lunedì 30 novembre 2015

TUSCOLO, SUI COLLI ALBANI LA BELLEZZA DEI MILLENNI




La caldera quiescente del Vulcano Laziale sembra contemplare le antiche vestigia, retaggio dei millenni in cui uomo e natura hanno camminato insieme, che ne ornano i profili frastagliati come diamanti incastonati in una corona. Uno di questi gioielli archeologici, avvolto dal verde abbraccio di boschi e prati che difficoltosamente, ancora, sopravvivono assediati dal cemento che infesta senza pietà tutta l'area dei Castelli Romani, è rappresentato dai resti dell'antica Tusculum, luogo di poesia e mito situato ad una manciata di chilometri a sud est della Capitale.
Le sue origini sono avvolte dalla leggenda, come scriveva lo stesso archeologo Maurizio Borda che curò gli scavi nel sito laziale dal 1952 al 1955: "Gli storici antichi ne attribuiscono la fondazione ai misteriosi Pelasgi, i poeti a Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe. Sesto Aurelio Vettore, scrittore del IV secolo, ritiene invece che la città sia stata fondata dal mitico Silvio, re di Albalonga".
Di certo l'area dell'acropoli era occupata stabilmente già a partire dall'Età del Ferro e alla sua ombra tutta la città crebbe fino a divenire una rivale pericolosa per la stessa Roma che, il 17 aprile del 1191, la distrusse completamente condannandola all'abbandono.
I primi scavi archeologici iniziarono con Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone, nel 1804 e proseguirono con l'apporto dei grandi studiosi Luigi Biondi prima e Luigi Canina poi. Fino ad arrivare alla metà del 1900 e agli interventi del Borda. Dal 1994 infine è la Escuela Espanola de Historia y Arqueologia en Roma ad occuparsi del sito.
Oggi il sito è visitabile con guida anche grazie agli sforzi del Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus, che da vent’anni svolge questa attività nell’area archeologica collaborando anche allo scavo ed al recupero dell’antica città latina e della città medievale.
Paesaggio e arte si parlano con la voce del vento tra gli alberi nei boschi dei Colli Albani, mentre il vulcano assopito non smette di contemplare la bellezza nata alle proprie pendici.


Tusculum, Teatro
 

Nessun commento: