giovedì 5 aprile 2012

IL MUSEO NELLA FORTEZZA

Museo Pietro Canonica, Villa Borghese - Donna Franca Florio


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Idealizzare la bellezza riuscendo contestualmente a raccontarne la verità delle emozioni. Il museo intitolato a Pietro Canonica, celebre scultore e musicista vissuto a cavallo di due secoli e morto nel 1959, sembra racchiudere in sé il segreto dell'arte, gelosamente difeso dalle mura della settecentesca Fortezzuola di Villa Borghese, perla verde di Roma.
"Scopo dell'artista" sosteneva Pietro Canonica "è quello di studiare il vero nella forma più pura, concentrando in essa il massimo del sentimento". Equilibrio tra sogno e realtà, tra anima e corpo. Seguire l'istinto e l'ispirazione rimanendo fedeli al proprio ideale di bello, attraversando stili diversi arricchendosi ma senza snaturarsi, per esprimersi ed esprimere l'arte.
Dalla bellezza magnetica e sensuale della scultura dedicata a "Donna Franca Florio", la cui eleganza stregò D'Annunzio, fino all'inquietudine che si sprigiona dall'opera "Abisso" e alla tenerezza suscitata dalle sinuose forme di "Pudore". E poi le imponenti sculture, come quella dedicata a Simon Bolivar, e i romantici busti di bambini.
Canonica porta dentro di sè lo spirito di molteplici epoche e stili, dal Neoclassico al quattrocento fiorentino, dal romanticismo alle avnaguardie storiche. Fonti di arricchimento culturale e spirituale, compagni di viaggio che non hanno mai tuttavia spinto l'artista a interrompere il cammino o a deviarlo dal sentiero maestro, l'emozione dell'arte.
Il Museo dedicato a Pietro Canonica rappresenta così uno dei tesori, fin troppo nascosti, che la Capitale propone al turista curioso e amante della cultura. Una tappa interessante e formativa per chiunque si avventuri tra la serenità e lo splendore di Villa Boghese.


L'ingresso del museo Pietro Canonica in Piazza di Siena
all'interno di Villa Borghese

lunedì 19 marzo 2012

SAN PATRIZIO AZZURRO

Lo stadio Olimpico esaurito in occasione di Italia-Scozia
del 17 marzo 2012 ultimo turno del Sei Nazioni

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Il cucchiaio di legno prende la via di Edimburgo. L'italrugby batte 13-6 la Scozia nell'ultima giornata di Sei Nazioni 2012 e in un colpo solo la supera nel ranking internazionale, rubandole l'undicesima posizione, e la condanna alla doppia onta dell'ultimo posto, con relativo wooden spoon, e del whitewash, l'imbiancata nella quale incorre tristemente la squadra battuta da tutte le altre nel torneo. Nel giorno verde per eccellenza dedicato a San Patrizio, patrono d'Irlanda, il cielo, come cantavano a fine gara i tifosi di Roma sulle note di Rino Gaetano, "è sempre più blu".

 Mirko Bergamasco al piede

Parisse e compagni non potevano disertare una festa già pronta, in uno stadio Olimpico gremito come non si vedeva da tempo neppure per l'amato calcio, anche perché bisognava celebrare degnamente Fabio Ongaro, all'ultima gara in Nazionale dopo 12 anni e 81 caps. Un gigante.
Le 73 mila persone con berretto tricolore d'ardinanza affluite nel corso della mattinata al Foro Italico da tutto il Paese erano lì per assistere a qualcosa di diverso dal solito. Non solo l'evento sportivo in sé, con tutto il suo contorno di birre, terzi tempi e atmosfere leggere e serene.


Quel contesto puramente sportivo di cui molte volte si era parlato, sottolineando le differenze con gli stadi di calcio pieni di poliziotti e tensione. E pazienza se alla fine a esultare erano puntualmente gli altri, per noi era bello anche così. Ma stavolta no, c'era bisogno di vincere. Per i tifosi e per il futuro di un movimento comunque in crescita costante.
Una partita non certo spettacolare, dominata dagli errori. Quelli della Scozia in giornata no, incapace di reagire allo straordinario possesso dell'Italia, ancorché sterile. I soliti problemi in fase offensiva per gli uomini di Brunel, che sono riusciti solo in apertura di ripresa, in superiorità numerica per il cartellino giallo allo scozzese De Luca, ad andare in meta con il gioiellino Venditti, già a segno contro gli inglesi in quel gelido e amaro pomeriggio di febbraio in cui la Capitale si tinse di bianco.

 La partita termina 13-6 per gli azzurri. Si festeggia

Sul 10-3 per l'Italia però, dopo una prima frazione chiusa sul 3-3 grazie al piazzato di BergaMirko, la partita inizia a girare per il verso auspicato da Parisse e compagni. La Scozia si getta in avanti e riesce a portarsi sul 10-6 al 20'. Si susseguono i gialli, uno per parte: il secondo agli Highlanders con Hamilton e il primo agli Azzurri con Zanni. Dopo la girandola di cambi e gli sterili assalti scozzesi arriva il drop di Burton per il definitivo 13-6. l'Olimpico può così esplodere. Missione compiuta.