lunedì 3 novembre 2025
LO SCORRERE DEL FABARIS RACCONTA DI BELLEZZA E STORIA
domenica 1 settembre 2024
FARA SABINA, ARTE E PAESAGGIO SUL CAMMINO DI FRANCESCO
![]() |
| Il Trono della tomba 36 della necropoli di Colle del Forno, simbolo del Museo archeologico di Fara Sabina |
Sul colle Buzio si gode di una vista magnifica in ogni direzione. Verso valle le colline scendono fino al Tevere mentre di fronte si ammira il profilo brullo del monte Acuziano, con i romantici resti dell'Abbazia di S. Martino risalente al secolo XI e facilmente raggiungibile a piedi grazie ad un sentiero ben segnalato. Alle sue pendici, infine, spicca la maestosa e celebre Abbazia benedettina di Farfa, luogo di spiritualità e storia che caratterizza l'area calamitando l'attenzione di viaggiatori e pellegrini.
![]() |
| Resti dell'abbazia di S.Martino sul monte Acuziano, di fronte a Fara Sabina |
Sul colle Buzio si trova il delizioso borgo di Fara in Sabina, tappa del cammino di Francesco, attorniato da ulivi e boschi mediterranei e non meno interessante e ricco di spunti culturali e artistici dei suoi più noti e indubbiamente straordinari vicini. Sono diversi infatti i luoghi che Fara ha da offrire come mete di visita per un viaggio nella bellezza dei secoli. D'altra parte è un'area abitata fin dalla preistoria che nel Medioevo ha visto il proprio periodo di massimo splendore grazie alla costruzione di case-torri e del castello, che oggi è l'incantevole monastero delle Clarisse Eremite. In epoca rinascimentale poi, molte costruzioni medievali furono trasformate in eleganti palazzi che possono essere ammirati anche oggi. Tra questi, il quattrocentesco palazzo Brancaleoni che con le sue pareti finemente decorate e i suoi soffitti lignei è oggi sede del bellissimo Museo Civico Archeologico.
![]() |
| Cippo di Cures, epigrafe paleo-sabellica |
Ed è proprio qui che grandi tesori culturali attendono i viaggiatori per un'immersione nella bellezza di un territorio unico. Nelle incantevoli sale rinascimentali sono infatti custoditi reperti provenienti dai due principali insediamenti dell'antica Sabina Tiberina, Cures ed Eretum. Luoghi menzionati da molti storici romani per il legame tra la fondazione della Città Eterna e il territorio sabino.
![]() |
| Una delle sale del Museo Civico Archeologico di Fara Sabina, all'interno del quattrocentesco Palazzo Brancaleoni |
Tra le molteplici opere troviamo il Cippo di Cures, "l'unica testimonianza epigrafica della serie delle iscrizioni paleo-sabelliche provenienti dalla Sabina". E soprattutto il magnifico trono in terracotta della tomba 36 dalla necropoli di Colle del Forno e un'incredibile nucleo di lamine in bronzo sbalzato del VII secolo a.c., a decorazione di un calesse da parata destinato ad un principe sabino la cui identià, purtroppo, è rimasta ignota. Senza dimenticare vasi e anfore, recipienti e armi, utensili e oggetti iconici di grande valore.
![]() |
| Lamine in bronzo sbalzato prodotte in Etruria meridionale nel VII secolo a.c. a decorazione di un calesse da parata di un principe sabino ignoto. |
Non si può tuttavia lasciare Fara senza aver vissuto l'imperdibile esperienza del Museo del Silenzio, un suggestivo viaggio nella vita delle monache Clarisse Eremite nell'antico refettorio ora trasformato in luogo di visita. Un'autentica immersione nel silenzio dell'esistenza monacale, ascoltando nel buio una voce narrante che legge la rigida regola dell'ordine e spiega le attività eseguite all'interno del monastero nel corso dei secoli, mentre un fascio di luce illumina teche che contengono oggetti prodotti da quelle stesse attività. Indimenticabile.
![]() |
| Affresco dell'ex refettorio del monastero delle Clarisse Rremite di Fara Sabina, oggi Museo del Silenzio |
La Sabina è un ennesimo meraviglioso angolo del Lazio da esplorare e contemplare. Montagne e colline, ulivi e boschi, paesaggi incantati. Ma anche borghi e città dalla storia millenaria che ad ogni passo riservano spettacoli straordinari e unici al mondo. E Fara Sabina è uno di questi tesori da scoprire.
![]() |
| Olla con decorazioni a motivi metopali |
lunedì 16 maggio 2022
IL CRISTO SVELATO DALLA GUERRA BENEDICE DALLA ROCCIA DI COTTANELLO
La Sabina custodisce innumerevoli tesori. Una terra di fascino, storia e natura. Come a Cottanello, ameno borgo immerso nel verde e nel silenzio tra gli uliveti e i fitti boschi dei monti reatini. Una meta perfetta per una gita all'insegna della cultura e dell'avventura. Senza dimenticare le delizie enogastronomiche, non meno interessanti e meritevoli dei luoghi d'arte.
Il piccolo centro è grazioso e ben tenuto. Visibili le opere di recupero e ristrutturazione che hanno reso maggiormente accoglienti vicoli e palazzi. Una passeggiata interessante con lo sguardo del visitatore che spazia tutt'attorno. I passi conducono allora in direzione del vero fiore all'occhiello dell'area: quell'Eremo di S. Cataldo incastonato nella parete calcarea, in un punto da cui si gode una vista unica sulla stretta vallata ai piedi del colle su cui sorge il paese.
![]() |
| Cottanello vista dall'Eremo di S. Cataldo |
Un luogo sacro le cui origini si fanno risalire al X secolo, quando i monaci benedettini lo utilizzarono come rifugio. Dedicato a S. Cataldo vescovo di Rochau e Taranto vissuto nel VII secolo d.c. l'eremo è caratterizzato da una piccola cappella dominata da un affresco del XII secolo in stile bizantino. L'opera rappresenta un Cristo benedicente su di un trono gemmato attorniato dai dodici Apostoli, sei dei quali riconoscibili grazie ad elementi caratterizzanti, come le chiavi per S.Pietro. Sulla gamba destra del Cristo è visibile un TAU, forse disegnato dallo stesso S. Francesco quando tra il 1217 e il 1223 sostò a Cottanello.
![]() |
| Eremo di S. Cataldo ( X secolo) a Cottanello (RI), incastonato nella parete calcarea |
L'affresco del Redentore venne alla luce solo nel 1944, quando le truppe tedesche in ritirata fecero saltare un ponticello sottostante la chiesa. L'eremo resistette ma l'esplosione danneggiò l'affresco più recente, una veduta di Cottanello del XVII secolo, che celava quello molto più antico del Cristo benedicente. La violenza della guerra quindi, paradossalmente svelò un tesoro nascosto da secoli. A quei giorni drammatici risale anche il celebre voto. È il 10 maggio 1944, festa di San Cataldo. Gli abitanti di Cottanello sono terrorizzati dalla guerra. Nell'oratorio si celebra una messa nel corso della quale viene preso un impegno solenne: gli abitanti si asterranno del mangiare carne ogni vigilia della festa del Santo se il paese e le campagne saranno risparmiate dalle distruzioni. E così fu.
![]() |
| Eremo di S. Cataldo, il campanile a vela che ospita una campana settecentesca in bronzo |
All'interno della cappella sono inoltre visibili altri affreschi realizzati tra il XV e il XVII secolo, che raffigurano santi vescovi e due Madonne con Bambino, mentre la volta a crociera è arricchita da scene tratte dalla Genesi, come il peccato originale e la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Una nota merita sicuramente il campanile a vela che ospita una campana settecentesca in bronzo. Il cardinale Orsini nella sua visita pastorale avvenuta nel 1781, vide da vicino la struttra e annotò le parole Iesus Maria, ovvero parte della scritta situata sull'orlo superiore.
![]() |
| Affreschi di santi vescovi all'interno della cappella nell'eremo di S. Cataldo |
Dopo aver soddisfatto lo spirito e la voglia di conoscenza è il momento di assaporare anche le delizie enogastronomiche locali. Storia e cultura di un territorio, infatti, non sono solo gli splendidi luoghi d'arte e gli scorci paesaggistici che rimangono nella memoria, ma anche le antiche ricette che si tramandano di generazione in generazione, e i prodotti tipici figli della terra in cui ci si trova. Identità da gustare.
A Cottanello come nel resto della Sabina, del Lazio e d'Italia. Nutrimento per lo spirito e per il corpo. Tanto sapere e sapore. Tanta bellezza da vivere.
venerdì 27 aprile 2018
TRA TUSCIA E SABINA UN LEMBO DI LAZIO DA SCOPRIRE
![]() | ||
| S. Oreste (Monte Soratte), chiesa di S. Maria Hospitalis, affresco "La Madonna in Trono" avvicinato alla scuola di Piero della Francesca |
![]() |
| Il Tevere visto da Torrita Tiberina. In quel punto la valle del fiume di Roma è tutelata da una riserva naturale. |
domenica 4 febbraio 2018
IL BORGO CHE CUSTODISCE L'EREDITÀ DEL POPOLO FALISCO
![]() |
| Forte Sangallo di Civita Castellana - Cortile interno |
Tra le forre e le rupi tufacee scavate dall'acqua e dall'uomo nei secoli, spiccano mura che abbracciano borghi suggestivi sorti in una terra dai colori intensi, figli dell'energia di antichi vulcani. Siamo nel nord del Lazio, in quell'angolo di Tuscia appena ad ovest della valle del Tevere, confine naturale con la Sabina.
![]() |
| Museo Archeologico dell'Argo Falisco all'interno del Forte Sangallo di Civita Castellana - particolare di una biga falisca |
![]() |
| Cattedrale romanica di S. Maria Maggiore - Facciata |
.jpg)
.jpg)

















