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martedì 16 dicembre 2025

IL CUORE DEL SORATTE, CUSTODE DI RICORDI DI GUERRA E MONITO PER L'OGGI


In un’epoca di tensioni geopolitiche crescenti, con i fantasmi di un passato non troppo remoto che tornano ad affacciarsi, le profondità del monte Soratte, una quarantina di chilometri a nord di Roma in un territorio di grande bellezza, custodiscono uno scrigno di conoscenza che si offre come monito silenzioso per il presente. Le gallerie che si inoltrano nelle viscere del gigante calcareo che si erge tra la valle del Tevere e le colline tufacee della Tuscia viterbese, testimoni di avvenimenti drammatici e cruciali, si offrono infatti oggi allo sguardo del visitatore in un percorso di memoria che unisce storia, ingegneria militare e riflessione profonda sul Novecento.

 

L'imponente altura nel territorio del delizioso e antico borgo di Sant'Oreste, cela uno dei complessi ipogei più vasti d'Europa: oltre quattro chilometri e mezzo di tunnel scavati nella roccia a partire dal 1937 per volere di Benito Mussolini. Inizialmente concepiti come rifugio antiaereo per le alte cariche del regime fascista, questi spazi sotterranei divennero, durante la Seconda Guerra Mondiale, il quartier generale del feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia. Qui, tra il 1943 e il 1944, si decisero le sorti della Penisola mentre gli Alleati, dopo averlo scoperto, provavano a distruggere il sito senza tuttavia mai riuscirci. Nel dopoguerra, durante la Guerra Fredda, il bunker fu potenziato come struttura antiatomica per ospitare i più importanti esponenti politici e istituzionali italiani in caso di conflitto nucleare, con porte blindate, sistemi di ventilazione e centrali autonome.

 

Un luogo che narra di fatti ma anche di miti, come spesso accade ai luoghi protagonisti di grandi accadimenti. La leggenda per eccellenza che caratterizza il monte Soratte è quella dell'oro della Banca d'Italia, trafugato durante il conflitto e poi parzialmente rinvenuto. Si narra infatti che la parte mancante di quell'immenso tesoro sia ancora celata in qualche angolo nei meandri profondi del bunker. Ma di questa e di tante altre appassionanti storie, nonché interessanti episodi storici avvolti per decenni nell'oblio o nel segreto militare, oggi è possibile avere contezza grazie all'impegno instancabile dell'Associazione Bunker Soratte, realtà volontaria fondata nel 2010. Oggi, guide appassionate ed esperte tra cui Lucrezia e Gino accompagnano il visitatore attraverso il "Percorso della Memoria", con due modalità distinte e complementari.

 

Scritte che rimandano all'epoca della seconda guerra mondiale
 

La visita standard, a piedi, permette di esplorare gli ambienti con allestimenti evocativi, ricostruzioni fedeli e testimonianze che narrano bombardamenti, resistenza e segreti sepolti. E quella se possibile ancor più suggestiva a bordo di un trenino elettrico d'epoca sull'antica ferrovia Decauville: un viaggio immersivo, arricchito da audioguida e visori di realtà virtuale in 3D, che trasporta il visitatore indietro nel tempo per rivivere eventi storici in ambienti originali ricostruiti digitalmente. Un'esperienza commovente e innovativa che rivela un patrimonio immenso, meritevole di essere conosciuto, preservato e trasmesso alle nuove generazioni, affinché la memoria non si dissolva nel tempo.

 

Scritte che rimandano all'epoca dell'occupazione nazista

 

domenica 1 settembre 2024

FARA SABINA, ARTE E PAESAGGIO SUL CAMMINO DI FRANCESCO

Il Trono della tomba 36 della necropoli di Colle del Forno,
simbolo del Museo archeologico di Fara Sabina

Sul colle Buzio si gode di una vista magnifica in ogni direzione. Verso valle le colline scendono fino al Tevere mentre di fronte si ammira il profilo brullo del monte Acuziano, con i romantici resti dell'Abbazia di S. Martino risalente al secolo XI e facilmente raggiungibile a piedi grazie ad un sentiero ben segnalato. Alle sue pendici, infine, spicca la maestosa e celebre Abbazia benedettina di Farfa, luogo di spiritualità e storia che caratterizza l'area calamitando l'attenzione di viaggiatori e pellegrini.

Resti dell'abbazia di S.Martino sul monte Acuziano, di fronte a Fara Sabina


Sul colle Buzio si trova il delizioso borgo di Fara in Sabina, tappa del cammino di Francesco, attorniato da ulivi e boschi mediterranei e non meno interessante e ricco di spunti culturali e artistici dei suoi più noti e indubbiamente straordinari vicini. Sono diversi infatti i luoghi che Fara ha da offrire come mete di visita per un viaggio nella bellezza dei secoli. D'altra parte è un'area abitata fin dalla preistoria che nel Medioevo ha visto il proprio periodo di massimo splendore grazie alla costruzione di case-torri e del castello, che oggi è l'incantevole monastero delle Clarisse Eremite. In epoca rinascimentale poi, molte costruzioni medievali furono trasformate in eleganti palazzi che possono essere ammirati anche oggi. Tra questi, il quattrocentesco palazzo Brancaleoni che con le sue pareti finemente decorate e i suoi soffitti lignei è oggi sede del bellissimo Museo Civico Archeologico.

Cippo di Cures, epigrafe paleo-sabellica


Ed è proprio qui che grandi tesori culturali attendono i viaggiatori per un'immersione nella bellezza di un territorio unico. Nelle incantevoli sale rinascimentali sono infatti custoditi reperti provenienti dai due principali insediamenti dell'antica Sabina Tiberina, Cures ed Eretum. Luoghi menzionati da molti storici romani per il legame tra la fondazione della Città Eterna e il territorio sabino.

Una delle sale del Museo Civico Archeologico di Fara Sabina,
all'interno del quattrocentesco Palazzo Brancaleoni


Tra le molteplici opere troviamo il Cippo di Cures, "l'unica testimonianza epigrafica della serie delle iscrizioni paleo-sabelliche provenienti dalla Sabina". E soprattutto il magnifico trono in terracotta della tomba 36 dalla necropoli di Colle del Forno e un'incredibile nucleo di lamine in bronzo sbalzato del VII secolo a.c., a decorazione di un calesse da parata destinato ad un principe sabino la cui identià, purtroppo, è rimasta ignota. Senza dimenticare vasi e anfore, recipienti e armi, utensili e oggetti iconici di grande valore.

Lamine in bronzo sbalzato prodotte in Etruria meridionale nel VII secolo a.c. a decorazione di un calesse da parata di un principe sabino ignoto.


Non si può tuttavia lasciare Fara senza aver vissuto l'imperdibile esperienza del Museo del Silenzio, un suggestivo viaggio nella vita delle monache Clarisse Eremite nell'antico refettorio ora trasformato in luogo di visita. Un'autentica immersione nel silenzio dell'esistenza monacale, ascoltando nel buio una voce narrante che legge la rigida regola dell'ordine e spiega le attività eseguite all'interno del monastero nel corso dei secoli, mentre un fascio di luce illumina teche che contengono oggetti prodotti da quelle stesse attività. Indimenticabile.

Affresco dell'ex refettorio del monastero delle Clarisse Rremite di Fara Sabina, oggi Museo del Silenzio


La Sabina è un ennesimo meraviglioso angolo del Lazio da esplorare e contemplare. Montagne e colline, ulivi e boschi, paesaggi incantati. Ma anche borghi e città dalla storia millenaria che ad ogni passo riservano spettacoli straordinari e unici al mondo. E Fara Sabina è uno di questi tesori da scoprire.

Olla con decorazioni a motivi metopali

domenica 16 giugno 2024

GROTTA DELL' ARCO, AVVENTURA NEL CUORE DEI SIMBRUINI

 

Un momento della visita speleo avanzata all'interno della Grotta dell'Arco nel comune di Bellegra (RM)

I paesaggi dei monti Simbruini, a est di Roma tra Lazio e Abruzzo, regalano scorci naturali fantastici ed indimenticabili: boschi fitti e selvaggi, borghi ameni che sembrano sospesi nel tempo, vallate incastonate tra aspri pendii e dirupi che richiamano racconti d'avventura. Emozioni da vivere all'aria aperta respirando a pieni polmoni la vita lontano dalla città. In questa cornice tra cielo e alberi, tuttavia, vi sono luoghi incantati che aspettano il visitatore nel ventre di quei monti che generalmente siamo abituati ad ammirare alla luce del sole.

Il grande arco naturale, a circa cinquanta metri a valle dall'ingresso della grotta, che dà il nome al sito

Un luogo sorprendente da scoprire in quel territorio straordinario è la Grotta dell'Arco a Bellegra, in Provincia di Roma, il cui ingresso è avvolto dalla vegetazione incontaminata ai piedi di un ripido crinale. Un universo unico che vive nell'assenza di luce, tra epigrafi preistoriche meravigliosamente preservate dal tempo e incredibili sculture naturali, stalattiti e stalagmiti, plasmate dall'acqua nei millenni. In questo ambiente senza pari troviamo una fauna peculiare come i chirotteri, gli anfibi ma soprattutto i pipistrelli, creature affascinanti ospitate e protette dal buio.

Epigrafi preistoriche, raffiguranti ominidi intenti a cacciare, conservate all'interno della grotta


La grotta prende il nome da un grande arco naturale a circa cinquanta metri a valle dall'ingresso, testimone silenzioso di tempi remoti in cui le tortuose gallerie disegnate dal carsismo arrivavano fin lì. La strada che porta a Bellegra è panoramica e intrigante ma anche tortuosa: ci si inerpica sui Simbruini tra Castel Madama e Subiaco, uno degli itinerari consigliati provenendo da Roma, per circa trenta minuti dopo aver lasciato l'autostrada che dalla Capitale porta in Abruzzo. La bellezza riempie lo sguardo ad ogni curva e ripaga della scomodità, comunque sopportabile, del viaggio. E si arriva adestinazione, all'ingresso della grotta, dopo aver percorso un ultimo tratto in discesa poco oltre il borgo.

Un tratto della passerella che accompagna il visitatore nella prima parte del percorso, quello turistico


Ci si ferma e ci si prepara alla visita con le guide competenti ed appassionate di "Sotterranei di Roma" che accompagnano gli escursionisti alla scoperta dei segreti geologici dell'area. Sono tre le tipologie di visita: turistica, speleo-turistica e speleo-avanzata, a seconda della lunghezza e dello sforzo fisico richiesto per il percorso. Nel primo caso si resta nello spazio circoscritto dalla passerella, posta al di sopra del terreno, al termine della quale si torna indietro.

Spettacolari concrezioni calcaree a forma di vela. Alcuni dei tesori della grotta


Nella seconda tipologia di visita si prosegue per un tratto oltre la fine della passerella lungo la galleria principale, sulla viva roccia e, talvolta, sull'acqua che scorre in piccoli rivoli lungo la via. Se si opta infine per l'escursione speleo-avanzata si giunge quasi al termine della grotta, con l'esclusione di un ultimo tratto raggiungibile solo con corde e imbracature. In quest'ultima visita, sempre assistiti da una guida esperta, ci si addentra nel silenzio assoluto e nell'oscurità lacerata solo dalle luce delle torce frontali sui caschetti, tra anfratti angusti in cui insinuarsi, salite fangose da percorrere e vertiginose altezze da ammirare.


Anfratti e forme suggestive plasmate dall'acqua all'interno della grotta


La grotta dell'Arco è un autentico tesoro geologico, storico e culturale del Lazio, che merita di essere conosciuto e apprezzato. Uno degli angoli più selvaggi e remoti della regione a due passi dalla Città Eterna, in un territorio ricchissimo di luoghi incredibili e poco noti che aspettano di essere scoperti e amati.

Stalagmiti nella Grotta dell'Arco

 

venerdì 22 settembre 2023

PONZA, AVVENTURE IN UN PARADISO GEOLOGICO E NATURALE

Costeggiando Punta della Guardia, oltre all'acqua cristallina e ai colori della roccia vulcanica si nota una suggestiva figura che ricorda vagamente un Moai, scolpita dal tempo sulla scogliera in alto a sinistra nel video.
(Foto e video Marco Bombagi)


"Il modo migliore di conoscere Ponza è visitarla dal mare", un suggerimento che molto frequentemente i visitatori si sentono ripetere mentre si accingono a trascorrere, o stiano già trascorrendo, qualche giorno di vacanza nella bellissima isola a largo delle coste pontine, nel Lazio meridionale. Che un luogo circondato dal mare, peraltro ricco di meraviglie geologiche e naturali come Ponza, possa offrire gli scorci migliori da una barca che ne circumnavighi le coste, magari durante una splendida gita, potrebbe sembrare un'ovvietà. Ma dopo essere andati alla scoperta del luogo sia via terra, lungo sentieri panoramici densi di fascino, sia sulle acque non si può non riconoscere le veridicità di quel suggerimento.

Riflessi turchesi nelle acque di Ponza nei pressi di Cala dell'Inferno


Ponza è un posto unico per bellezza di paesaggi e natura, con le sue scogliere frastagliate e taglienti e la sua caleidoscopica diversità geologica ovunque evidente. E poi innumerevoli grotte immerse nell'acqua scintillante color zaffiro e smeraldo, guglie di pietra e bastioni plasmati dal tempo e dagli elementi in figure suggestive, e piccole "calette" create dall'erosione che si svelano solo a chi le ammiri dal mare. Per poi, magari, raggiungerle a nuoto tra riflessi e tonalità stupefacenti.

L'isola di Gavi e Zannone da Punta Incenso e dal sentiero della Specola di S.Silverio


Sono molteplici le opportunità di visita in barca grazie tanto al passaparola quanto alle pubblicità e vale davvero la pena coglierle, anche perchè gli accompagnatori al timone dei natanti sono ponzesi orgogliosi ed esperti come Vitaliano Feola con la sua "Desideria", che amano far conoscere gli angoli più nascosti e straordinari portando il visitatore a nuotare o camminare in grotte primordiali e misteriose, ad ammirare relitti sommersi vivendo atmosfere da cercatori di tesori e raggiungendo spiagge nascoste e sperdute.

La Grotta Azzurra di Ponza svela la propria meraviglia


Da Cala Fonte, con la sua incredibile insenatura naturale, luogo perfetto per una giornata di mare e una serata vissuta godendo di un tramonto irrinunciabile, alle Grotte di Pilato, in cui addentrarsi con lo spirito degli esploratori senza timore del buio... Da Capo Bianco e Punta Bianca, i cui profili di bellezza metafisica brillano d'un bianco abbacinante, alla Grotta Azzurra, in cui ci si tuffa nel turchese delle profondità penetrate e dipinte dal sole in un viaggio fantastico. Senza dimenticare Punta della Guardia e la piscina del Faro, tra cormorani colti nell'attimo del tuffo e figure scolpite nell'alto delle scogliere.

Punta Bianca


I tesori di Ponza visti dal mare non si esauriscono certo in uno sparuto elenco, e nemmeno quelli che si possono cogliere da terra. Una gita trekking da non perdere infatti, in quella parte settentrionale dell'isola forse più quieta rispetto al sud più mondano, è quella che porta alla Specola di S. Silverio, lungo un sentiero che sale tra i bassi e profumati cespugli di macchia mediterranea per poi addentrarsi in un altopiano che regala una vista favolosa su Punta Incenso, l'isola di Gavi e quella di Zannone. Ma anche verso sud e il paesino di Ponza.


Nei meandri delle Grotte di Pilato

Dopo tutte queste avventure per mare e per monti, barche e vie scoscese, è necessario rifocillarsi come si conviene. Nelle vicinanze della Specola di S. Silverio, sempre nell'area settentrionale di Ponza, sono diversi i ristoranti tipici meritevoli d'essere scoperti per la bontà dei piatti e la passione di chi li prepara e assiste il cliente. Su tutti "Da Igino", appena sopra Cala Fonte: cucina ottima e vista impareggiabile. Ottimi anche "Angelino" e "Punta Incenso da Anna", a poca distanza. Ma il suggerimento è sempre quello di girovagare e sperimentare da sé, perché i luoghi in cui gustare prelibatezze sono ovunque.

Uno scorcio del caleidoscopico mosaico geologico di Ponza


Ponza è un'inesauribile miniera di tesori culturali e paesaggistici, storia, viaggio ed enogastronomia. Simbolo di tutto il bello che l'Italia ha da offrire e merita di essere rispettato e preservato, oltreché vissuto almeno una volta nella vita, come accade per certi luoghi sacri.

La Piscina del Faro regala scorci di incredibile bellezza,
e anche un cormorano colto nell'attimo del tuffo


lunedì 3 luglio 2023

QUARTO DI BARBARANO, NATURA SELVAGGIA E PANORAMI INCANTATI

 

Mucca maremmana al pascolo a Quarto di Barbarano

Il Parco Marturanum, nel territorio del Comune di Barbarano Romano cuore della Tuscia viterbese, custodisce soprattutto nella parte immediatamente a nord del borgo innumerevoli tesori archeologici, come le celebri e magnifiche necropoli rupestri da S.Giuliano al Caiolo fino alla tomba Thansinas, estremo avamposto d'arte e spiritualità millenaria all'interno dei confini dell'area protetta. Non meno affascinante e preziosa però, è quell'ampia porzione di parco situata a sud dell'abitato, con i suoi pascoli e i suoi scorci fantastici arricchiti dalla bellezza e dall'unicità delle caratteristiche mucche maremmane, nobili abitanti e guardiane silenziose di quel piccolo paradiso selvaggio.

Quarto di Barbarano, panorama da Poggio Ventacolo verso i monti della Tolfa 


Siamo nel Quarto di Barbarano, area più estesa del parco Marturanum, in cui l'aspetto preponderante per il visitatore è paesaggistico più che archeologico. Certo non mancano anche qui importanti evidenze storico culturali come i tratti di antica Via Clodia affioranti lungo il sentiero 105, nel passaggio che unisce la località "Bandita" all'"Ortaccio". Ma senza dubbio a riempire lo sguardo e l'attenzione sono i panorami che, specie sull'altura di Poggio Ventacolo, spaziano per chilometri in direzione dei monti della Tolfa in un'esplosione di colori vividi tra cielo e terra, nella quiete e nei profumi di questo angolo incontaminato.

Tratto di antica Via Clodia


Un'avventura che inizia poco fuori Barbarano Romano, in località "Bandita", dopo aver lasciato l'auto sotto uno spicchio d'ombra che comunque non basterà a lasciare l'abitacolo ad una temperatura sopportabile al ritorno. Il segnale che indica il sentiero numero 105 è poco avanti e conduce subito nel bosco fino alla recinzione che pone gli animali al pascolo al riparo dalla strada vicina. Superato il cancello in legno si apre la vista sulla natura del Quarto di Barbarano: mucche dal manto bianco o marrone placide al pascolo tra alberi e bassi cespugli inondati dal sole estivo, tra colline verdi e sentieri che si perdono all'orizzonte.

Mucche al pascolo libero


Ben presto si incrocia la deviazione che porta lungo il percorso dell'antica via Clodia, a tratti affiorante dalla vegetazione. Il sentiero, prima in salita, prende successivamente a scendere con decisione fino all'incontro dei sentieri 105 e 103 che proseguono uniti fino alla località "Ortaccio". Qui si prosegue lungo il sentiero 103 verso Poggio Ventacolo, un'altura verdeggiante e boscosa, e poi in declivio fino a trovare il sentiero 138b proveniente da Civitella Cesi.

Uno dei sentieri che esplorano l'area di Quarto di Barbarano

 

È il giro di boa di questo percorso ad anello, il viaggio di ritorno lungo un pendio non eccessivamente ripido ma costante che inizia subito dopo aver oltrepassato il torrente Vesca. Non ci sono molti boschi su questo versante, piuttosto bassi cespugli fioriti e prati in cui la vista può spaziare tutt'attorno. A lenire la fatica del cammino piacevoli incontri con gli abitanti del luogo, le mucche maremmane al pascolo. Non sembrano molto spaventate alla vista dell'uomo ma la diffidenza le spinge a mantenere una certa distanza. Che non impedisce però di scattare qualche foto a ricordo dell'escursione che si sta per concludere.
Ripercorrendo i propri passi, infatti, si torna al punto di partenza dopo una mattinata di natura, paesaggi e bellezza nella poesia selvaggia di Quarto di Barbarano.


Mucca maremmana al pascolo

giovedì 23 marzo 2023

S.GIULIANO E IL CAIOLO, I SENTIERI DELL'ANTICA MARTURANUM

Il fosso di S.Giuliano, sul sentiero Cai 103


Il borgo di Barbarano Romano, con i suoi tesori custoditi nel Museo delle Necropoli Rupestri , può essere punto di partenza per diversi, fantastici percorsi alla scoperta degli incredibili luoghi di storia e mistero immersi nel verde dei boschi tutt'intorno. Un territorio da esplorare che svela le proprie meraviglie ad ogni passo e dona scorci indimenticabili a chi sa addentrarsi con curiosità e voglia d'avventura tra le braccia di sentieri che si perdono nei meandri del tempo.

La celebre decorazione del "Lupo e del Cervo" (IV sec. a.c.) su una parete esterna della Tomba del Cervo. Una scena di caccia o un'allegoria del conflitto tra Roma e l'Etruria


A pochi chilometri dal centro storico in direzione nord, infatti, lungo il sentiero Cai numero 103, ci si trova nell'area più ricca di testimonianze storico archeologiche del Parco Marturanum. Quella ricompresa tra l'antico insediamento di S.Giuliano, sull'omonima altura, e il pianoro del Caiolo.

Il tumulo Cima (VII sec.a.c.) con il suo dromos e gli ingressi laterali collegati al principale al centro.


Il primo tesoro in cui ci si imbatte arrivando dal borgo è il Tumulo Cima (VII sec. a.c.), il più grande dell'area con i suoi 25 metri di diametro. Vi si accede attraverso il maestoso dromos su cui si aprono ingressi a camere laterali collegate alla principale, sita al centro, che colpisce per il soffitto scolpito ad imitazione del legno delle abitazioni. Lungo la circonferenza del tumulo si aprono ingressi ad altre tombe realizzate in epoca successiva.

Tomba Costa (V sec. a.c.), con porta finta all'interno che rappresenta il passaggio dal mondo dei vivi all'aldilà.


Si inizia quindi a scendere un pendio boscoso punteggiato di antiche sepolture che si aprono nelle pareti tufacee. Tra le più interessanti la Tomba Costa (V sec. a.c.) a semidado con porta finta all'interno che rappresenta il passaggio dal mondo dei vivi all'aldilà.

la Tomba Gemini con i suoi ingressi affiancati


Poco più avanti, dopo aver proseguito ad un bivio verso ovest e aver superato la Tomba Gemini con i suoi ingressi affiancati e le decorazioni delle finte porte, si raggiunge la Tomba Rosi, a dado, (VI sec.a.c.). Dal vestibolo si aprono le porte di tre celle funerarie, ciascuna con due letti. Accanto alle porte, come nelle abitazioni, si aprono finestre che danno su ambienti più interni.

la Tomba Rosi (VI sec.a.c.)


Usciti dalla Tomba Rosi si torna indietro al bivio precedente e si prosegue in discesa verso nord in direzione del fosso della Chiusa Cima, un facile guado che porta sotto la collina di S.Giuliano. Per giungere all'antico abitato si va a sinistra verso ovest affrontando un tratto in salita fino al piano, posto su uno sperone a 350 metri d'altezza.

La chiesa medievale di S.Giuliano (XII sec) edificata su una preesistente struttura pagana


Ecco l'antica Marturanum etrusca. Al centro dell'area abitata fin dall'età del bronzo, troviamo la piccola e deliziosa chiesa medievale di S.Giuliano (XII sec) edificata su una preesistente struttura pagana. Affascinante incontro di materiali e stili diversi uniti dai secoli e dalle vicissitudini, l'edificio sacro è il risultato di molteplici interventi realizzati nel tempo. La visita prosegue con il bagno romano ad ovest della chiesa. Una ripida scala porta ad un'ampia vasca affacciata su una rupe spettacolare.

La ripida scala che porta al bagno romano ad ovest della chiesa di S. Giuliano


A questo punto si torna indietro al bivio che avevamo lasciato dopo il guado della Chiusa Cima e prendiamo stavolta verso nord, proseguendo verso il colle del Caiolo. Una classica tagliata etrusca ci avvolge fino ad un secondo guado, facile come il primo, quello del fosso di S.Giuliano.

la Tomba della Regina (V sec. a.c.)


Pochi passi ed ecco la Tomba della Regina (V sec. a.c.), monumento funerario a semidado, il più imponente della necropoli. La facciata è alta 10 metri e presenta due grandi porte doriche con ornamenti e decorazioni. All'interno due celle sepolcrali rettangolari con letti funebri (Klinai) e panchine per gli oggetti.

La parte superiore della Tomba del Cervo immersa nel paesaggio incantevole del parco Marturanum


Alla destra della tomba poi la via procede, ben segnalata ed attrezzata, sul crinale del colle del Caiolo in direzione di un'altra perla: la Tomba del Cervo, così denominata per la celebre decorazione del "Lupo e del Cervo" su una parete laterale della gradinata. Un bassorilievo raffigurante una scena di caccia, o forse l'allegoria del conflitto tra Roma e l'Etruria, e utilizzato come simbolo stesso del Parco Marturanum.

Particolare dell'interno delle tombe "a Portico",
scavate nella roccia con aperture laterali in alto rispetto alle sepolture


Datata tra il IV e il III secolo a.c. è completamente staccata dalla parete retrostante. La finta porta dorica, l'ampio dromos e l'ampia camera sotterranea sono gli elementi caratteristici. I sarcofagi ritrovati all'interno sono oggi conservati nel museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano.

Le tombe "Palazzine", allineate e poste su una sponda del fosso di S. Giuliano


L'area del Caiolo deve ancora svelare i propri incredibili tesori e per questo il cammino porta a ritroso. Superata la tomba della Regina si seguono le indicazioni del sentiero 103 verso le tombe "a Portico" e le "Palazzine" (VI-IV sec. a.c.).

il Tumulo della Cuccumella (VII sec. a.c.), monumento funerario circolare costruito con grandi blocchi regolari


Si tratta di tipologie architettoniche peculiari e tipiche del luogo, forse influenzate dalla cultura falisca. Le prime sono scavate nella rossa roccia e sono caratterizzate da aperture laterali poste in alto rispetto alle sepolture. Mentre le seconde sono allineate e poste su una sponda del fosso di S. Giuliano poco più a est.

Tumulo del Caiolo (VII sec.a.c.), interamente scavato con un breve dromos,
due camere e la volta sorretta da due pilastri.


Per raggiungere il Poggio del Caiolo, il pianoro sopra la parete nella quale sono scavate le tombe a Portico e le Palazzine, si sale attraverso il bosco. A poca distanza dal punto in cui terminano gli alberi si incontra il Tumulo della Cuccumella (VII sec. a.c.), monumento funerario circolare. Differentemente da altre sepolture, esso non è ricavato da un banco tufaceo ma costruito con grandi blocchi regolari che andavano a formare camere dalla volta sospesa.

Suggestivo ingresso della tomba dei Letti


Ci si avvia ora verso la parte bassa del piano per scoprire le tombe affacciate sulla rupe che guarda la collina di S.Giuliano e il vallone sottostante. Dopo la Tomba del Carro, in parte scavate e in parte costruita in blocchi, la discesa porta al Tumulo del Caiolo, interamente scavato con un breve dromos, due camere e la volta sorretta da due pilastri. A poca distanza la magnifica Tomba dei Letti, così chiamata per la presenza di due letti per bambini accanto a quelli dei genitori.

Particolare dell'interno della tomba dei Letti


Le aree di S.Giuliano e del Caiolo sono le più ricche di testimonianze archeologiche all'interno dei confini dello splendido Parco Marturanum. Pochi altri luoghi dell'Etruria possono vantare una simile varietà di monumenti e un paesaggio altrettanto incantevole e magico. Un angolo d'Italia che conserva il retaggio dei millenni, gemme di storia incastonate in un gioiello della natura.

I due letti per bambini accanto a quelli dei genitori. Particolare che dona il nome al sepolcro stesso.



martedì 28 febbraio 2023

BARBARANO ROMANO E IL PARCO MARTURANUM, LA MAGIA DELLA TUSCIA RUPESTRE

Museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano, Caiolo, Tomba del Sarcofago (IV-III sec. a.c.)
 

I meravigliosi luoghi che caratterizzano i territori della provincia viterbese rappresentano un'autentica fucina, inesauribile, di occasioni per assaporare e vivere arte, natura, cultura, bellezza. Paesaggi unici, millenni di storia e mito, scorci indimenticabili per tuffarsi in avventure all'insegna della conoscenza. Borghi suggestivi, boschi e alture verdeggianti, profonde forre scavate nel tufo e ripide pareti punteggiate di antiche tombe. Tale straordinarietà contribuisce a donare a queste terre l'aura di leggenda che da sempre le contraddistingue.

 

Museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano (VT), frammento di mosaico e veduta della sala
 

Una delle perle dell'area è senza dubbio il Parco regionale Marturanum, vasto polmone verde e scrigno di storia e natura del Lazio settentrionale. Istituito nel 1984 e ricadente interamente nel territorio del Comune di Barbarano Romano, ha come confini i monti della Tolfa a ovest e il lago di Vico ad est. Un angolo d'Italia il cui splendore rimane impresso della memoria di chi lo scopre, con i suoi panorami incontaminati e selvaggi e le sue antiche vestigia, che nulla hanno da invidiare a luoghi magari più noti e gettonati in giro per il mondo. 

 

Tomba del Trono, dromos VI sec. a.c.

Porta d'ingresso del parco è il delizioso borgo di Barbarano Romano (VT), arroccato su un'altura triangolare e protetto su due lati da rupi tufacee. Il sito è abitato sin dalla preistoria ma il nucleo attuale è di origine medievale, sviluppato tra il X e il XII secolo. La parte sud dell'abitato, naturalmente accessibile, era protetta da mura tutt'ora conservate e da una torre, dedicata al re Longobardo Desiderio, purtroppo crollata nel 1930. Cuore del paese è il "Museo delle Necropoli Rupestri" facente parte del SISC, Sistema Integrato dei Servizi Culturali dell'area etrusco-cimina, che pone in rete i diversi centri appartenenti alla Comunità Montana dei Cimini per la promozione e valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale dell'area. 

 

Museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano (VT), leone in peperino rinvenuto nella tomba del Trono, inizi VI sec. a.c.

Il museo racconta non solo la storia della Tuscia rupestre, ma soprattutto le radici e l'identità del territorio. Dalle peculiarità dell'architettura funeraria ai molti reperti emersi dagli scavi nel corso del tempo. Tutto con la missione di esaltare il legame tra l'antico sito di San Giuliano,ai piedi dell'odierna Barbarano, e il territorio circostante con tutte le sue ricchezze. Il visitatore può cosi ammirare anfore e sarcofagi, statue e obelischi provenienti da tombe e necropoli. Un percorso nel tempo che non si limita alle sale museali però, ma che si allarga ai sentieri che scendono dal borgo per perdersi nel verde del parco sottostante le antiche mura. 

 

Tomba Margareth, colonne scanalate con capitelli etrusco-dorici e zoccolo quadrato VII-VI sec. a.c.
 

Barbarano Romano e il Parco regionale Marturanum, assieme agli altri straordinari luoghi della Tuscia, sono una meta preziosa per un viaggio che non si limita alla gita turistica, ma che è avventura ed elevazione culturale. E soprattutto scoperta di una dimensione diversa del vivere, più a misura d'uomo, che mai come ora merita d'essere riabbracciata.

 

Tomba Margareth, particolare decorazione a volute