domenica 31 gennaio 2016

NECROPOLI DI PORTUS, LA BELLEZZA CHE SOPRAVVIVE ALL'INDIFFERENZA

Necropoli di Portus, edificio funerario


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E insistono a chiamarla petrolio. Anche se non inquina, non deturpa, non crea guerre e soprattutto non è altrettanto importante per il potere. È la bellezza che emana dagli innumerevoli luoghi di storia e cultura, spesso abbandonati a sopravvivere in una condizione di imbarazzante clandestinità figlia dell'incuria e dell'indifferenza di chi dovrebbe promuovere il meglio del Paese.

Necropoli di Portus, mosaici lungo il tratto della via Flavia Severiana al centro del sito

La necropoli di Portus a Fiumicino, nella zona chiamata Isola Sacra compresa tra i rami naturale ed artificiale del Tevere è uno di questi esempi: decisamente difficile da trovare in assenza di una segnaletica minimamente adeguata e aperta di rado grazie all'impegno dei pochi custodi e di guide appassionate e preparate, come quelle che accompagnano i visitatori nelle escursioni organizzate dalla Cea, Centro Educazione Ambientale. Ma ne vale la pena, perché si tratta di un'utentica meraviglia.

Necropoli di Portus, veduta

Un complesso venuto alla luce nel 1925 costituito da oltre 200 edifici funerari ricchi di decorazioni sorprendentemente conservate. Una piccola Pompei romana che narra una storia di secoli, a partire dalla fine del I secolo d.C, fino al IV secolo d.C.

Necropoli di Portus, edificio funerario, mosaico

Il breve tratto della via Flavia Severiana, il solo conservatosi, che taglia il centro della necropoli, testimonia il ruolo che quel luogo ricopriva nei collegamenti tra le antiche Ostia e Portus. Passeggiare nel verde che circonda le tombe e avventurarsi all'interno di queste, ammirando iscrizioni e rilievi, decorazioni e testimonianze riporta indietro nel tempo, alle vite di chi fu sepolto lì: artigiani e commercianti, marinai e medici.

Necropoli di Portus, sarcofago decorato

Al termine della visita si lascia Portus sicuramente arricchiti ma anche, purtroppo, tristemente consapevoli che se quelle testimonianze inestimabili si trovassero ad altre latitudini godrebbero di ben altra considerazione da parte delle Autorità competenti e di adeguata fama nel mondo. Altro che petrolio.


 Necropoli di Portus, Isola Sacra, uno degli oltre 200 edifici funerari

lunedì 28 dicembre 2015

IL TEMPIO DEI PORTOGHESI ALL'OMBRA DEL GRANDE ORGANO

Il grande organo Mascioni opus 1181, dotato di 4 tastiere e 47 registri, ampliato nel 2015-2016 e portato a 60 registri su cinque manuali e pedale.


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Il Giubileo della bellezza e dell'arte si celebra a Roma da sempre ogni giorno, senza nulla togliere ai riti degli Anni Santi indetti dai Pontefici. Un immenso inno alla cultura e alla storia diffuso su tutto il territorio dell'Urbe e rappresentato fisicamente dai luoghi delle radici millenarie di Roma.

Particolare della cupola

La chiesa di S. Antonio in Campo Marzio, anche conosciuta come Sant'Antonio dei Portoghesi, il tempio della comunità lusitana della Capitale a pochi passi dall'Ara Pacis, conserva il proprio accecante splendore per la gioia di coloro che, visitatori spinti dalla curiosità al di fuori dei classici itinerari del turismo di massa, desiderino addentrarsi lungo i sinuosi e affascinanti vicoli nel cuore della Città Eterna: scrigni inaspettati e lontani dal clamore, spesso, che celano tesori unici e sorprendenti.

Particolare dell'interno della chiesa tardobarocca

È la storia di una piccola chiesolina dedicata a S.Antonio Abate e risalente al 1118, sotto il pontificato di Gelasio II, ottenuta dal Cardinale Antonio Martins De Chaves quando questi istituì in Campo Marzio un ospizio, nel 1440.
Il muniscolo edificio sacro ben presto risultò troppo umile e modesto per rappresentare la grande monarchia lusitana. Così, a partire dal 1638, i portoghesi di Roma ritennero doveroso ampliare la struttura per renderla consona alla potenza di uno dei più grandi Paesi d'Europa.

Particolare dell'interno della chiesa tardobarocca

All'interno della struttura a croce latina a cui si accede dopo aver apprezzato la monumentale facciata barocca, la vista viene subito rapita dall'imponente organo a canne impiegato, oltreché per il regolare servizio liturgico, anche per rassegne organistiche di carattere internazionale. È meraviglioso perdersi tra i colori dei marmi preziosi e lo sfarzo delle sculture e delle colonne, ammirando le decorazioni dorate e i dipinti nelle sei cappelle e nell'abside.

Lo stemma del Regno del Portogallo sulla facciata della chiesa

La chiesa dei Portoghesi appare come una perla racchiusa nell'omonima stretta viuzza, guscio avvolgente e fascinoso, quasi a protezione dal frastuono della città e dalla superficialità, sovente manifestata, del villeggiante mordi e fuggi. Una tappa irrinunciabile per un percorso giubilare più approfondito e meditato. Per non lasciare Roma senza aver visto questo lembo meraviglioso d'eternità.

Chiesa di S. Antonio in Campo Marzio, anche conosciuta come Sant'Antonio dei Portoghesi