mercoledì 23 aprile 2014

L'IMPERATORE E IL SUO TEMPIO


Il simbolo della gloria di Roma incarnata nelle conquiste del suo primo imperatore. L'Ara Pacis Augustae, altare edificato nel 9 a.c. e dedicato alla Dea della Pace oltreché ai successi militari e politici di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, meglio noto come Augusto, emblema dell'età di passaggio dalla Repubblica al Principato.

Ara Pacis, decorazioni interne

"L'Ara Pacis rappresenta uno degli esempi più alti dell'arte classica", si legge nella guida ufficiale del museo che custodisce l'importante opera. "La sua costruzione fu decretata dal Senato Romano nel 13 a.c. per onorare il ritorno di Augusto dalle province di Gallia e Spagna, dove nel corso di tre anni l'imperatore aveva consolidato il potere di Roma e suo personale, aperto nuove strade, fondato colonie".

La processione scolpita a bassorilievo

L'altare, in origine, si trovava in un luogo diverso da quel Lungotevere in Augusta dove oggi è possibile ammirarlo e furono vicissitudini complesse a portarlo dove è ora. "L'altare venne edificato lungo Via Flaminia", prosegue la guida, "al confine del Campo Marzio settentrionale, ma la natura alluvionale dell'area e le inondazioni del Tevere, depositando strati di limo sull'area, determinarono ben presto l'interramento dell'Ara, di cui si perse completamente memoria". Fu proprio lo storico fiume della Città Eterna a seppellire, letteralmente, la memoria del sito. Fino alla terza decade del secolo scorso.

Interno del complesso museale

"La ricostruzione del monumento fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937/38, del bimillenario della nascita di Augusto. Affidata all'archeologo Giuseppe Moretti, essa fu materialmente realizzata nell'estate del 1938 all'interno del padiglione di Via di Ripetta, edificato in tutta fretta a partire da un progetto dell'architetto Ballio Morpurgo". L'opera fu allora ubicata laddove è tuttora, sul Lungotevere, ma la storia non era ancora finita.

La Saturnia tellus

"L'Ara Pacis ha rischiato", conclude la guida "di essere compromessa dall'inadeguatezza del suo contenitore, che non poteva isolarla dal traffico, dai gas di scarico, dal surriscaldamento, dall'umidità in risalita e dalle polveri grasse e acide che si depositavano sui suoi marmi e sugli intonaci". Recentemente perciò è stato progettato un nuovo complesso per la conservazione del monumento, la controversa teca di Richard Meier.
Augusto, dal bimillenario della nascita a quello della morte, che cade proprio quest'anno, rimane uno dei simboli della millenaria storia di Roma e di un tempo lontano di cui, specialmente oggi, poter andare orgogliosi.

Particolare dell'altare

Se L'Ara Pacis ha trovato una cornice consona alla propria grandezza e a quella dell'uomo a cui è dedicata, altrettanto non si può dire del mausoleo, a pochi passi dall'Altare stesso, che ospitò le spoglie dell'imperatore e che porta il suo nome. La speranza è che anche quel luogo d'altissimo valore storico e culturale possa trovare destino più dignitoso dell'abisso di degrado in cui sprofonda ancora oggi, a duemila anni dalla morte di uno dei più grandi emblemi della grandezza di Roma.  


L'Ara Pacis Augustae

venerdì 21 marzo 2014

LE FIGLIE DEL SENATORE, MARTIRI ALL'ALBA DEL CRISTIANESIMO


Basilica di Santa Pudenziana - cupola con affreschi del Pomarancio

Tutte le foto

Nascoste dall'imponente sagoma di S. Maria Maggiore che domina la scena e monopolizza l'attenzione dei turisti, protette dalla quiete dei vicoli limitrofi alla grande basilica maggiore, le mura di S. Prassede e S. Pudenziana si ergono a testimonianza del martirio subito dalle due sorelle, figlie del senatore Pudente. Una famiglia convertita, secondo la leggenda, dallo stesso apostolo Pietro, che avrebbe dimorato sette anni nella domus dell'amico senatore.

Basilica di Santa Pudenziana - Il mosaico dell'abside, raffigurante Cristo circondato dagli apostoli

Questa storia, che si perde tra le pieghe del tempo, nei primi anni del Cristianesimo, ci racconta che l'attuale chiesa di S. Pudenziana, che prende il nome del senatore Pudente, appunto, considerata per secoli la chiesa più antica di Roma, sorgerebbe proprio sulle fondamenta della casa dove dimorò l'apostolo Pietro. Le ricerche compiute smentirebbero tale versione, sostenendo che i resti ritrovati 9 metri sotto l'attuale chiesa si riferirebbero alle antiche Terme di Novato del II secolo, cent'anni dopo l'arrivo a Roma dell'apostolo. Ma credere alla prima versione è indubbiamente più affascinante. Il corpo attuale di S. Pudenziana, sorta nel V secolo, è frutto di restauri risalenti al XVI secolo, tre secoli dopo la costruzione del campanile, del XIII secolo.

Basilica di Santa Pudenziana - interno, particolare antica struttura

Qualche centinaio di metri più a sud, invece, accessibile da un ingresso laterale anonimo che dissimula le incredibili bellezze racchiuse all'interno, si schiude alla vista la chiesa di S. Prassede, sorella di Pudenziana e figlia di Pudente. Anch'essa fu martirizzata nel I secolo assieme ai familiari i cui corpi vennero dapprima deposti nelle Catacombe di S. Priscilla.

Santa Prassede - cappella s. Zenone

La chiesa, il cui titolus Praexidis, una lapide del 491 sita nelle vicinanze di S. Maria Maggiore, testimonia le origini antichissime del luogo. Tale titulus sorse nella casa di proprietà di Prassede, che soleva nascondervi i cristiani perseguitati. L'edificio sacro attuale sorse nell'817 grazie a Papa Pasquale I, che rinnovò l'antica chiesa fatiscente e portò nel nuovo luogo di culto le spoglie dei martiri ancora deposte nelle Catacombe site lungo la via Salaria.

Santa Prassede - cappella s. Zenone

All'ombra dell'imponente basilica maggiore, quindi, brillano umili due inestimabili perle, testimoni dei primi anni del Cristianesimo. Due voci che parlano ancora oggi all'uomo di storia, cultura e spiritualità.


Santa Prassede - mosaici absidali