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domenica 18 dicembre 2016

L'EREDITÀ DEL BERNINI NELL'ANTICA MONTERANO


Antica Monterano, il tramonto sulla Chiesa di S. Bonaventura di Gian Lorenzo Bernini


Orgogliose mura, testimoni consunti d'antichi fasti, si dipingono di rubino salutando il sole al tramonto. Tutt'attorno boschi fitti e affascinanti che si stendono fin dove l'occhio può arrivare, l'armatura verde della terra.
L'Antica Monterano, gioiello medievale meravigliosamente conservato nel verde dell'omonima Riserva Regionale di oltre 1100 ettari a nord ovest di Roma, sussurra i propri segreti a chi si voglia spingere fino alle pendici della ripida collina dove troneggia l'imponente acquedotto a doppio ordine, costruito per sopperire alla carenza d'acqua dell'area.
Seguendo poi il sentiero che aggira il pendio si incontra il profilo della chiesa di S. Bonaventura con annesso convento, entrambi progettati dal genio di Gian Lorenzo Bernini su incarico di Papa Clemente X Altieri tra il 1677 e il 1679. Lo stesso artista ideò la fontana ottagonale originariamente posta di fronte alla chiesa e oggi conservata nella cittadina di Canale Monterano, a pochi chilometri dal borgo antico.
Dando le spalle all'edificio sacro, si sale lungo un sentiero chiuso da alte alberature verso la cinta muraria del borgo, dove spiccano le vestigia auliche della chiesa di S. Rocco e di palazzo Altieri. Da qui è possibile contemplare la vallata del fiume Mignone, minacciata da opinabili progetti infrastrutturali, in un emozionante volo spirituale di colori e sfumature, non prima di essersi fermati a guardare la fontana del Leone. Un ultimo sguardo al campanile della chiesa di S. Maria Assunta, prima di scendere con la calma che si conviene a chi vuole assaporare ogni secondo in luoghi pulsanti di storia e magia.


Antica Monterano, la valle del Mignone dalla rocca del borgo


giovedì 13 febbraio 2014

LO SGUARDO DELLE SIBILLE TRA BAROCCO E RINASCIMENTO

S. Maria della Pace, cupola


Tutte le foto

Secoli d'arte si tengono per mano e arricchiscono di storia questo angolo di Roma racchiuso, come in un abbraccio, dalla piccola piazza creata appositamente per fare da adeguata cornice al genio.
Pietro DaCortona è l’autore della facciata barocca di S. Maria della Pace, che con le sue ali concave e il suo pronao semicircolare che ricorda un palcoscenico si spinge in avanti quasi a colmare l’intero spazio della piccola piazza antistante, anch’essa opera dell’artista nato come Pietro Berrettini, tra i simboli del barocco assieme a Bernini e Borromini. 
S. Maria della Pace, facciata barocca

All’interno dell’edificio sacro Raffaello realizzò, nella cappella commissionata dai Chigi, il celebre affresco Sibille e Angeli, un’esplosione di emozioni e colore che ipnotizza il visitatore appena prima di scorgere, poco più in là, la cappella Cesi di Antonio Da Sangallo il giovane, adornata dalle splendide statue dei Santi Pietro e Paolo di Vincenzo De’ Rossi.

S. Maria della Pace, cappelle Chigi e Cesi

Immediatamente alle spalle della chiesa infine, si può ritrovare l’ombra di Bramante con il suo chiostro rinascimentale, una gemma seicentesca d’ispirazione classica costituita da due ordini sovrapposti.

Chiostro rinascimentale di Donato Bramante

Piazza, chiesa e chiostro, tasselli che si uniscono in un unico mosaico che vive nella storia della Capitale e in un luogo raccolto, intimo, quasi volutamente isolato dal grande flusso turistico che, nella vicina piazza Navona, velocemente passa e va senza fermarsi a capire e contemplare, silenziosamente rispettare la profondità della creazione umana che si fa afflato divino, immortale.


S. Maria della Pace, Sibille e Angeli di Raffaello