Cronaca di un collasso annunciato. Le fragili fondamenta economiche non riescono a sopportare il peso del traballante edificio europeo, ma soprattutto la posticcia unità monetaria non riesce a mascherare l’assenza di un’autentica unità politica, il solo cemento che possa rendere stabile qualsiasi entità statuale. E ora, ogni tentativo di salvare l’euro è solo vano e crudele accanimento terapeutico.
Potremmo dire, citando la recente e ormai celebre intervista rilasciata dal controverso trader Alessio Rastani alla Bbc, che ormai “nessuno se la beve”. Niente è riuscito a dare una parvenza di credibilità alle strategie di uscita dalla crisi. Sono lì a dimostrarlo i moti di piazza in Grecia, il rischio fallimento che incombe sull’Italia, tacendo di Spagna, Irlanda e Portogallo. Un problema inoltre, non solo europeo. Globale è l’economia, infatti, e globale è il corto circuito che essa ha creato. E chi dovrebbe intervenire non ha voce in capitolo. “Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose” afferma Rastani nel cuore del suo intervento. “Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa questo pacchetto di misure di salvataggio e neanche importa ai grandi fondi di investimento”. Ignobile impostore che vede complotti dappertutto trasformando un’onesta banca d’affari nel simbolo della finanza che soverchia e calpesta l’interesse generale? Forse, ma guardandoci attorno per un secondo questo scenario potrebbe non apparire del tutto inverosimile.
E quando Rastani sottolinea che “Ai traders non importa che vi sia una situazione politica stabile e un’economia sana ma importa solo fare soldi”, rivelando candidamente, in relazione all’attuale drammatica situazione mondiale, “di andare a letto sognando una nuova recessione perché si possono fare molti soldi sui crolli finanziari” e soprattutto che “tutti possono farlo, sapendo come muoversi”, all’indignazione che deriva dall’apprendere in maniera così brutale le modalità di funzionamento del sistema, non può che seguire una lucida e onesta disamina del mondo che ci circonda e degli avvenimenti di questi ultimi anni, dai subprime in poi. Il coming out di Rastani, perciò, appare tutt’altro che fantasioso.
Se pensiamo alla situazione dell’Euro, infatti, abbiamo chiaro in mente che nessuna somma di denaro sarà mai sufficiente a sollevare dal baratro del debito gli Stati in crisi, e l’ostinazione suicida di chi intende proseguire sulla strada dei prestiti riuscirà solo a creare macigni ancor più grandi il cui peso andrà a gravare sulle spalle dei cittadini. Ma l’obiettivo non è salvare il popolo greco, e forse, poi, quello italiano, ma le maggiori banche continentali che hanno speculato sui debiti delle nazioni in difficoltà e ora rischiano di finire a fondo con queste. E tale operazione, come detto più volte, apertamente, da tutti gli “addetti ai lavori” del mondo economico e finanziario mondiale, verrà effettuata con soldi pubblici, ovvero di quelle popolazioni che stanno subendo sulla propria pelle le conseguenze di ciò che riempie di felicità la gente come Rastani.
Euro, finanza, banche, non sono elementi separati ma tasselli di un medesimo mosaico; sono componenti essenziali di un modello di sviluppo economico, quello occidentale, ormai adottato ob torto collo ovunque nel mondo. Si tratta quindi di mettere in discussione un’idea, non singoli aspetti. Cancellare un solo tassello non basta a rendere invisibile il mosaico. I giovani americani che poco tempo fa hanno protestato a New York, di fronte a Wall Street, non contestavano solo la borsa Usa, ma il simbolo e Sancta sanctorum di un sistema che ha sacrificato la politica, e con essa il concetto stesso di democrazia, sull’altare dei profitti e della libera circolazione del denaro e degli scambi. E c’è da credere che questo sia solo l’inizio. A quanto pare stiamo per arrivare a un crocevia della storia, e conviene fare attenzione a non farsi spingere sulla strada sbagliata.
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giovedì 13 ottobre 2011
LA FINE E L'INIZIO
mercoledì 21 settembre 2011
IL BARATRO IN FONDO AL TUNNEL
Scontri in Grecia contro il piano di austerità imposto dall'Europa
Spettatore di questa situazione è stato Timothy Geithner, Segretario al Tesoro americano, eccezionalmente intervenuto a un vertice riguardante solo il Vecchio Continente, segno dell'enorme preoccupazione che attanaglia gli Usa al pensiero che un tracollo greco possa scatenare un domino incontrollabile che finirebbe per coinvolgere anche l'altra sponda dell'oceano nonché, nell'immediato, che l'assenza di accordi tra le autorità europee su come fronteggiare la situazione ellenica possa indebolire ulteriormente l'euro sul dollaro, danneggiando l'export americano e impedendo a Washington una riduzione del proprio mostruoso debito pubblico.
Geithner caldeggiava l'implementazione dell'Efsf, il noto e finora inutile fondo salva Stati creato nel maggio 2010 per preservare la stabilità finanziaria dell'eurozona. La proposta era semplice: salvate la Grecia ad ogni costo con nuovi aiuti economici, in cambio delle "auspicate" riforme strutturali. Per tutta reazione agli inviti pro Grecia e pro Usa dell'ospite americano, favorevole anche alla ricapitalizzazione delle banche con soldi pubblici, i governi europei decidevano di rinviare il secondo prestito salva vita ad Atene di oltre un mese, ovvero dopo la morte del beneficiario. proviamo a fare il punto: se la Grecia fallisce crolla l'euro, trascinato a fondo anche dalla grande esposizione di tutte le maggiori banche europee nei confronti dei Paesi che stanno per fallire, ma il salvataggio degli ellenici, tralasciando poi gli altri piigs in analoga situazione e pronti a seguirne la scia, porterebbe comunque al dissanguamento dei Paesi virtuosi e, quindi, a una recessione e al crollo dell'euro. Comunque vada sarà un successo.
Si ha la netta sensazione che la festa sia finita e che nessuno dei partecipanti voglia mettere in ordine. Il colpo di genio è, quindi, far pulire coloro che non sono stati invitati. "L'idea è nata dai francesi", scrive Superbonus su Il Fatto quotidiano nel suo articolo Il cordone che ci strozzerà, "che vedendo in crisi le proprie banche hanno pensato di farle salvare a tutti e si sono mossi con Christine Lagarde che il 27 agosto ha chiesto una ricapitalizzazione delle banche europee con denaro pubblico", idea sposata anche da Geithner. Salvare l'euro non si può, quindi, ma gli istituti che hanno in pancia i titoli spazzatura dei piigs, sì. Con i soldi dei cittadini. "È la strada più corta per abbandonare gli Stati al proprio destino" prosegue Superbonus. "Una volta messo al riparo il sistema finanziario internazionale dal contagio saremmo lasciati soli". E così si stacca la spina al Club Med senza troppi rimpianti. Ma come si potrebbe governare poi un continente verosimilmente in preda al caos, se si verificasse un simile scenario?
"Per risolvere una crisi in cui l'impossibile diventa possibile" ci viene in aiuto nella risoluzione di tale enigma il noto e influente uomo d'affari e imprenditore George Soros con un articolo pubblicato sul New York Review of books , tradotto sul sito ComeDonChisciotte, "è necessario pensare l'impensabile. Non c'è alternativa" propone Soros "a dar vita a un tesoro europeo con il potere di tassare e quindi di dare in prestito, trasformando l'Efsf in un tesoro dai pieni poteri. [...] Il sistema bancario europeo dovrà essere ricapitalizzato e messo sotto una supervisione europea, distinta da quelle nazionali".
Ricapitolando: si salvano le banche con i soldi dei cittadini per poi lasciare i piigs al proprio destino e sfruttare la situazione di caos che ne deriverebbe per preparare l'opinione pubblica alla creazione di un organismo economico-finanziario sovranazionale e non elettivo, i cui provvedimenti e le cui scelte varranno in tutto il continente, oltre ogni governo. La fine della residua sovranità dell'Europa. "La battaglia finale fra mercato e democrazia rappresentativa sta per andare in scena" aggiunge Superbonus "I governi non hanno ancora un piano ma siamo sicuri che tra qualche giorno la parola nazionalizzazione delle istituzioni finanziarie non sarà più un tabù. Nelle prossime settimane assisteremo a un confronto epocale tra due idee diverse del mercato e della società". A quanto pare stiamo per arrivare a un crocevia della storia, e conviene fare attenzione a non farsi spingere sulla strada sbagliata.
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