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martedì 7 maggio 2024

L'ARTE TRASFORMA LE LACRIME DI MANTO IN BELLEZZA

Lo splendido Teatro Scientifico di Mantova, perla barocca costruita tra il 1767 e il 1769 da Antonio Galli da Bibbiena, in un meraviglioso momento di musica e arte.

Tra le molte città d'Italia celebri nel mondo per le proprie ricchezze culturali e artistiche un posto d'onore spetta a Mantova, le cui origini antichissime si perdono nei meandri dei secoli intrecciando mito e storia. La seconda tramanda che la città sul Mincio fu fondata dagli Etruschi attorno al VI secolo a.c., dato che quel misterioso popolo all'epoca era già attestato a Spina, alla foce del Po, e soprattutto nei pressi di Bologna, altrimenti nota come Felsina, nome d'origine etrusca. Il mito invece racconta come fu la profetessa Manto, figlia di Tiresia di Tebe, a fondare la città circondandola d'acqua con le proprie lacrime, dopo la fuga forzata e la morte del padre. Tanto che Mantova deriverebbe da Manto, nome dato alla città da Ocno, figlio della profetessa e del Tevere.

Palazzo Ducale di Mantova, particolare della meravigliosa Camera degli Sposi,
o Camera Picta, di Andrea Mantegna


Che si voglia credere più alle leggende o alla storia tutti concordano sul fatto che Mantova sia una perla celebre ovunque per i suoi tesori: da Palazzo Te a Palazzo Ducale e al castello di S. Giorgio, fino alla basilica di S.Andrea, solo per citare i siti più famosi. Senza dimenticare la meravigliosa natura che caratterizza quel lembo di terra circondata dall'acqua: i tre laghi nati secondo i miti dalle lacrime di Manto, dove il fiume Mincio, prima di gettarsi del Po qualche chilometro più a sud, si dilata fino a formare specchi lacustri tali da dare l'impressione al visitatore di trovarsi in una piccola Venezia.
Ma la città che fu governata dai Gonzaga per circa quattro secoli e che si vide tra i simboli del Rinascimento e dell'arte italiana, nulla ha da invidiare a Venezia o a qualunque altro luogo della Penisola che, senza nulla togliere al resto del mondo, è una terra notoriamente baciata dalla bellezza e dalle emozioni dell'arte come poche altre.  

Palazzo Te, particolare della Sala dei Giganti resa immortale dall'opera di Giulio Romano


Mantova, come detto, è celebre per magnifici luoghi noti in tutto il mondo, plasmati e resi immortali da artisti che hanno segnato il proprio tempo e la storia dell'arte italiana ed europea. Palazzo Te è indissolubilmente legato al nome di Giulio Romano, mentre Palazzo Ducale, difeso dal Castello di S.Giorgio è assaltato dai turisti che vogliono contemplare la Camera degli Sposi, o Camera Picta, di Andrea Mantegna. E il simbolo religioso della città, la Basilica di S.Andrea è sinonimo di Leon Battista Alberti, con quello stupefacente arco posto dinanzi all'edificio sacro.

La facciata della basilica di S. Andrea, progettata da Leon Battista Alberti


Ma il Capoluogo lombardo, anche se il dialetto parlato dagli abitanti è chiaramente molto più emiliano, riserva meraviglie anche tra i luoghi meno celebri. Perle inaspettate, si potrebbero definire. E quindi sorprendenti. Se "La Sala dei Giganti" di Palazzo Te è attesa nella sua assoluta magnificenza, così come il capolavoro del Mantegna nella Sala Picta, altri luoghi di Mantova, forse meno conosciuti ma altrettanto incantevoli, rimangono maggiormente impressi nella memoria proprio perché sorprendenti. Si pensi al teatro Scientifico del Bibiena, capolavoro barocco visitabile ad un costo accessibilissimo anche al di fuori degli orari degli spettacoli e durante il giorno. Un autentico gioiello che toglie il fiato, con le sue decorazioni, i pannelli e i colori. E la sua singolare forma a campana che dona all'ambiente una sinuosità ammaliante. Ci si perde volentieri nel silenzio e nella penombra di questo scrigno d'arte e cultura musicale, esplorando ogni angolo per coglierne gli odori e i ricordi di cui ogni anfratto è intriso.

Palazzo Ducale, particolare della Camera degli Sposi, o Camera Picta, di Andrea Mantegna. Il celebre oculo che apre il soffitto della sala in un magnifico gioco di prospettiva 


Tra le perle meno note non possiamo non evidenziare il Museo Diocesano d'Arte Sacra, con le sue sculture, i suoi dipinti, incunaboli e armature antiche. Oggetti d'arte inseriti in un contesto intimo e appartato, leggermente in disparte rispetto agli itinerari turistici classici della città. Con il biglietto per Palazzo Te inoltre è possibile visitare anche Palazzo S.Sebastiano, sede dei Musei Civici, con i suoi quattro percorsi espositivi per quattro personalità mantovane: Francesco II e Vespasiano Gonzaga, Giuseppe Acerbi e Ugo Sissa. Opere che narrano di antico Egitto, Mesopotamia, Roma. Antichità ed eternità.

Scorcio di Palazzo Te, progettato da Giulio Romano


Mantova, come gli altri luoghi stupendi d'Italia, ossia tutti, con poche eccezioni dovute principalmente a incuria e degrado moderni, necessita di più giorni per essere apprezzata appieno. Lo splendore dell'arte richiede calma e rilassatezza. Passeggiare per le vie ciottolate del centro necessita lentezza nel perdersi girovagando alla scoperta di qualcosa che verrà e che ci sta aspettando: uno scorcio, un museo, un'immagine che riporta alla mente un ricordo. Non abbiate fretta, per le cose belle ci vuole tempo. 


Palazzo Ducale, veduta del Cortile della Cavallerizza


giovedì 11 ottobre 2018

IL RINASCIMENTO NELLA TERRA DEI MONTEFELTRO


Galleria Nazionale delle Marche - La Flagellazione, Piero della Francesca (1453). Ritenuta un capolavoro assoluto della Storia dell'Arte, è una delle opere più misteriose di tutti i tempi. Non si conoscono infatti committenza, collocazione originaria, destinazione d'uso e significati.




Colline boscose e frastagliate vallate verdeggianti guidano verso il maestoso ed elegante profilo di Urbino, i cui inconfondibili torricini progettati da Luciano Laurana guardano verso est. Verso quella culla universale della cultura umanistica che è Firenze.
La splendida città marchigiana tuttavia non sfigura affatto dinanzi al Capoluogo toscano. Dalle sue mura e dai suoi mirabili edifici emanano storia ed arte, architettura ed elevazione culturale. L'identità ricca di sfaccettature e bellezza di uno dei lembi più romantici e mozzafiato delle Marche si condensa ed emerge nella magnificenza di un luogo che è uno dei simboli di ciò che di incredibile e unico l'Italia ha da offrire.
Entrata a far parte del Ducato della potente famiglia Montefeltro nel 1155, Urbino conobbe il proprio massimo splendore con il saggio Federico, alla cui corte lavorarono i più grandi artisti del tempo: da Piero della Francesca a Leon Battista Alberti, fino a Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini. Cuore e anima di Urbino, del suo paesaggio e del genio di tali illustri personalità è sicuramente il Palazzo Ducale, sede della Galleria Nazionale delle Marche.

Galleria Nazionale delle Marche - Veduta della Città Ideale, attribuzione incerta tra Luciano Laurana e Piero della Francesca (1480-1490 ?). Un simbolo del Rinascimento. L'edificio pubblico circolare è al centro; arretrato a destra l'edificio religioso. Sullo sfondo una vaga corona di colline. Unica presenza "viva" due piccioni sul cornicione del primo edificio a destra.

Nelle sue ampie sale si incontrano capolavori assoluti. Nella Sala delle Udienze, ad esempio, si trovano due opere di Piero della Francesca: La Madonna di Senigallia e soprattutto l'affascinante e misteriosa Flagellazione. Nella Sala degli Angeli, poi, troneggia la nota Veduta della Città Ideale, che incanta con la sua armonia e perfezione di spazio e prospettive. Vero emblema del Rinascimento. Ancora nella Sala degli Angeli possiamo ammirare Il Miracolo dell'Ostia Profanata di Paolo Uccello e nel Salotto della Duchessa l'enigmatico Ritratto di Gentildonna di Raffaello, nota come La Muta, con i suoi influssi leonardeschi.
I tesori di Urbino non si esauriscono nel Palazzo Ducale e passeggiando lungo le sue ripide vie si scorgono altri luoghi significativi. Dal Duomo, costruito da Francesco di Giorgio Martini nel '400 e rimaneggiato dopo un sisma da Giuseppe Valadier, alla casa nobile di Raffaello Sanzio, il più celebre figlio della città. Al primo piano dell'edificio si contempla la tenera ed intima Madonna col Bambino, per anni ritenuta opera del padre di Raffaello, Giovanni Santi, ma successivamente attribuita al talento del suo giovane figlio.

Per ulteriori informazioni sulle bellezze paesaggistiche, storiche e culturali della Regione Marche consultare il sito ufficiale di Marche Turismo e il Blog Destinazione Marche


Galleria Nazionale delle Marche - Ritratto di Gentildonna ( o La Muta ) di Raffaello Sanzio (1505-1509). Periodo fiorentino del pittore, con influssi leonardeschi.