomba etrusca utilizzata poi nel corso dei secoli come abitazione. L'ampio spazio che si apre attorno alla piramide è stato pulito dalla vegetazione infestante nel 2008 da Salvatore Fosci, abitante del luogo, a cui si deve anche la riscoperta del sito e del manufatto stesso con un'opera di divulgazione e promozione che non si è mai arrestata. Grazie a quest'impegno meritorio, è possibile ora godere del silenzio e dei colori brillanti dei pendii e delle vallate in una mattinata d'autunno.

Uno sguardo dalla sommità


Giunti dinanzi alla piramide ci si trova ai piedi di una lunga scalinata, composta da 28 gradini alcuni dei quali larghi circa un metro, altri fino a quattro. E forse altri sono nascosti nel terreno mai scavato che ricopre la base della struttura. Salendo si notano nicchie, rientranze, vaschette e sistemi di canalizzazione incisi nel peperino, forse creati per far defluire liquidi prodotti da antichi riti sacrificali.

Si pensa che vi possano essere parti del manufatto ancora nascoste dai depositi di terra che potrebbero emergere se venisse realizzato uno scavo archeologico nell'area
 

In cima alla scala due aperture nella roccia e una seconda scala che porta alla sommità, piatta tranne alcuni rialzi ai lati. La piramide raggiunge un'altezza di circa 8 metri dal lato del monte e 16 dal lato che guarda a valle. Numeri comunque approssimativi, considerando il probabile interramento nel corso del tempo di ulteriori parti del monolite.

Particolare dei vani posti sotto la sommità della piramide


Diverse le ipotesi sull'utilizzo della piramide, da altare etrusco-romano a punto di avvistamento per la difesa del territorio, fino all'idea di un monumento funerario. Chissà quanti dubbi potrebbero essere fugati e quanti segreti potrebbero essere rivelati se si iniziasse uno scavo archeologico attorno alla struttura, come si augurano i tanti che amano quel sito e le sue bellezze, tra cui Francesca Ceci, archeologa e autrice, assieme allo stesso Salvatore Fosci e all'ingegnere Luciano Proietti di un interessante libro dal titolo "I misteri della Piramide di Bomarzo, indagine sulle origini dell'enigmatico monolite nascosto nei boschi viterbesi", edito da Intermedia.

La "Finestraccia", antica tomba etrusca utilizzata nel tempo anche come abitazione, lungo il sentiero che porta alla piramide.


Un luogo ancora poco noto, nonostante gli sforzi per promuoverlo, ma la Piramide di Bomarzo rappresenta uno dei simboli della Tuscia. Una terra d'infinita bellezza, da proteggere e valorizzare con rispetto, che non smette mai di stupire e rapire l'immaginario di chi vuole viverla. Anche in una rigida giornata di fine autunno.

Splendido panorama che si apre alla vista lungo il sentiero che porta alla piramide, all'altezza della "Finestraccia"


giovedì 2 maggio 2019

IL MITO DELL'ARPIA ALEGGIA SUL BORGO FANTASMA

Celleno, castello Orsini


Tutte le foto

A Celleno si arriva percorrendo la strada che porta, qualche chilometro più avanti, alla più famosa Civita di Bagnoregio. Entrambi i piccoli paesi sono caratterizzati da un comune contesto geologico e paesaggistico all'insegna dell'assoluta unicità. Quelle profonde e vaste fratture, i celebri calanchi, scavate dall'acqua negli strati argillosi e sabbiosi del terreno, sovrastati dal materiale d'origine vulcanica depositatosi durante le varie fasi d'attività dell'apparato Vulsino. Un connubio peculiare che dà vita agli scorci spettacolari di cui il visitatore può godere in questa parte di Tuscia viterbese tra il Capoluogo e il lago di Bolsena.

Celleno, il Campanile di S.Donato

Celleno è sicuramente meno nota della vicina Civita di Bagnoregio ma non meno affascinante e suggestiva. Non solo dal punto di vista ambientale. Le radici storiche dell'abitato infatti affondano in profondità nei millenni e il borgo antico è testimonianza di questa complessità culturale. L'origine del nome potrebbe derivare dal termine cella, nel significato di cavità o grotta, in considerazione della natura geologica del territorio. Decisamente più evocativa, anche se meno verosimile, l'ipotesi legata al mito di Celeno, che nella mitologia greca era una delle tre figlie di Taumante ed Elettra. Lo stemma del Comune infatti riporta un'arpia su campo azzurro con le ali spiegate.

Particolare del castello Orsini

Oltre la leggenda c'è la storia del castello, appartenuto agli Orsini e fondato nel 1026. Complesso monumentale adagiato su un pianoro tufaceo in un'area dalle origini antichissime, che risalgono agli etruschi. Oggi la fortezza Orsini accoglie i curiosi con il suo spartano e ben conservato profilo. L'imponente cinta muraria è visibile anche passeggiando attorno all'ampio fossato che cinge la struttura. Di fronte al castello la chiesa di S.Carlo, fondata nel 1625 e quella di S.Donato, più in alto, oggi in stato di abbandono ma svettante con il suo campanile. Poco fuori l'abitato troviamo il convento di S.Giovanni Battista del XVII secolo, sorto su una preesistente chiesa romanica. 

Convento di S.Giovanni Battista (XVII sec.)

Celleno è un piccolo e delizioso angolo nascosto tra Viterbo e la Toscana. Un territorio baciato dallo splendore. Il segreto è scoprirlo con dovuta lentezza perché ogni angolo cela tesori inestimabili. Ogni lembo di Tuscia è una preziosa testimonianza di cultura e identità.