sabato 2 giugno 2012

LA CHIESA E L'ACCADEMIA

La chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro


Un capolavoro barocco nel cuore del Foro Romano. Tra il Carcere Mamertino e l'Arco di Settimio Severo sorge infatti la Chiesa dei Santi Luca e Martina, uniti attraverso i secoli dal genio di Pietro da Cortona e di altri mirabili artisti, che hanno contribuito a decorarla di splendori, nonché dalla volontà di Papa Sisto V, che nel 1588 donò la chiesa di S. Martina, risalente al VII secolo, all'Accademia di S. Luca, fondendo così i due titoli.

Chiesa dei Santi Luca e Martina - La cupola con i quattro pennacchi con stucchi
raffiguranti i simboli dei quattro Evangelisti

Un racconto di storia e arte, di epoche diverse legate dal genio e dalla creatività. Dal 625, quando Papa Onorio I diede inizio all'edificazione del primo nucleo di S. Martina, al XIII secolo, quando il luogo di culto venne riconsacrato da Alessandro VI dopo un lungo periodo di oblio. Fino alla donazione all'Accademia e, successivamente, all'arrivo di Pietro Da Cortona, che iniziò i lavori a proprie spese nel 1634, in una chiesa allora fatiscente.

Ornamento nel tamburo della cupola

Il ritrovamento, dopo poche settimane, delle reliquie di S.Martina nella cripta della chiesa inferiore attira l'attenzione del Pontefice e così arrivano anche i fondi necessari a proseguire. È l'inizio di un'avventura artistica che durerà 35 anni, fino alla morte del maestro, avvenuta nel maggio 1669. Una missione fortunatamente compiuta. Per quella data, infatti, la costruzione risulta terminata nelle parti essenziali. A completare l'interno con opere e decorazioni mirabili saranno altri interpreti del genio creativo.

La cupola e i pennacchi con stucchi raffiguranti i quattro evangelisti

Pittori, scultori e architetti tra i più famosi dell'epoca, da Camillo Rusconi, autore dei pennacchi in stucco raffiguranti i quattro simboli degli Evangelisti, ad Antiveduto Gramatica con il suo dipinto, copia di un'opera di Raffaello oggi presso la Galleria dell'Accademia di S. Luca, raffigurante proprio San Luca che dipinge la Madonna. Fino a Sebastiano Conca di cui è visibile nel transetto “L’Assunta e San Sebastiano”. Splendida, infine, la cripta, nucleo originario della prima chiesa di S.Martina che nella veste cortoniana riprende le linee della chiesa superiore e nella quale si trovano rilievi di Alessandro Algardi.

la cripta della Chiesa inferiore che riprende in piccolo le linee architettoniche della chiesa superiore,
con l'altare contenente i resti di Santa Martina.

Autori celebri, tutti egualmente meritevoli di poter legare il proprio nome a un gioiello incastonato tra le antiche vestigia del Foro, scrigno di tesori della storia di Roma e dell'Europa.

venerdì 11 maggio 2012

BRAMANTE E IL SANTO

Il tempietto di San Pietro in Montorio, detto anche
Tempietto del Bramante


Un capolavoro rinascimentale nel cuore del Gianicolo. Affacciato su Roma e racchiuso nel cortile della vicina chiesa di S.Pietro in Montorio, sorge l'omonimo tempio opera del genio di Donato di Angelo di Pascuccio, più noto come il Bramante, celebre pittore e architetto. Commissionato dal Re di Spagna attorno al 1502 come scioglimento di un voto, Il piccolo edificio doveva celebrare il martirio di S. Pietro che, secondo una tradizione piuttosto tarda, era avvenuto proprio sul Gianicolo.

La statua di San Pietro all'interno del tempio, opera di anonimo lombardo, attorniata dalle statue degli evangelisti

Passeggiare attorno alle 16 colonne, numero simbolico che richiama la perfezione per i pitagorici e Vitruvio, soffermarsi ad ammirare i fregi e le decorazioni, le proporzioni e la disposizione della costruzione nello spazio dà un senso di armonia ed equilibrio. All'interno della struttura un piccolo spazio dedicato a S.Pietro, la cui statua si erge al di sopra dell'altare ed è attorniata da quelle dei quattro evangelisti, opere che vanno ad adornare quello che si configura come un naos più che come luogo liturgico.

La cupola stellata all'interno del tempio

Su tutto domina la splendida cupola stellata, che rappresenta la Chiesa trionfante nella gloria del cielo, in unione simbolica con il naos stesso, che indica la Chiesa contemporanea militante con S.Pietro, figura eroica, posta al centro. Terzo e ultimo elemento simbolico, la cripta circolare sottostante il tempio, a cui si accede attraverso due scale realizzate nel XVII secolo, che richiama l'antica Chiesa clandestina dei martiri e il cui centro indica il luogo dove sarebbe stata piantata la croce del martirio del Santo, divenuto perno ideale di tutta la costruzione.

Le statue degli evangelisti all'interno del tempio

Molteplici i significati e gli elementi richiamati dall'artista, non solo religiosi. L'architettura a pianta centrale si lega alla ricerca che coinvolse tutti gli architetti rinascimentali relativa alla rappresentazione della realtà divina e del cosmo, con il cerchio a richiamare la figura del mondo.

Particolari della cripta del tempio

Un tesoro culturale con più volti, quindi. Varie le sfumature e le chiavi di lettura per indagare la profondità dei significati racchiusi nel tempio del Bramante. Dall'architettura alla filosofia, dalla leggenda alla realtà, dall'arte alla religione. Tasselli di un mosaico millenario, il cui fascino rapisce il visitatore e lo attrae a sé, su questa terrazza pudicamente nascosta ai classici itinerari del turismo di massa, dove Roma si specchia nella propria bellezza talvolta dimenticata e la ricchezza della storia vive nella curiosità di chi ha ancora sete di conoscenza.