Visualizzazione post con etichetta natura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta natura. Mostra tutti i post

martedì 30 giugno 2026

LA MONTAGNA DEL LAZIO: SENTIERI DI STORIA, NATURA E SPIRITUALITÀ

 

Terminillo, tramonto dal rifugio Rinaldi con vista "Valle dell'Inferno"
(Foto Marco Bombagi)

Colline boscose e frastagliate vallate verdeggianti guidano lo sguardo verso il maestoso ed elegante profilo del Monte Terminillo, le cui vette calcaree e severe guardano verso l'orizzonte circostante. Verso quel cuore pulsante dell'Italia centrale che unisce natura selvaggia e una profonda identità storica e culturale. Questa splendida montagna laziale non sfigura affatto dinanzi ai massicci più celebri della penisola. Dalle sue creste affilate e dai suoi storici presidi emanano il fascino dell'esplorazione e la quiete d'alta quota, l'elevazione spirituale e la magnificenza paesaggistica.

 

L'identità ricca di sfaccettature e bellezza di uno dei lembi più romantici e mozzafiato dell'Appennino si condensa ed emerge nella maestosità di una natura che è uno dei simboli di ciò che di incredibile e unico il nostro territorio ha da offrire. Un'eleganza che si svela, anzitutto, lungo l'itinerario che conduce verso il Rifugio Massimo Rinaldi, situato sul Monte Terminilletto a 2108 metri di altitudine. Questo storico baluardo sembra quasi sospeso nel vuoto, sentinella silenziosa della conca reatina. Il cammino per raggiungerlo si sviluppa tra aspre balze rocciose e pascoli d'alta quota, dove il vento racconta storie di antichi pionieri dell'alpinismo. Arrivare alla meta significa conquistare un balcone privilegiato, da cui la vista spazia immensa fino a perdersi nei dettagli di un panorama senza tempo. Un'escursione straordinaria che può realizzarsi anche grazie all'apporto di guide capaci e appassionate come quelle di Terminillo Trekking 360 in un'indimenticabile salita al calar della notte.

 


Da non perdere però l'ascesa alla vetta principale, a quota 2217 metri. Il viaggio può iniziare dal Rifugio Angelo Sebastiani, per poi snodarsi lungo la solennità della Via Normale. La traccia risale i valloni glaciali tra ghiaioni e spettacolari pareti verticali che richiamano atmosfere dolomitiche, esigendo passo sicuro e offrendo forti emozioni. Superati gli ultimi passaggi su roccia, si guadagna la cresta sommitale e la celebre vetta. Da questo tetto del Lazio la bellezza d'alta quota si mostra in tutta la sua vertiginosa purezza, coronando un'esperienza straordinaria che rinfranca lo spirito e dona forza interiore nel dialogo silenzioso con la natura e il cielo. 

La notte sta calando sul Terminillo e viene colta dal rifugio Rinaldi e dalla "Valle dell'Inferno"
(Foto Marco Bombagi)

 

 


 

 

venerdì 8 maggio 2026

VETTE E BORGHI DELLA SABINA, I TESORI DEL LAZIO OLTRE ROMA

La vetta del monte Terminillo (RI) avvolta dalla neve

La bellezza selvaggia e incontaminata che si contempla girovagando tra i pendii del Monte Terminillo invita alla scoperta di un territorio straordinariamente ricco di storia, arte, natura e identità. La Sabina reatina, custode di innumerevoli tesori, è simbolo di quanto il Lazio abbia di prezioso da offrire al visitatore curioso e desideroso di allontanarsi dai consueti itinerari turistici della Capitale. Qui si incontra una quiete particolare, fatta di boschi, praterie e paesaggi che invitano alla scoperta.

 Il Museo Civico di Leonessa (RI), ospitato nell’ex convento duecentesco di San Francesco

 

Con i suoi 2217 metri, il Terminillo offre scenari vari e accessibili in ogni stagione. Le sue foreste di faggio, i sentieri ben segnalati e le viste ampie sulle valli circostanti lo rendono una meta apprezzata da escursionisti e da chi cerca natura incontaminata. D'inverno le piste di Pian de' Valli permettono di sciare a poca distanza da Roma; d’estate e in autunno diventano percorsi ideali per trekking in un ambiente ancora ben preservato, tra altopiani e rifugi. Come quello dedicato ad Angelo Sebastiani, un luogo accogliente dove sostare, riposare e rifocillarsi con una cucina semplice e genuina.

 Scorci suggestivi della piana reatina, tra il Capoluogo sabino
e le pendici del Terminillo

A pochi chilometri dal Terminillo poi si trova Leonessa, un borgo medievale raccolto tra i monti. Qui vale la pena visitare il Museo Civico, ospitato nell’ex convento di San Francesco. Oltre alle testimonianze di arte sacra e storia locale, colpisce soprattutto il chiostro medievale: uno spazio raccolto e silenzioso, dalla bellezza profonda e austera, con le sue arcate sobrie che invitano alla riflessione, lontano dal flusso turistico abituale.

Cigni si scaldano al sole in un corso d'acqua che scorre nella piana reatina,
tra il Capoluogo sabino e le pendici del Terminillo

 

Poco distante, il piccolo paese di Rivodutri custodisce un elemento singolare: la Porta Alchemica. Questo portale del Seicento, decorato con simboli esoterici, si apre oggi su un piccolo parco panoramico. Non ha la fama della gemella romana di Piazza Vittorio, ma conserva un fascino discreto e invita a interrogarsi sulle antiche tradizioni alchemiche presenti nella zona.

Il piccolo borgo di Rivodutri svela la sua Porta Alchemica,
misteriosa opera seicentesca con riferimenti esoterici e iniziatici incisi 

 

La Sabina propone itinerari tranquilli e poco celebrati: sentieri sul Terminillo, borghi medievali, riserve naturali e tracce della antica Via Salaria. È un equilibrio piacevole tra escursioni nella natura, visite culturali e soste tra i prodotti del territorio come olio, formaggi e legumi, espressione di una tradizione contadina ancora viva.

    La vetta del Terminillo e il rifugio Sebastiani

 

Non è necessario che tutto ruoti intorno a Roma. Il Lazio è uno scrigno ampio e diversificato, di cui la Sabina, con l’area del Terminillo, costituisce un esempio significativo. Lembi di meraviglia in cui il paesaggio, la storia e la cultura si intrecciano indissolubilmente, offrendo a chi arriva la possibilità di rallentare e osservare con attenzione. Un territorio autentico, dove la bellezza si manifesta con semplicità e lascia nell'anima ricordi che alimentano la voglia di tornare, per ritrovare la serenità che troppo spesso nel caos della quotidianità e nell'affollamento delle metropoli si perde.

sabato 31 agosto 2019

IL MONTE ISOLATO, SPLENDORE E FURIA DELLA SICILIA



Ovunque ci si trovi in quella parte di Sicilia compresa tra Catania e Taormina, territorio straripante di arte, storia e bellezza come il resto dell'isola d'altra parte, si ha quell'indimenticabile profilo dinanzi agli occhi. L'imponente ombra del vulcano più alto d'Europa, con i suoi 3.350 metri, e tra i più attivi del mondo per le continue manifestazioni eruttive: l'Etna o Mongibello, dall'arabo gebel ovvero "monte isolato", può essere a ragione considerato, al contempo, compagno di vita e spada di Damocle per tutti gli abitanti dell'area a causa della sua immane potenza. Forza generatrice di madre amorevole che rende fertile il terreno e splendido il paesaggio. Ma anche matrigna implacabile che non esita a minacciare con la sua imprevedibile energia.

Etna, dal rifugio Sapienza si ammirano panorami incredibili

Il fascino di questa montagna che troneggia, visibile anche dalla Calabria nelle giornate più limpide, rapisce all'istante. Appena ci si inerpica lungo la tortuosa strada che da Zafferana Etnea, delizioso borgo alle pendici meridionali del gigante, porta al rifugio Sapienza, ultimo avamposto umano prima della grande, solitaria distesa dai colori intensi e cupi. Irrinunciabile un'escursione in questi scenari fantastici tra crateri e colate secolari annerite dal tempo.



Più in basso, lontano, l'acceso contrasto tra l'azzurro del mare e l'urbanizzazione troppo spesso eccessiva e violenta della costa. Ma dietro di noi, in alto, non c'è che il potere ammaliante di una delle manifestazioni più affascinanti e terribili della creazione. Il vento che sferza il viso non impedisce di contemplare la poesia di quelle rocce nere, di quelle superfici la cui aridità, solo apparente, trasmette un forte senso di assoluto, di eternità.

Il tramonto sull'Etna

Vivere il tramonto sul Mongibello, sul monte isolato che colpì gli antichi dominatori arabi, è il perfetto coronamento di un'esperienza che va oltre la mera gita turistica. L'Etna è un universo a sè: dominatore di un territorio ma quasi separato da esso. La spietata semplicità di quegli scorci, infatti, appare distante più di quanto dica la geografia dal clamore e dagli orpelli di cui si nutre la vita sul livello del mare. Luogo altro, di venti freddi e colori scuri. L'isolato colosso che regna sulla Sicilia.

lunedì 22 maggio 2017

L'AQUILA TUDERTE SORVEGLIA LA PROPRIA TERRA D'INCANTO

L'aquila tuderte in bronzo sulla facciata del Palazzo dei Priori di Todi, il simbolo della cittadina. Opera di Giovanni di Gigliaccio del 1339


Il simbolo d'un borgo antichissimo che domina le verdi colline umbre, disteso dolcemente su un paesaggio nobile di bellezza e fascino. L'aquila in bronzo che spicca sulla facciata rinascimentale del Palazzo dei Priori di Todi è testimone d'un passato glorioso che affonda le proprie radici nei secoli e, allo stesso tempo, di ricchezze storico culturali e paesaggistiche in un territorio che merita d'essere conosciuto, per comprendere quanto sia importante la conservazione degli antichi splendori come baluardo di meraviglia di fronte all'oblio dilagante dell'ignoranza.
La cittadina è una perla la cui identità millenaria risale agli etruschi. Il nome Todi infatti, deriva da tutere, parola che nella lingua dell'affasciante popolo antico significa confine.Conquistata dai romani raggiunse il suo massimo sviluppo durante il Medioevo, periodo che ne caratterizza l'aspetto tuttora. Divenne feudo della Chiesa e subì modifiche solo nel Rinascimento. 
Dalla centrale Piazza del Popolo, il cuore della città dove si fronteggiano i tre palazzi del potere temporale e l'imponente Duomo, a S. Fortunato edificata a partire dal 1292, fino a S. Maria della Consolazione, capolavoro del Rinascimento umbro. Senza dimenticare i pittoreschi Nicchioni, quattro architetture romane d'età probabilmente augustea, volte un tempo a sostenere una via sopraelevata oggi scomparsa.
Perdersi negli stretti vicoli del centro ammirando profili e decorazioni, edifici e scorci indimenticabili è un piacere unico per il visitatore, che ha così la possibilità di assaporare il respiro dei secoli attraverso la magnificenza delle opere d'arte e d'ingegno, perfettamente inserite in un contesto impareggiabile di natura e paesaggio.
   


Il Duomo di Todi, costruito a partire dal XII secolo forse su un preesistente edificio romano


mercoledì 4 giugno 2014

L'ANTICA COPPA BRINDA ALLA GRANDE NECROPOLI

Cerveteri, necropoli "Banditaccia", Tomba dei Rilievi


Tutte le foto


Il trofeo torna ai detentori, ma non c'entrano niente i  mondiali di calcio. Si tratta di un riconoscimento molto più importante, legittimato non dagli uomini ma dalla storia. La Kylix di Euphronios, capolavoro dell'arte greca del 500-490 a.C. firmata dal celebre vasaio e dal suo allievo Onesimos come ceramografo è in mostra nella natia Cerveteri, dove fu trafugata e rivenduta negli anni '80 per finire poi nel prestigioso Getty Museum di Los Angeles fino al 1999, anno in cui venne restituita all'Italia.

Cerveteri, necropoli "Banditaccia". Passeggiando nella storia

Un ritorno, solo temporaneo dato che la casa d'adozione dell'opera è il museo di Valle Giulia a Roma, con cui l'antica Caere, Vetus appunto, per distinguerla dalla vicina Ceri che invece era Novum, festeggia il decennale dell'ingresso della sua Necropoli della Banditaccia nella World Heritage List dell'Unesco.

Cerveteri, Museo Nazionale Cerite

Un calice idealmente alzato per celebrare una parte prestigiosa della millenaria vita di un tesoro inestimabile e unico. La Kylix infatti era una coppa utilizzata per il vino e i suoi frammenti, i cui disegni raffigurano momenti drammatici della guerra di Troia, furono ritrovati proprio a Cerveteri, nella necropoli di S. Antonio e venduti singolarmente per un maggiore profitto. Una storia comune a molte, troppe opere nel Belpaese.

Cerveteri, Museo Nazionale Cerite, la Kylix di Euphronios

A poca distanza dal Museo Nazionale Cerite, che ospita temporaneamente il capolavoro ritrovato del genio greco, si trova la più grande necropoli dell'area mediterranea con i suoi circa 100 ettari di estensione, di cui 10 aperti al pubblico, che rapisce il visitatore in un viaggio onirico attraverso i secoli e immerso nella natura in uno degli angoli più suggestivi del Lazio. Sentieri che si snodano tra antiche vestigia e percorsi multimediali che illustrano i contesti dei ritrovamenti.

Cerveteri, Museo Nazionale Cerite

Caere Vetus con i suoi tesori rappresenta, al pari delle altre gemme culturali che abbelliscono il nostro Paese, qualcosa di molto più rilevante di un "semplice" patrimonio dell'umanità. Tali meraviglie infatti sono le radici spirituali di ogni cittadino, fonti di conoscenza e consapevolezza, i fondamenti della nostra sovranità. 

venerdì 13 settembre 2013

MONTAGNE E ONDE NELLA TERRA DEI POETI

Portovenere (SP) Chiesa di S.Pietro


Aspre scogliere tagliate dal mare e dal vento che precipitano nelle acque cantate dai poeti dall'alto di terrazze verdeggianti, sulle quali da secoli l'uomo contende i frutti della terra alla forza di gravità. Montagne e onde si scontrano senza preamboli, come se la placidità delle colline e delle pianure non appartenesse al retaggio e all'anima delle Cinque Terre, dove la durezza della Natura si fa incantesimo. Una magia diversa, quasi violenta, rispetto alla quieta progressività che si respira altrove, dove il lento incedere tra vette e coste rassicura l'anima.

Il mare tra Monterosso e Levanto (SP) dal Santuario di Nostra Signora di Soviore

Da Riomaggiore a Monterosso al Mare, amata da Eugenio Montale, passando per Vernazza, Corniglia e Manarola. E poi Levanto, che con le sue spiagge simboleggia anche visivamente il confine delle Cinque Terre, e Portovenere con la splendida chiesa di S. Pietro che domina il mare. Infine Lerici e S.Terenzo, nei cui vicoli risuonano ancora i versi di Shelley e Byron.
Ascoltando il fragore delle acque e assaporandone l'odore, sembra quasi di scorgere in lontananza, schiacciata sulla linea dell'orizzonte, una nave pisana o genovese che si avvicina per trovare approdo, o per battagliare contro fortezze costruite sulla roccia a picco sul mare.


Monterosso al Mare (SP) - Statua del Gigante

La parte orientale della Liguria offre emozioni intense come il proprio territorio, ricco di storia, cultura e sapori. Un angolo d'Italia che non ha eguali e va protetto dall'insipienza umana, per conservarne il fragile splendore sempre minacciato da quella speculazione che non solo distrugge la bellezza, ma anche, alterando ogni equilibrio del territorio e causando tragedie come l'alluvione del 2011, vite umane.


 Vernazza (SP) il mare dalla chiesa di S. Margherita d'Antiochia

martedì 20 agosto 2013

LEONI ALATI NELLA PENISOLA SLAVA E VENEZIANA

Labin, centro storico, chiesa di Maria Nascente, il leone di S. Marco


Tutte le foto

La costa orientale dell'Istria, come il resto di quel delizioso triangolo di terra incastonato tra Trieste e Fiume, l'attuale Rijeka croata, costituito da fertili colline e aspre scogliere a picco su un mare cristallino, rappresenta un ideale luogo di viaggio e scoperta.
La curiosa forma a diamante di questo lembo di Croazia, fortemente legato al proprio passato veneziano e romano, è la sintesi della ricchezza che nasce dall'unione di cultura e tradizioni, cura per l'ambiente e turismo rispettoso dell'arte e della natura.

Gračišće, centro storico, palazzo vescovile in gotico veneziano

Borghi i cui campanili, dall'inconfondibile impronta veneziana, svettano visibili già da lunghe distanze come ad indicare la strada, e in cima ai quali il visitatore, una volta percorse strette e ripide scale di legno, si trova ad accarezzare antiche campane sorrette da pesanti travi, appena prima di ammirare il mare in lontananza, avvolto dal verde. Vicoli silenziosi che si inerpicano tra palazzi multicolori, odori e sapori di un terra vicina e diversa.
Labin, la medievale e rinascimentale Albona, con la sua chiesa gotica di Maria Nascente sulla cui facciata campeggia il simbolo della Serenissima, e i numerosi reperti romani custoditi nello scrigno barocco di palazzo Lazzarini, che racchiude anche la storia mineraria del territorio.

Pican, centro storico

Pican, la romana Petena, isolato centro nel verde della campagna a 350 metri di altezza su uno spuntone di roccia e Gračišće, o Gallignana, su un colle a poca distanza da Pican, con la chiesa romanica di S. Eufemia e quella rinascimentale di Santa Maria, con accanto l'immancabile campanile. Senza dimenticare Rabac, adagiata nel verde della costa di fronte alle incantevoli isole di Cherso e Lussino.
Se la costa occidentale presenta tesori come Porec e Rovigno, oltre che Pola, il secondo lato del triangolo istriano non è da meno, rinnovando negli occhi di chi arriva in quella parte d'Europa la consapevolezza che la vera ricchezza del vecchio continente sta nella storia e nelle identità comuni. L'unico modo per costruire un futuro possibile.

Labin, chiesa di Maria Nascente e palazzo Lazzarini


venerdì 7 giugno 2013

NINFA, LE DELIZIE DELLA POMPEI DEL MEDIOEVO

Scorci dei giardini di Ninfa

 Tutte le foto

Antichi ruderi, vestigia di storia e cultura, avvolti e protetti dall'abbraccio della natura; fiori variopinti, i cui profumi si spandono ammalianti nell'aria, crescono liberi assieme a piante esotiche in un vasto e ordinato giardino, di uno splendore fuori dal tempo.
L'area naturale di Ninfa, ai piedi dei monti Lepini in provincia di Latina, è Monumento Naturale dal 2000 "al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale", si legge nel sito ufficiale della Fondazione Roffredo Caetani, che dal 1972 preserva il luogo, "l’habitat costituito dal fiume Ninfa, lo specchio lacustre da esso formato e le aree circostanti che costituiscono la naturale cornice protettiva dell’intero complesso".

Verde rigoglioso e antiche vestigia nei giardini di Ninfa

La fondazione nacque per volontà della principessa Lelia Caetani, ultima discendente della nobile casata che nel 1298 acquistò la città di Ninfa, allora florido crocevia commerciale, grazie a Benedetto Caetani, salito al soglio pontificio nel 1294 come Papa Bonifacio VIII. Benedetto aiutò suo nipote Pietro II Caetani ad acquistare Ninfa ed altre città limitrofe, "segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino, presenza che sarebbe durante per sette secoli".
Dopo il saccheggio del 1382 da parte di Onorato Caetani, sostenitore dell’antipapa Clemente VII nel Grande Scisma e avverso al ramo dei Caetani che possedevano Ninfa, i Palatini sostenitori di Urbano VI, la città fu distrutta e mai più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la pianura pontina. Nonostante l'abbandono le chiese continuarono a vivere per altri due secoli, prima dell'oblio. Oggi è possibile vedere i resti degli antichi luoghi sacri che, grazie anche alla mano della natura, non hanno perso il proprio fascino e continuano a vivere nell'interesse dei visitatori.

Verde rigoglioso e antiche vestigia nei giardini di Ninfa

Il giardino vero e proprio venne alla luce nel XVI secolo grazie al cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, che volle creare a Ninfa un "giardino delle sue delizie".
Nell'Ottocento, poi, "Il fascino delle sue rovine attirò molti viaggiatori che percorrevano l’Italia riscoprendo l’antico: la Pompei del Medioevo, come la definì Gregorovius, era un luogo spettrale, magico e incancellabile dalla memoria di chi la vide.
"L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani", si legge ancora nel sito. "Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino".
Ninfa, un luogo incantato dove si percepisce la forza che sprigiona dalla bellezza della natura e il fascino ancestrale che essa esercita sull'animo umano, come un sentiero che riporta a casa.


mercoledì 12 dicembre 2012

L'ARTE SULLE RIVE DEL LAGO

Il lago di Bracciano dal Castello

Tutte le foto

Il borgo silenzioso dominato dal castello, sulla collina che scende verso l'antico Lacus Sabatinus. La cittadina di Bracciano, piccolo centro a nord di Roma affacciato sull'omonimo lago, offre al visitatore molteplici occasioni di scoperte e avventure, per conoscere uno splendido angolo del Lazio. Un'area ricchissima di storia e cultura, unite ed esaltate dalle bellezze paesaggistiche e naturali.

Il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano e il lago

Autentico fiore all'occhiello della cittadina d'origine medievale, come riporta il sito ufficiale del Comune, è "lo splendido castello Orsini Odescalchi, costruito tra il 1470 ed il 1490 dagli Orsini, che erano in quel periodo una delle più importanti e potenti famiglie nobiliari romane". Prima di questi, però, il territorio di Bracciano era stato di proprietà dei Prefetti di Vico, che lo ottennero verso la fine dell'XI secolo e che trasformarono una semplice torre in una rocca fortificata. Gli Orsini arrivarono nel 1419, quando Papa Martino V cedette loro il feudo. E così, la trasformazione di quella che era stata la rocca dei Vico nel maestoso castello attuale, avvenne per volontà di Napoleone Orsini a partire dal 1470. Ma la storia del celebre maniero si lega anche ad un altro nobile cognome, quello degli Odescalchi, attuali proprietari, che subentrarono agli Orsini nella signorìa di Bracciano nel 1696.

Il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano

Il castello è oggi uno splendido museo che dà la possibilità di passeggiare attraverso i secoli, ammirando opere d'arte d'immenso valore e respirando il profumo della storia.
Terminata la visita al maniero, discendendo lungo i vicoli silenziosi del grazioso centro storico, ci si può addentrare nelle sale del Museo Civico che, inaugurato nel 2006, espone collezioni relative alla storia di Bracciano dai suoi primi insediamenti etruschi fino al XIX secolo.

Il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano

Allestito al piano terra dell'antico convento di Santa Maria Novella, fondato nel 1438 e consacrato nel 1580, il museo si divide in cinque diverse sale, corrispondenti a epoche e temi specifici: dalla Comunità, intesa come Istituzione da cui ebbe origine il comune, fino all'età romana e paleocristiana. Senza dimenticare le sale denominate "Committenza e artisti", dedicata a opere realizzate per le maggiori committenze locali, e "Testinomianze d'arte sacra", in cui sono esposti oggetti, arredi e paramenti provenienti dalla vicina chiesa di Santa Maria Novella.

Vicoli del centro storico

Pregevole luogo di cultura e natura a poca distanza dal caos della metropoli, Bracciano e il suo lago costituiscono esempio di quanto il Lazio e l'Italia abbiano da offrire, di meraviglioso, al di fuori dei classici e legittimamente celebrati itinerari turistici.

Museo Civico di Bracciano, Adone e Venere di Cristoforo Stati (1556-1619)

giovedì 16 agosto 2012

VIAGGIO IN MASURIA E POMERANIA

Olsztyn, centro storico - Masuria - Polonia nord orientale

Tutte le foto

Laghi e boschi, campi di grano e distese incontaminate, centri storici e chiese deliziose che vegliano piccoli paesi solitari, memoria e storia che vivono nel presente. Terre di grande fascino, cultura e natura, racchiuse tra il Mar Baltico e i confini orientali della Polonia. Pomerania e Masuria conosciute attraverso un viaggio d'immagini, per scoprirne i segreti e le bellezze.

Danzica, la storica gru medievale che si affaccia sul fiume Motława

Dalla regione dei grandi laghi, che come occhi guardano la vicina enclave russa di Kaliningrad, fino al Golfo di Danzica e alla Penisola di Hel, una sottile lingua di terra protesa verso est, quasi a proteggere la "Triplice Città" dalle inquiete acque del Baltico. E poi Malbork con lo splendido castello che fu quartier generale dei Cavalieri Teutonici e Grunwald, dove questi subirono la loro sconfitta più dura nel 1410, per opera di Ladislao II di Polonia.

Danzica, l'Arsenale in stile manierista olandese

Fino a Danzica, città dallo spledido centro storico e dal passato drammatico; che udì i primi colpi della seconda guerra mondiale a Westerplatte, quando i tedeschi attaccarono la "Città Libera", uscendo devastata dal conflitto, e che diede poi i natali a Solidarnosc in quei cantieri navali che conobbero repressione e morti e nei quali, oggi, vive ancora la memoria di quegli eventi.

Danzica, i cantieri navali dove nacque Solidarnosc. "C'è una sola Solidarnosc".

Un cammino tra passato e presente in una terra dove questi vivono l'uno nell'altro, nella costruzione comune di un futuro che non sia cancellazione di esperienze e tradizioni.


 Paesaggio della Masuria

   

mercoledì 2 maggio 2012

PASSEGGIANDO TRA I SECOLI


La Tomba di Cecilia Metella e il Castrum Caetani

Tutte le foto

Il volto dei millenni e della storia di Roma incastonato nel verde e nel silenzio. I tesori racchiusi nello scrigno dell'Appia Antica vanno contemplati con adeguata lentezza, con l'attenzione necessaria ad apprezzare appieno scorci, colori, vestigia. Un gioiello inestimabile da mostrare con orgoglio al mondo, da valorizzare e proteggere per il futuro.

I resti dell'impianto termale nel sito di Capo di Bove

Il cemento è lì infatti, incombente e minaccioso. Ben visibili i palazzoni dell'Appio Latino e dell'Eur dalla collina che si affaccia sulla chiesa del Domine Quo Vadis, e che ospita nel suo cuore le millenarie gallerie delle Catacombe di San Callisto. Come una fortezza assediata, il parco della Regina Viarum resiste al tempo e alle mire speculative, un problema annoso che Roma si trascina da sempre.

La basilica di San Sebastiano fuori le mura - Il soffitto ligneo intagliato

"Questi uomini lavoravano per l'eternità ed avevano calcolato tutto", scriveva amaramente Wolfgang Goethe nella lettera dell'11 novembre 1786 del suo Viaggio in Italia, "meno la ferocia devastatrice di coloro che son venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cedere". L'eterna lotta tra ricchezza culturale, fatta di storia e natura da tramandare alle nuove generazione come base per un futuro da costruire con coscienza, e materiale, immediato tornaconto economico e personale di pochi spesso a danno dei molti.

La Tomba di Cecilia Metella e il Castrum Caetani

E così, difendere luoghi di grande interesse storico e archeologico come la tomba di Cecilia Metella e l'attiguo, splendido, Castrum Caetani, o il sito di Capo di Bove con gli importanti resti riportati alla luce dai recenti scavi, senza dimenticare la Villa di Massenzio né la basilica di S. Sebastiano solo per citare alcune delle perle che il parco può vantare, non significa solo proteggere l'eredità del passato, ma proiettare questo nell'avvenire, per farlo rivivere.

Regina Viarum

"È una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l'antica", scriveva ancora lo scrittore romantico in visita in Italia, "eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano la nostra immaginazione".
Rinnovare l'impegno dell'artista per evitare che si avveri definitivamente un'altra sua triste considerazione: "Ciò che hanno rispettato i barbari, l'han devastato i costruttori della nuova Roma".

lunedì 7 novembre 2011

LE MERAVIGLIE DI VILLA TORLONIA

Casino nobile - Camera dei poeti e degli artisti italiani e la statua di Diana Gabina

Tutte le foto

Un'oasi di serenità e cultura nel cuore della metropoli, un rifugio dall'incessante frastuono e dal caos in uno dei quartieri più affascinanti di Roma. Villa Torlonia si apre al visitatore in cerca di quiete e storia, di arte e natura, appagando appieno tutte queste esigenze.

Casina delle Civette , particolare

Passeggiare tra i capolavori del Valadier e del Caretti, di Giuseppe Jappelli e Quintiliano Raimondi, contemplando i maestosi alberi, palme, lecci, cedri e pini, che si stagliano tutt'attorno, regala grande serenità e fa volare l'immaginazione.

Casino Nobile - Sala da ballo

All'interno degli storici edifici commissionati dai Colonna, strutture ora adibite a museo e patrimonio inestimabile di tutti, è possibile gustare il silenzio e la bellezza, il fascino immortale di opere pregevoli e straordinarie. Un'ulteriore tappa dello splendido viaggio attraverso le meraviglie della Città Eterna.

Torre moresca