venerdì 12 ottobre 2012

ERCOLE, IL LEONE E IL CONCLAVE

Viterbo, Loggia del Palazzo Papale, con la Chiesa della S. Trinità sullo sfondo


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Il capoluogo della Tuscia tra storia e leggenda. Fondata da un eroe che dona alla nuova comunità un leone, simbolo di nobiltà e forza e tuttora stemma della città. Cuore medievale nella terra degli Etruschi, Viterbo affonda le radici nel mito di Ercole, famoso eroe greco che avrebbe eretto e dato il proprio nome a un castello, sul colle dove ora sorgono la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo Papale.

La cattedrale vista dalla Loggia

La realtà storica, in effetti, dice che sul colle del Duomo ritrovamenti archeologici testimonierebbero la presenza di un insediamento etrusco, particolarmente attivo nel VI-V secolo a.C., dedicato proprio ad Ercole, venerato da quella cultura col nome di Hercle. "Per il periodo etrusco", si legge tuttavia nel sito ufficiale della città, "ad eccezione di un pezzo di muro costruito con grossi blocchi di pietra squadrata, identificato come fondamenta di un ponte che permetteva l'accesso al castrum, conosciuto col nome di Necrolite di Brocchi, e di qualche tomba isolata nel territorio circostante, non vi è esistenza di un vero e proprio vicus", ovvero un aggregato di case e terreni, sia rurale che urbano. Radici etrusche per Viterbo, sicuramente, ma non particolarmente significative.

Interno della cattedrale, sorta tra il XII e il XIII secolo

Da classificare come folclore, quindi, la tesi relativa ai quattro leggendari abitati etruschi di Fanum, Arbanum, Vetulonia e Longula, di cui parla il frate domenicano Giovanni Nanni. Nuclei che sarebbero rimasti separati per molti secoli, finché Desiderio, ultimo re dei Longobardi, emanò un decreto con il quale si cingevano con unico giro di mura, facendo così nascere la città di Viterbo. "Dell'esistenza di una tetrapoli etrusca che ha dato origine alla città di Viterbo così come volevano credere i cronisti quattrocenteschi, non vi è traccia", si sottolinea ancora nel sito. "L'ipotesi che quattro quartieri, Fano, Arbano, Vetulonia, Longola, disposti a croce fossero stati il primo nucleo abitativo della città è stata confutata dagli storici locali".

Piazza S. Pellegrino, quartiere medievale. Chiesa e palazzo Degli Alessandrini (1200)

Se delle radici etrusche viterbesi non rimane molto, e di quelle romane solo le testimonianze storiche relative al Castrum Herculis, legato all'esistenza del tempio dedicato all'eroe, si può dedurre come Viterbo abbia soprattutto un'anima medievale, racchiusa nel quartiere S.Pellegrino, a ridosso del colle del Duomo. Da Federico Barbarossa, che le diede il titolo di città nel 1167, a Papa Celestino V che la elevò a diocesi, fino a Federico II di Svevia che l'assediò invano nel 1243. "Dalla metà del XIII secolo", si legge ancora, "Viterbo raggiunge il massimo della grandezza poiché diversi papi la scelsero come propria residenza e sede di conclavi".

Viterbo, Particolare della Loggia

La parola stessa Conclave, inoltre, dal latino cum clavis, ovvero "(chiuso) con la chiave", nasce proprio a Viterbo, allora sede papale, nel 1270. Gli abitanti, dopo la morte di Clemente IV avvenuta due anni prima, stanchi delle indecisioni dei cardinali, li chiusero a chiave, appunto, nella sala grande del Palazzo Papale e ne scoperchiarono parte del tetto esponendo i membri del Collegio, ai quali erano anche stati razionati i viveri, alle intemperie. Il nuovo Pontefice, Gregorio X, venne eletto dopo 33 mesi, il conclave più lungo della Storia. Da Ercole al conclave, dagli etruschi allo Stato Pontificio, passando per il medioevo. Mito e realtà si fondono, arricchendo così la storia di interessanti sfaccettature e donandole le accese tonalità del mistero. Viterbo e la Tuscia, inestimabili tesori da scoprire.


 Lo stemma dei leoni con l'acronimo FAVL, le sigle dei quattro castelli che secondo la leggenda diedero origine alla città

giovedì 13 settembre 2012

MINERVA DORME SOTTO LA CROCE

 
Basilica S. Maria sopra Minerva - L’originale aspetto dell'interno, caratterizzato da un’austerità duecentesca, ha perso la sua riconoscibilità in seguito ai lavori realizzati intorno al 1850


L'unico esempio di architettura gotica a Roma. La chiesa di Santa Maria sopra Minerva, che sembra nascondersi all'ombra dell'imponente Pantheon, tra piazza della Rotonda e via Santa Caterina da Siena, le cui spoglie riposano proprio sotto l'altar maggiore della Basilica esistente già nell'VIII secolo, viene spesso racchiusa in questa definizione, per sintetizzarne l'essenza e la bellezza. Il lungo cammino attraverso i secoli tuttavia, percorso dall'antico oratorio che Papa Zaccaria aveva concesso nel 750 alle monache basiliane fuggite dall'Oriente e che, sin dalle origini, conservò il toponimo di Minervum, legato al ricordo del tempio di Minerva Chalcidica che sorgeva proprio in quel luogo, rappresenta una storia complessa e meravigliosa, che merita tempo e parole per essere raccontata compiutamente.

Basilica S. Maria sopra Minerva - Cappella Frangipane e Maddaleni-Capiferro.

Una narrazione che va dalla Dea Minerva al gotico, quando nel 1280, sotto il pontificato di Niccolò III, l'oratorio fu costruito ex novo ed ebbe inizio l'edificazione della chiesa a tre navate, probabilmente su disegno dei domenicani Frà Sisto Fiorentino e Frà Ristoro da Campi. La chiesa fu aperta al culto verso la metà del XIV secolo, ma il viaggio attraverso l'arte e la storia non era terminato.

Basilica S. Maria sopra Minerva - Il Vestibolo. Nella parete destra la statua del Card. Domenico Pimentel disegnata da Gian Lorenzo Bernini

Nel 1600, infatti, "in seguito al rifacimento delle cappelle del transetto, alla costruzione o ricostruzione delle laterali, alla riduzione a tutto sesto degli archi delle navate mediante soprastrutture in legno e stucchi, la chiesa assunse un aspetto prevalentemente barocco", si legge nel sito dedicato alla Basilica. Un'evoluzione che proseguì nel secolo XVIII, quando "la decorazione della facciata rimasta in nudi mattoni fino al 1725 fu resa più decorosa dall’impegn di Benedetto XIII e dai progetti degli architetti Raguzzini e Marchionni che accentuarono il carattere barocco di tutto l'edificio".

Basilica S. Maria sopra Minerva - Gli affreschi delle volte sono decorati con figure di Apostoli, di Profeti e Dottori della Chiesa assisi in trono.

Cambiamenti e restauri che modificarono, quindi, l'aspetto in origine austero della chiesa medievale, con l'impiego di marmi e decorazioni policrome. "Sebbene l’aspetto dell’edificio porti i segni visibili di tortuose vicende storiche", conclude il testo quasi a voler dirimere una controversia, "la basilica è l’unico esempio di chiesa gotico medievale nella città di Roma". 
Templi pagani e cristianesimo, gotico e barocco, uniti in un abbraccio artistico e culturale che crea una sintesi meravigliosa, dall'immenso fascino. Un tesoro timido all'ombra del Pantheon.


 
Gli affreschi delle volte sono decorati con figure di Apostoli, di Profeti e Dottori della Chiesa assisi in trono